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sabato 24 aprile 2021

Milva, Bella Ciao

 

L'avevo invitata qualche anno fa a partecipare alla manifestazione sindacale "sapere per contare" sul diritto allo studio permanente.

Insieme all'amico Vittorio Forelli, alla facoltà di scienze politiche.

Aveva accettato con entusiasmo e si era unita a noi nella giornata, con una semplicità disarmante. Ho un bel ricordo di lei.

Tiziano Riverso




A Milva

canti ed è un dono, un dono di te, come dev’essere

ti spogli di tutto, per arrivare al cuore, offerto a fior di labbra

non il corpo, non il sangue, in questa eucaristia: il cuore

nudo, cerca il tuo a occhi chiusi, per un piccolo bacio

un piccolo, indelebile, segno rosso

Fabio Magnasciutti

Alla mia maniera, ricordando una grande interprete....

#Milva

Pierpaolo Perazzolli


Il 17 luglio 1939 (età 81 anni) è nata a Goro in provincia di Ferrara , Milva, pseudonimo di Maria Ilva Biolcati, cantante e attrice teatrale italiana. Popolare in Italia e all'estero, ha trionfato sui palcoscenici di gran parte del globo, ottenendo particolari consensi, oltre che in Italia, soprattutto in Germania.
Carrera Arcangelo



La falce nera è calata ieri su Milva, indimenticabile voce di tante ballate… Così la ricorda Carlodicamillo Cadica, in arte Cadica. Ca DiCa #milva #bellaciao #brecht #ballatadimackiemesser #satira #vignette

Interpretare è amare.
Milva
Umberto Rigotti

Certi disegni li devi fare arrabbiati.
Milva 🖤
Marianna Balducci



Ilaria Guidantoni:

Addio Milva 

“Oggi ci ha lasciato Milva, uno strappo doloroso per il Piccolo Teatro di Milano e per la sua memoria. La sua voce indimenticabile, inconfondibile, luminosa e incisiva come il soprannome che indossava con eleganza, ha tracciato un capitolo importante della storia della musica e del teatro italiano, colorandolo del rosso della sua chioma e della sua incandescente personalità”.

Claudio Longhi

Il nome di Milva, per il Piccolo, è strettamente intrecciato a quello di altri due giganti: Giorgio Strehler e Bertolt Brecht. Milva, tra gli anni Sessanta e Settanta, è in scena accanto a Strehler tre volte, nelle successive edizioni di Io, Bertolt Brecht (1966/67; 1974/75; 1979/80).

Ma è soprattutto nella seconda, straordinaria edizione de L’opera da tre soldi del 1973 che fa apprezzare a pieno il suo talento di cantante e attrice, accanto a Domenico Modugno, Giulia Lazzarini, Giancarlo Dettori, Adriana Innocenti, Gianni Agus.

I songs brechtiani si dimostrano particolarmente adatti al suo timbro vocale e alla sua forte personalità di donna e di artista: sempre sotto la guida di Strehler, in Italia e all’estero, per tutti gli anni Ottanta, sono numerose le occasioni in cui ha modo di dare prova del proprio talento, fino ad essere unanimemente riconosciuta l’interprete italiana per eccellenza di questo autore. 

Nella stagione 1995/96, in occasione del Festival Brecht del Piccolo Teatro, Strehler crea insieme a Milva un nuovo recital brechtiano, Milva canta un nuovo Brecht: non sempre splende la luna, privilegiando le poesie e le canzoni più delicate, intimiste, sofferte e riflessive dell’autore: entrambi le reputano più consone al periodo storico che si trovano a vivere e alla propria mutata dimensione interiore.

Milva prosegue la propria relazione con il Piccolo condividendo con il Teatro due sue altre grandi passioni, tanto diverse, quanto esemplificative della sua umanità, della sua cultura e della sua curiosità verso il mondo: Astor Piazzolla, di cui, sotto la guida di Filippo Crivelli, porta in scena un memorabile recital nel 1996/97, ripreso con successo anche successivamente, e Alda Merini, alla quale dedica Milva canta Merini nella stagione 2004/05, diretta da Stefano de Luca e accompagnata al pianoforte da Giovanni Nuti. Nella stagione 2005/06 torna a interpretare Brecht, questa volta con Cristina Pezzoli a dirigerla nel nuovo appuntamento con l’autore di riferimento.

La camera ardente sarà allestita nel foyer del Piccolo Teatro Strehler, martedì 27 aprile, dalle ore 9.30 alle ore 13.30.

I funerali seguiranno in forma strettamente privata.

Milano, 24 aprile 2021

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mercoledì 10 febbraio 2021

#O2Brasil emergenza ossigeno nella foresta amazzonica.

 

#O2Brasil #helpbrasil

Nico Comix


#O2Brasil #helpbrasil

L'amica Nicoletta Santagostino in arte Nico Comix è stata contattata, nei giorni scorsi da un amico (virtuale) anche lui disegnatore. Alexander è brasiliano e la conversazione è andata a toccare ovviamente l'argomento covid e Bolsonaro. La politica negazionista del presidente del Brasile sta condannando a morte la popolazione per covid. Negli ospedali manca l'ossigeno e tale assenza è da imputare allo stesso Bolsonaro. La satira politica non è facile da fare, specie se poi in quel paese vieni incarcerato quando critichi il governo.  Ha così deciso, di aiutare e denunciare con la sua matita, coinvolgendo molti vignettisti amici con i seguenti tag #O2Brasil e #helpbrasil ed io ho aderito raccogliendole e pubblicandole qui sul blog. 

I giornali italiani, ne hanno si parlato, ma non prestano più molta attenzione alla loro situazione e non vogliamo che cada nel dimenticatoio. Parliamo tanto della variante brasiliana Covid, che è più pericolosa, senza pensare alle persone malate, morte. Le vittime, purtroppo hanno già già superato i 230.000 in quel paese. Bolsonaro dice che è una banale influenza e nega la necessità di portare la mascherina, di procurare bombole di ossigeno per i malati e colmo dei colmi ha comprato latte condensato.


"A Manaus, il sistema sanitario della città è crollato due volte durante la pandemia e le morti sono raddoppiate tra dicembre e gennaio, spingendo il governo locale ad annunciare piani per aprire 22.000 nuove tombe. Ma gli ospedali e le cliniche in Brasile non sono affatto gli unici a lottare per le forniture di ossigeno."

"Il susseguirsi di errori che hanno portato alla crisi dell'ossigeno a Manaus La mancanza di coordinamento tra le autorità, la reazione lenta e gli incentivi alla circolazione delle persone mentre circolava una nuova variante facevano esaurire l'aria negli ospedali. Il pubblico ministero indaga sulla responsabilità delle morti."

"La mancanza di ossigeno medicinale a Manaus, che ha causato la morte di diversi pazienti covid-19 e ha costretto il trasferimento di dozzine in altri stati, ha scioccato il Brasile e altri paesi mostrando persone che muoiono di asfissia nel mezzo della foresta che produce ossigeno abbondante."

Alexandre


Alagon




EnneEsse



Durando



Kutoshi Kimino
Ca DiCa



Luca Garonzi



Paolo Lombardi
Paolo Lombardi
Paolo Lombardi

PEPPAFE'


Tomas



SPARATRAP

Bolsonaro 
GIO / Maria Grazia Quaranta






Maarten Wolterink

17 gennaio 2021

Mancanza di ossigeno a Manaus, Brasile

Persone che muoiono di COVID-19 negli ospedali di Manaus. Solo a causa della mancanza di ossigeno liquido. Nel frattempo Bolsonaro e il suo governo non hanno un piano di vaccinazione e consigliano la clorochina come medicinale.




Gerard Alsteens (GAL)

8 gennaio 2021

Crisi Covid 19 Brasile

Il presidente brasiliano Bolsonaro ha causato molti morti sulla sua coscienza minimizzando il virus covid19.



Amorim

3 febbraio 2021

Bolsonaro contro i vaccini



VERY HAPPY BOLSONARO

Marian Kamensky

23 gennaio 2021

MOLTO FELICE BOLSONARO




Para 46%, João Doria faz mais que Bolsonaro contra Covid-19 / Datafolha

Dalcio



Dalcio



Aleco




Thiago Lucas

martedì 8 dicembre 2020

Ciao Lidia

 

Ciao Lidia

GIO


“Balzare fuori con il petto offerto al piombo nemico” viene consigliato da chi sta seduto bene al caldo, ma sei tu che offri il petto: tu sei in trincea e loro restano a scrivere a casa. Noi volevamo “resistere”»

 Lidia Menapace 💓


Addio Lidia Menapace, la staffetta partigiana che fu pacifista in guerra.

È morta stanotte nella sua Bolzano: solo il Covid l’ha piegata, in gioventù è sfuggita più volte ai nazisti e ai fascisti. Ex senatrice, è stata comunista, giornalista, femminista.




Ciao #Lidia 🌹

Vauro


Lidia Menapace, la staffetta partigiana strenua combattente sempre in difesa d’un ideale, questa volta non ce l’ha fatta. La sua presenza ci mancherà, ma non il suo spirito! Così Carlodicamillo Cadica, in arte Cadica. Ca DiCa #lidiamenapace #staffettapartigiana #anpi #partigianasempre #rip #satira #vignette


Lidia Menapace ci ha lasciato, ma non senza passaggio della guardia... Così Nicoletta Santagostino, in arte Nicocomix Nicoletta Santagostino #lidiamenapace #anpi #staffettapartigiana #antifascismo #resistenza



* *




Quando nel 2015, fu deciso di pubblicare il libro "Festa d'Aprile" da parte di Chiara Tempesta Cazzato per rendere omaggio al 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo; fu un momento di grande partecipazione e di grandi ed emozionanti esperienze di molta parte degli autori, girando l'Italia per presentare il libro di piccole storie partigiane scritte e disegnate. In quell'anno, spesso abbiamo avuto l'occasione di incontrare chi aveva realmente partecipato in prima persona a fare "la grande Storia"; in questo caso ci fu l'incontro con la piccolagrande staffetta partigiana Lidia Menapace, di cui conserveremo il ricordo commovente della sua indomita presenza e fermezza .Oggi più che mai, "Ora e sempre W la Resistenza!"
Luana Valle Alice Merlo Tiziano Riverso Sergio Negri Vittorio Forelli



PARTIGIANI E NO, LIDIA MENAPACE  
Non appena ho saputo che Lidia Menapace, colpita dal Covid, è stata ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Bolzano, ho scartabellato nel mio archivio. Ho ritrovato un articolo pubblicato in seconda pagina il 7 luglio 1968 dall’Unità, quotidiano del Partito comunista italiano, all’epoca diretto da Maurizio Ferrara ed Elio Quercioli. L'articolo, firmato Gianfranco Fata, dà notizia dell'addio della dirigente Dc Lidia Menapace al suo partito e illustra brevemente le motivazioni dello strappo. Un gesto di coraggio che sarebbe costato a Menapace il posto di docente alla Cattolica di Milano e le cariche nella Democrazia cristiana. Una scelta morale dettata dalle sue convinzioni e maturata nell'anno in cui non ci si poteva permettere il lusso di tentennare. 
Sullo stesso giornale, poco più di un mese dopo, l'alto dirigente del Pci Giorgio Napolitano, si piegherà contorcendosi alla ragion di Stato mettendosi la coda tra le gambe. Dello Stato sovietico, non italiano. Balbettando impercettibili obiezioni, approverà infatti l'invasione di Praga da parte dei carri armati del Patto di Varsavia. Il futuro presidente della Repubblica italiana non aveva ancora imparato a manifestare l'alto e protervo magistero in cui si sarebbe in seguito specializzato e di cui è oggi maestro indiscusso. Dando ampia prova di incapacità e paura a pensare con la propria testa. 
Menapace (96 anni) e Napolitano (95 anni), sono pressocché coetanei, ma più diversi non potrebbero essere. Le loro storie sono quelle della donna coraggiosa che prese le armi contro il fascismo e del posapiano che aspettò la fine della guerra e del fascismo prima di iscriversi al Pci e la cui più nota e ingegnosa qualità è stata quella di adeguarsi a non importa quale tipo di establishment, in cieca obbedienza al motto latino Quieta non movere et mota quietare. 
E ora l'articolo dell’Unità.  
Un'altra significativa manifestazione del dissenso cattolico 
Perché si è dimessa dalla Dc la professoressa Lidia Menapace   
Bolzano, 6 luglio 
La professoressa Menapace, con una lettera indirizzata all'on. Mariano Rumor, (esponente dc, allora ministro dell'Interno, ndr) si e dimessa dalla DC. Questa la notizia che, diffusasi ieri, viene giustamente definita dalla stampa locale come un clamoroso episodio politico e giudicata non inattesa.
La professoressa Menapace è senz'altro la più autorevole esponente della DC altoatesina. È assistente presso l'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano ed e stata militante attiva della Dc, dove ha ricoperto cariche assai importanti, sia in campo provinciale che nazionale. Con l'ultimo congresso della DC era entrata a far parte del Consiglio nazionale del partito quale rappresentante della corrente di sinistra. Consigliera regionale e provinciale, era vice capo- gruppo consiliare alla regione e aveva ricoperto la carica di assessore alla Sanità nella giunta provinciale di Bolzano. 
La presenza politica della signora Menapace in Alto Adige è stata contrassegnata dal più intransigente antinazionalismo e antifascismo (partecipò alla Resistenza nel Novarese come partigiana combattente) e questo non e un rilievo di poco conto, se si pensa che nella stessa DC altoatesina si annida una forte corrente nazionalista, che non esita a porsi in posizione concorrenziale nei confronti degli stessi fascisti del MSI. 
Temperamento aperto dialogo e al nuovo. la professoressa Menapace era stata nel passato colpita da provvedimenti disciplinari per avere partecipato ad alcune manifestazioni unitarie per la pace nel Vietnam, per la Grecia, per aver sottoscritto una petizione per la rimozione dei monumenti e degli emblemi fascisti. In occasione delle manifestazioni studentesche degli ultimi tempi ella aveva solidarizzato con gli studenti, sia presso l'Università dove insegna, sia a Bolzano, quando, in occasione della protesta degli studenti contro il ministro Gui, non aveva esitato a partecipare al sit-in e alla discussione improvvisati dagli studenti in polemica col ministro. 
E infine la decisione definitiva, la rottura con la DC, motivata in un lungo e circostanziato documento di una ventina di cartelle. Risultato di una scelta a lungo meditata, espressione di un fermento che non investe solo un singolo ma e sintomo di un profondo disagio che investe larghi strati del movimento cattolico. Le argomentazioni addotte nel documento che motiva le dimissioni della professoressa Menapace sono di ordine politico e religioso, ma ci sembra che il nocciolo della scelta stia in queste righe: «L'insofferenza che viene espressa dura da molto tempo, ma ho sempre cercato di dominarla, per non prendere decisioni di carattere emotivo o reattivo per le quali si potevano avvertire spinte consistenti e oggettivamente importanti, dagli scandali impuniti all'utilizzo della religione, dal rovesciamento del significato del centrosinistra alla cattura di giovani con i miti tecnocratici, con i miti di una falsa modernità. Ma proprio il timore di continuare ad appartenere a uno schieramento che falsamente dichiarandosi religioso e moderno continua a catturare dei giovani, eventualmente servendosi dei propri impotenti gruppi di sinistra (allude alla sinistra interna alla Dc, ndr),  è uno dei motivi profondi di disagio, è una delle cause di questo strappo».
Ivano Sartori 2/12/2020


#Zaki #LidiaMenapace e la #nonviolenza.
Andiamo.
Mauro Biani


Addio a Lidia Menapace, dalla Resistenza al pacifismo 
Lidia è stata una figura straordinaria, che ha fatto parte integrante, infaticabile e sempre  originale, della storia de il manifesto. Fin dal 1969, quando la sua storia di cattolica dissidente – uscita con lettera polemica dalla Democrazia cristiana – si incrociò con il gruppo che veniva radiato dal partito comunista per posizioni considerate troppo di sinistra.
Luciana Castellina, Lucio Magri, Filippo Maone, Eliseo Milani, Valentino Parlato, Luigi Pintor, Rossana Rossanda – tra gli altri- divennero le compagne e i compagni di una lunga parte della sua vita.
Era stata la prima donna a diventare assessora ai servizi sociali nella provincia di Bolzano nel 1964, ma si trasferì presto a Milano dove assunse un incarico presso l’università cattolica, che non le fu rinnovato per motivi politici.
Il movimento del ’68 la coinvolse, infatti, profondamente. Partecipò alle diverse iniziative della contestazione cattolica, nonché ai moti studenteschi e operai.
Fu naturale per lei, dunque, ritrovarsi con gli omologhi eretici di un’altra chiesa. E proprio quelle peculiarità contribuirono a fare de il manifesto (il quotidiano e il partito che si chiamò poi Pdup per il comunismo) un’esperienza profonda e complessa. Si realizzò la congiunzione della critica organica del sistema capitalistico con le parzialità dei movimenti o dei comunisti che non sapevano di esserlo, come diceva Lidia.
Fu consigliera comunale di Roma, venne eletta alla regione Lazio, divenne responsabile dell’unione donne italiane, entrò nel 2006 in senato, dove rimase in una legislatura tesa e conflittuale.
Doveva essere, portandovi le istanze pacifiste, presidente della commissione difesa. Ma le venne preferito il De Gregorio diventato noto per vicende giudiziarie. Nel frattempo, dopo non aver seguito la confluenza del Pdup nel Pci a fine del 1984, si era avvicinata a Rifondazione comunista, nelle cui fila è rimasta fino ala fine.
Difficile fare la sintesi di una vita così intensa. Ci si dovrà tornare con maggiore accuratezza.
Tuttavia, è importante ricordare subito almeno due dei fili conduttori di un’esperienza teorica e pratica grandissima: l’impegno nell’universo femminista, di cui costituì un fondamentale riferimento; l’impegno nell’associazione nazionale partigiani, al cui comitato nazionale partecipò fin dal 2011.
Giovanissima era stata un’attivissima staffetta partigiana. E, non a caso, forse il suo ultimo intervento pubblico si tenne proprio nella riuscita manifestazione virtuale dello scorso 25 aprile.
Ci stringiamo ai suoi cari, alle compagne e ai compagni che l’hanno seguita fino all’ultimo, alle tantissime persone che l’hanno ritenuta la riterranno sempre un figura straordinaria. Un esempio. Espressione di una politica bella e probabilmente irripetibile, che Lidia ha contribuito a rendere ancora più bella.
(il collettivo del quotidiano il manifesto, 7 dicembre 2020)