domenica 29 novembre 2020

Festival di Tolentino: "La Stupidità"

Solo due cose sono infinite:
l'universo e la stupidità umana.
Riguardo l'universo ho ancora dei dubbi.
Albert Einstein


Il teatro Vaccaj di Tolentino è tornato il palco di Biumor.

 Il Festival dell’Umorismo quest’anno costretto, inevitabilmente dalla pandemia, a fare a meno della vicinanza fisica del proprio pubblico, si è esibito con due serate online. 

 Biumor, in programma sabato 28 e domenica 29 novembre con due Philoshow Web.

  Il primo, Cretinetti – Filosofia del cialtronismo all’italiana, sabato 28 novembre, ha rappresentato un viaggio nella commedia all’italiana per affrontare con leggerezza, intelligenza, e humour (sì, intelligenza e humour vanno insieme) la produzione di quel decennio di cinematografia che ha plasmato l’esistenza del cittadino italiano contemporaneo.

 La seconda è stata, invece domenica 29 novembre, 
con il Philoshow Webeti – Filosofia della stupidità 2.0.
 “I social hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”: è il feroce attacco di Umberto Eco al mondo del web, scagliato nel 2015 ricevendo la laurea honoris causa in Comunicazione all’Università di Torino. 
 Questo sentire sarà un prezioso spunto per il secondo Philoshow di Biumor 2020, un percorso tra discipline e arti capace di scandagliare tutte le varie sfaccettature dello stupido dei giorni nostri. Sfruttando proprio il mezzo online per riflettere sulle nuove culture digitali. Alla direttrice artistica di Popsophia Lucrezia Ercoli si sono affiancati molti filosofi ospiti.
 Il 28 novembre Tommaso Ariemma, Cesare Catà, Gabriele Ferraresi, Ilaria Gaspari, Andrea Panzavolta, Salvatore Patriarca, Simonetta Sciandivasci, Marcello Veneziani; il 29 novembre, Alessandro Alfieri, Angela Azzaro, Ugo Berti, Andrea Colamedici, Riccardo Dal Ferro, Maura Gancitano, Vera Gheno, Domitilla Pirro, Simone Regazzoni. 






 Molto belle, in pieno stile filosofico-musicale, le esecuzioni dal vivo dell’ensemble Factory, con una scaletta di brani popolari della musica italiana.
Philoshow Webeti – Filosofia della stupidità 2.0
Lo spettacolo inizia dal 30 minuto.

https://popsophia.com/
https://www.biennaleumorismo.it/it/1/


PS: La vignetta del manifesto del Festival è di Jean Gourmelin, con la quale l'artista partecipò alla IV biennale dell'Umorismo dell'Arte nel 1967, e che fu menzionata per il suo forte impatto. Le due figure che sorreggono la scala vanno (paradossalmente)in direzione opposta, finendo inevitabilmente per scontrarsi all'infinito. Una scala che non porta da nessuna parte, che non viene portata da nessuna parte. Quest'anno ricorre il centenario della nascita di questo artista francese, "un vignettista di concetti, sogni ad occhi aperti e allegorie enigmatiche"(Le Monde). 

giovedì 26 novembre 2020

25 novembre Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne - 2020


Grido di Donna

Gio / Mariagrazia Quaranta





Qualche tempo fa un distinto signore, fra l’altro un grande artista da cui mi sarei attesa sensibilità e compartecipazione, mi ha rimproverata di disegnare troppo spesso le donne come vittime della violenza maschile. Non ne poteva più (…lui!) di questa raffigurazione della donna come vittima, a suo dire fuori tempo, fuori contesto, perché “lui, di donne in quella situazione non ne aveva mai incontrate e anche fra le coppie di sua conoscenza, uomini e donne avevano un rapporto paritetico e solidale”.

Un po’ come se io dicessi, siccome mangio tutti i giorni, non credo che qualcuno possa morire di fame...

Inutile replicare, l’arguto e gentile signore dal machismo ben dissimulato, ha chiuso la conversazione salutando ed eliminandomi dalle sue amicizie (social). Poco male si dirà. In realtà, anche atteggiamenti di questo tipo, certo in misura diversa, sono parte del problema.

Se proviamo ad analizzare oggettivamente, dati alla mano, il dramma della violenza sulle donne, scopriremmo che in Italia, per esempio, in periodo di lockdown, gli omicidi sono diminuiti ma i FEMMINICIDI sono aumentati: è stata uccisa UNA donna ogni DUE giorni.

La violenza non è però legata all’emergenza, è strutturale.

Come spiega la filosofa Giorgia Serughetti oggi su Domani, “la violenza che colpisce ad ogni angolo del globo è una pandemia che dura da millenni. A farne le spese sono donne di ogni nazionalità, condizione sociale, livello di istruzione o professionale. A commetterla sono uomini comuni, quelli di cui il vicino di casa dice ‘salutava sempre’, o di cui i media celebrano le virtù di ‘imprenditore di successo’. (...)

La violenza sulle donne da parte dei loro “uomini normali” è anche una scelta politica.

Durante la pandemia il fenomeno della violenza contro le donne si è aggravato a causa delle misure di confinamento, ma le istituzioni si sono mosse tardi e con difficoltà. Nella Giornata internazionale del 25 novembre, il bilancio dell’anno mostra una preoccupante sottovalutazione del fenomeno.”

#25Novembre #Domani #GiorgiaSerughetti #femminicidio #InternationalDayfortheEliminationofViolenceagainstWomen

MarilenaNardi #NoMoreViolenceAgainstWomen 



 



Giornata mondiale contro la violenza sulle donne International day for the elimination of the violence against women #courrierinternational #cartooningforpeace #cartooningforsolidarity

Marco De Angelis




wouldn’t it be good to be in your shoes

even if it was for just one day?

Magnasciutti


Dedicata a tutte le piccole e grandi principesse che vivono le storie scritte da altri, rinchiuse nelle torri in balia di draghi violenti e sempre in attesa di un principe che le salvi.

Dedicata alla mia bambina, perché possa scrivere da sé la sua storia e perché possa sempre trovare in sé la forza di scendere da qualsiasi torre.

#iodicono alla violenza sulle donne

Alagon



La cosa brutta delle “giornate” è che durano solo una giornata. E che molti non la rispettano neppure per 24 ore

#giornatacontrolaviolenzasulledonne #vignetta #donne #noviolenza

Lele Corvi




 Confesso di avere qualche riserva sull'efficacia di queste "giornate". 

Anche perchè ormai ogni giorno ce n'è una che ovviamente porta a far dimenticare l'argomento della precedente che invece, normalmente, dovrebbe essere ricordato in tutti i giorni dell'anno.

Ma in ogni caso voi, carissime, state sempre attente!

Gianfranco Uber



Il mio pensiero va a Marilena Nardi, una grande artista che spesso si confronta con piccoli uomini, in tutti i campi una donna di successo da fastidio a tanti maschietti anche nel mondo della satira, ma spesso si tratta di invidia.

Paolo Lombardi



#giornatacontrolaviolenzasulledonne

Averi.

Mauro Biani



Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

#25novembregiornatamondialecontrolaviolenzasulledonne #violenzadigenere

Durando




Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

#25novembregiornatamondialecontrolaviolenzasulledonne #violenzadigenere

Anne Derenne



#GiornataControLaViolenzaSulleDonne #femminicidi #25novembre #25novembre2020 #25Nov #panchinerosse #satiraneurodeficiente #noallaviolenzasulledonne #stopviolenceagainstwomen #IChinson

Mario Airaghi




Mario Bochicchio



25 novembre 2020 - Giornata Mondiale Contro La Violenza Sulle Donne. "Questo NON è Amore!" By Chenzo, www.chenzoart.it #giornatainternazionalecontrolaviolenzasulledonne #stopallaviolenzasulledonne #nonstozitta #25novembre #noallaviolenzasulledonne #chenzo

Lorenzo Bolzani - Chenzo.



Al di la dei sentimenti, quanti sbagli abbiamo commesso e commettiamo noi maschi...il bardo pero' gia' lo sapeva...

Tiziano Riverso

PS: la poesia molto probabilmente non è del bardo ma di un lavoro teatrale italiano ma quel che contano sono le parole, non l'autore!




Antonio Gallo


Oggi è la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne, obiettivo ancora molto lontano per tutti i Paesi del mondo.

Solo in Europa, 1 donna su 10 ha subito una qualche forma di violenza sessuale. Quando finirà? 

#25novembre #iolochiedo





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25 novembre 2019

sabato 21 novembre 2020

Le scuse del ministro Dario Franceschini al Museo del Fumetto WOW di Milano

Il ministro Dario Franceschini ha telefonato nei giorni scorsi direttamente al direttore del nostro museo WOW e presidente della Fondazione Franco Fossati. Il contenuto della telefonata è ben sintetizzato nel tweet che il ministro ha inviato subito dopo. Luigi F. Bona e la Fondazione stanno inviando un comunicato stampa che va nella stessa direzione ed esprime la speranza che lo spiacevole incidente segni invece l'inizio di una buona collaborazione tra la nostra realtà (e con essa l'intero mondo del fumetto e il suo intorno) e il Ministero che tutela i Beni e le Attività culturali, risolvendo con il buonsenso tanti nodi burocratici. +

  Coronavirus, Franceschini: altri 17 milioni per il ristoro dei musei non statali, incluse realtà finora non beneficiarie e fondi anche per il Museo del Fumetto di Milano 
 Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha firmato un decreto che destina ulteriori 17 milioni di euro per il ristoro dei musei non statali e soddisfare così integralmente tutte le richieste di ristoro pervenute. Prosegue così l’azione di sostegno nei confronti di importanti istituzioni culturali private fortemente danneggiate dall’emergenza sanitaria includendo diverse realtà finora escluse, tra le quali il Museo Fumetto di Milano, spazio WOW. “I fumetti sono arte e il MiBACT in questi anni ha sempre lavorato per valorizzarli”, ha dichiarato il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, anticipando il provvedimento e ribadendo così il proprio impegno nel riconoscimento di una forma di espressione culturale e creativa. Prosegue in questo modo il percorso avviato nel 2018 con il progetto Fumetti nei Musei, che ha portato alla realizzazione di una collana di 51 albi in cui alcuni tra i principali fumettisti italiani hanno raccontato, con tratto creativo e originale, diversi musei statali e ha dato vita al primo Fondo statale del fumetto, custodito all’Istituto Centrale per la Grafica. Fumetti nei Musei è stato anche lo spunto per la realizzazione di tre mostre dedicate al linguaggio del fumetto ed è stato anche uno tra i progetti di punta selezionati dal Ministero per gli affari esteri e la cooperazione internazionale per la XX settimana della lingua italiana, appena conclusa con successo con la realizzazione di webinar, mostre e l’invio di 1.300 copie della collana alle biblioteche degli istituti di cultura italiana nel mondo. L’azione di valorizzazione culturale del fumetto intrapresa dal MiBACT passa anche attraverso i due tavoli istituti dalla Direzione generale creatività contemporanea, per quantificare il valore delle tante manifestazioni attive in Italia, e dalla Direzione generale biblioteche e diritto d’autore, per la ricognizione del patrimonio fumettistico custodito nelle biblioteche statali. Importanti anche le azioni a sostegno delle principali fiere del fumetto che si svolgono in diverse città italiane e ciò che si sta facendo per verificare gli impatti della pandemia su di un comparto articolato in diverse professionalità, al fine di poter sostenere tutti coloro che partecipano alla realizzazione di un fumetto. Infine, il MiBACT partecipa con un finanziamento la realizzazione del museo del fumetto di Lucca. Roma, 
13 novembre 2020 Ufficio Stampa MiBACT


Ma cosa era successo: 

 Lo spiega il direttore Luigi Bona:
Intanto un burocrate romano ci ha appena dichiarato che WOW Spazio Fumetto - Museo del Fumetto di Milano "non rientra tra i musei e luoghi della cultura che espongono beni culturali" in quanto "luogo espositivo di cose prive della qualità di bene culturale" (alla faccia di tutti i nostri riconoscimenti anche formali, in barba alla Regione Lombardia e al Comune di Milano, e con un bel messaggio per tutte le realtà culturali italiane - come gli Uffizi - che evidentemente si stanno sbagliando). Quindi non abbiamo possibilità di fruire del minimo Fondo emergenza (questa è la sostanza della dichiarazione) stanziato in agosto dal Ministero. Siamo comunque solidali con le altre realtà in difficoltà anche se fruitrici di quel contributo.

Intanto un burocrate romano ci ha appena dichiarato che WOW Spazio Fumetto - Museo del Fumetto di Milano "non rientra...

Pubblicato da Luigi F. Bona su Domenica 8 novembre 2020
La notizia è stata ripresa da tanti giornali e tv, le proteste sono state tante e così per fortuna il ministro è intervenuto e la questione si è risolta. 

Si perchè i fumetti sono arte. 

“Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese” scrisse una volta Umberto Eco

 Umberto Eco fu uno dei primi ad analizzare in modo approfondito, con i suoi pro e contro, il fumetto, arrivato ad essere considerato col tempo la nona arte. Umberto Eco, semiologo, filosofo e scrittore italiano scomparso recentemente, ha lasciato in eredità ai posteri milioni di spunti di riflessioni e, con la sempre più crescente popolarità del fumetto, è impossibile non prendere in considerazione il saggio “Il mito di Superman”, contenuto nella raccolta Apocalittici e Integrati. Già nel ’64 Eco, analizzando attentamente quello che era al tempo la figura iconica dei supereroi (Superman) e contestualizzandola con i bisogni, gli usi e i costumi di una società inevitabilmente in fase di cambiamento, riuscì a carpire la grande potenzialità comunicativa e a catalogare il fumetto nella concezione generale di “cultura di massa”. Analizzando Superman, alieno originario del pianeta di Kripton (dove è conosciuto col nome di Kal-El) e che vive sulla terra “camuffato” da giornalista sotto le mentite spoglie di Clark Kent, lo scrittore introduce il nuovo concetto di mito il quale, per essere tale e ben identificabile dalla società, deve avere caratteristiche divine, inserite però in un contesto comune e familiare, quotidiano. Ecco che allora il mito “scende sulla terra” e viene abbassato a livello dei comuni mortali: Clark Klent diventa così un giornalista alle prese con l’esuberante personalità della collega Lois Lane, con la quale ha un conflitto di amore-odio che gli provoca inoltre pene d’amore. Il concetto fondamentale che emerge dall’analisi di Eco è però il meccanismo inconscio che scatta nella massa, dettato dalla cognizione del tempo che le avventure supereroistiche hanno: nelle avventure non c’è nessuna continuità, perché questo vorrebbe dire “usare” il mito (il personaggio in questione), spingerlo un passo in avanti nella strada verso l’invecchiamento e la morte. Non esiste più un concetto di tempo lineare, non esiste più una programmazione del futuro poiché il flusso del tempo scorre interamente nel presente . In questo modo, la massa può essere influenzata nella decisione di qualunque azione programmata e convinta che, se avesse potuto, le azioni in questione sarebbero state comunque scelte e fatte. La critica mossa da Eco (che di fumetti fu un grande appassionato, come testimoniato dalla celebre frase “Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi”) è figlia di un’analisi sociologica del tempo che, forse involontariamente (o no) ha influenzato tutti gli universi fumettistici dei supereroi. Da tempo ormai le Continuity (gli archi narrativi dedicati a ogni supereroi) sono corpose, lineari, fatte di morti improvvise e colpi di scena che dimostrano l’evoluzione di “miti” ormai rivisitati sotto un’altra prospettiva. Allo scrittore va data, oltre che la gratitudine eterna per l’apporto letterario, sociale e filosofico donato al nostro paese (e non), anche il merito di aver spianato la strada all’ascesa di un fenomeno di massa che, passo dopo passo, si è meritato l’attenzione della critica fino ad essere considerato, finalmente, la nona arte.

venerdì 20 novembre 2020

Parmigianina DOP

 20/11/2020

Parmigianina DOP

© GIO Maria Grazia Quaranta



Mi ha fatto la mia mamma

Persone male informate

o più bugiarde del diavolo

dicono che tu sei nata

sotto a una foglia di cavolo.

Altri maligni invece

sostengono senza vergogna:

Sei venuta al mondo

a bordo di una cicogna.

Se mamma ti ha comperato

come taluni pretendono

dimmi: dov’è il negozio

dove i bambini si vendono.

Tali notizie sono

prive di fondamento,

ti ha fatto la tua mamma

e devi essere contenta.

(Gianni Rodari)


Ben arrivata Nora Beatrice! 💖😍

Auguri piccola di una vita felice piena di soddisfazioni ed anche un po' di Humor 😉

e di aenigmistica ▩

lunedì 16 novembre 2020

Sergio Tessarolo disegna i vincitori delle elezioni americane (vignette)

 

Kamala Harris e Joe Biden 46° presidente eletto degli Stati Uniti d'America
Sergio Tessarolo

Trump e Joe Biden 
Sergio Tessarolo






Breve BIOGRAFIA  


- Diplomato all'Accademia di Belle Arti di Venezia;
- Partecipa a vari Concorsi Nazionali e Internazionali di Grafica Umoristica;
- Premio Internazionale UMORISTI A MAROSTICA 2013
- Gran Prix HUMOR A GALLARATE 2013;
- 2° classificato al Concorso Nazionale CANEVA RIDE 2014;
- Segnalato al 38° Campionato Italiano della Bugia 2014;
- 1° Premio Concorso Internazionale CANEVA RIDE 2015;
- 1° Premio 39° Campionato Italiano della Bugia 2015;
- Premio Speciale e Menzione Speciale della Giuria Humor a Gallarate 2016;
- Gran Prix Premio Nazionale CARTOON SEA 2017;
- Segnalato alla Rassegna Internazionale di Satira e Umorismo, Studio d'Arte Andromesa (Trento) 2018;
- 3° Classificato al 42° Campionato della Bugia 2018;
- Segnalato 4^ Edizione WORLD HUMOR AWARDS 2019;
- Menzione Speciale della Giuria Humor a Gallarate 2019;
- Segnalato al Festival Internazionale di Satira e Umorismo, Studio d'Arte Andromesa (Trento) 2019;
- Collabora con la Rivista BUDUAR e FANY-BLOG.


giovedì 12 novembre 2020

Ro Marcenaro (1937 - 2020)

 Ro (Rodolfo) Marcenaro, è scomparso il nove novembre scorso a 83 anni per complicanze legate al covid.  Il noto fumettista era originario di Genova ma  viveva a Stiolo di San Martino in Rio, nel Reggiano. Aveva 83 anni. Marcenaro era molto attivo nel settore dei fumetti e perfino nella pubblicità, oltre che in televisione. Quarant’anni fa aveva fondato una fattoria elettronica multimediale nel Reggiano, che conduceva insieme ai figli.
La Costituzione Illustrata. 
La Costituzione della Repubblica Italiana illustrata da Ro Marcenaro. Ediz. Toscana Book


A partire dal lontano 1958, è stato tra i pionieri dell’animazione pubblicitaria televisiva (non si dimenticano i suoi Carosello con plastilina a passo uno per il Fernet Branca) e poi per i videoclip musicali (insuperabile, e premiatissimo, Quattro amici al bar per Gino Paoli). È stato capace di condensare miracolosamente, nel 1975, il Manifesto Comunista a fumetti. Ha diretto due delle primissime televisioni private: TVS e poi, diffusa sull’intero territorio italiano, TeleCiocco. Ha collaborato per decenni a importanti testate da edicola (tra cui Epoca, La Repubblica, La Gazzetta dello Sport, Il Venerdì, Sette, L’Europeo) con disegni ora satirici e ora di argomento enogastronomico. Ha lavorato a importanti campagne informative, via via per le farmacie comunali, per lo sport, per il turismo nelle regioni italiane, per la cultura del vino e quella dell’olio. Ha disegnato collezionatissimi francobolli per la Repubblica di San Marino. Con il gustoso album Dov’è finito Bettino? ha vinto nel 1993 il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi. Ha resuscitato la storica testata satirica L’Asino, dirigendola reinventata in versione per il web. Ma ha anche realizzato il dvd interattivo Il Catechismo dei fanciulli per conto della Conferenza Episcopale Italiana. Con la sua versione de Il Barone di Münchausen ha vinto il Premio Andersen 1995. Per insegnare la danza classica ha diretto la serie animata A danza con Vanessa, e con I balletti di Vanessa ha tradotto in animazione i più famosi balletti classici. Che altro? Se ne potrebbero aggiungere altrettante, ma ormai abbiamo capito che tipo è l’ultraottantenne Ro (Rodolfo) Marcenaro. Eclettico. Vulcanico. Instancabile. La sua ultima impresa – anzi penultima, perché un’ultima è già lì pronta dietro l’angolo – è La Costituzione illustrata.







Vi avevo parlato nei giorni scorsi del progetto di un gioco di satira politica. Sono andato avanti e sono arrivato ad un risultato che mi sembra soddisfacente e di cui chiedo il vostro parere. Eccone le tracce generali da mettere ancora un po' a punto:
il titolo è Satir-app-olitica

L'emiciclo di Montecitorio.


Di fronte c'è il banco del Governo, con Renzi, Boschi, Madìa, Del Rio, Guidi, Poletti, Orlando, Pinotti, Lupi e Padoan. Nell'emiciclo le aree politiche: estrema sinistra, sinistra, centrosinistra, centro, centrodestra, destra, estrema destra caratterizzata ogni area dalla presenza dei relativi leader. Nell'ordine: Grillo, Vendola, Bersani, Casini, Alfano, Berlusconi, Salvini. In ogni area sono presenti i una colomba ( da far volare per approvare le leggi), peperoni, pomodori, uova marce. saette, esplosioni a significare dissenso ( emendamenti, voti contrari, abbandono dell'aula, contestazione pacifica, contestazione violenta), accompagnati da grida disumane ( a base di stronzi, vaffanculo, pezzi di merda ecc.). Il Governo propone le leggi ( " Facciamo qualcosa che lo metta nel culo a chi lavora" proposta di Poletti, Renzi invece propone " Via l'articolo 18, bisogna che i lavoratori si adeguino alle spinte del Paese verso la modernità", Padoan propone il ripristino della cancellazione del reato di falso in bilancio, Orlando l'amnistia generale per favorire l'ammodernamento degli istituti penitenziari e una legge per l'abbreviazione dei tempi di prescrizione.) Esse vengono proposte cliccando sui singoli membri del governo attraverso fumetti che escono dalla bocca dei ministri a seconda dell'argomento, via via che si fa touch sul ministro scelto. Dopo che il testo della legge è stato evidenziato si procede ai pareri delle singole aree politiche che vengono scelte dal giocatore stesso, il quale può scegliere la reazione favorevole ( librando in volo le colombe) o contrario spedendo saette, pomodori o quant'altro verso il banco del governo. Se la contestazione si fa molto forte si spediscono bombe. Se durante la contestazione si clicca su un'altra area politica questa potrà affiancarsi, nel bene o nel male, alla prima. Se la contrarietà è molto forte potrà verificarsi che i deputati escano dai loro scranni e inizi una vera e propria rissa ( con calci e cazzotti ) con i colleghi di opinione opposta che potrà essere sedata dal governo mettendo in campo i corazzieri che si frapporranno fra i contendenti. Uno dei sistemi di opposizione può essere dato dall'abbandono dell'aula. Se più di un gruppo abbandona l'aula si può verificare la mancanza di numero legale e la legge non viene votata e il gioco va in tilt. L'intensità dell'opposizione si quantifica in voti che appaiono su un tabellone. Se si supera il voto 50 la legge è approvata e si crea un'atmosfera di gran festa con coriandoli e fuochi d'artificio. Se è sotto i 50 la legge non è passata e si crea una atmosfera funebre con adeguato commento musicale. Se le leggi non vengono approvate per tre volte consecutive il governo cade facendo un gran polverone.





Sabato sera, a Salsomaggiore Terme, nel prestigioso Palazzo dei Congressi,  si è svolto lo Humor World Awards, una grande manifestazione di umorismo e caricatura aperta a disegnatori di tutto il mondo. Bellissima mostra con un sacco di splendidi disegni da tutto il mondo con tema 50 anni dalla Luna a cui ho partecipato col disegno che allego. Con mia grande sorpresa sono stato premiato con un riconoscimento che proprio non mi aspettavo: lo Special Guest, l’ospite speciale. A decretarlo una giuria di colleghi, disegnatori famosi e prestigiosi, della cui amicizia mi faccio vanto. Li ringrazio. Non sapevo di essere così  fortemente oggetto della loro stima e considero questo riconoscimento una specie di coronamento di una carriera intensamente vissuta e di una scelta di vita professionale di ben 65 anni. Grazie a De Angelis, a Isca, a Trojano, a Bianchi e a tutti coloro che hanno fatto parte dell’iniziativa. Un grazie particolare al Comune della bellissima Salsomaggiore Terme.


+ + +  
+ Ro Marcenaro: l’ultimo disegno in ricordo di Genoeffa Cocconi
 Soltanto una mamma? di Ro Marcenaro e Laura Artioli 
Dedicato a Ro Marcenaro (1937 • 2020) 
Testo e voce di Laura Artioli
 Disegno di Ro Marcenaro 
Coordinamento di Paola Varesi (Istituto Alcide Cervi)
 Post-produzione: Michele Alinovi Musica: Matteo Righetto • “A Marina” 
La scomparsa di Ro Marcenaro ci colpisce e ci addolora profondamente, ed è con sincera commozione che vogliamo partecipare al cordoglio della famiglia. Ro era un vero e generoso amico di Casa Cervi, e abbiamo lavorato con lui fino alle ultime ore, costruendo progetti e collaborazioni, opere e pensieri dedicati alla comune causa che ci aveva fatti incontrare: la dedizione alla libertà, l’amore per la democrazia, la fede in un’arte al servizio della giustizia e della coscienza civile. Mentre tutto il mondo della cultura piange la scomparsa di un protagonista dell’illustrazione italiana, caro ai bambini come agli adulti, noi ci stringiamo anche alla memoria della sua relazione con questo luogo e questa storia. Per noi, Ro Marcenaro è stato un compagno di strada naturale, con cui ci eravamo di recente ritrovati, grazie alla sua infaticabile vocazione all’impegno. La Costituzione della Repubblica Italiana illustrata dalla sua mano unica e inimitabile è stato soltanto l’ultima delle sue fatiche. Ci eravamo ritrovati tra le sue pagine, a Casa Cervi, progettando mostre ed eventi insieme ad altre istituzioni. Ancora più di recente, Ro aveva messo la propria arte a disposizione del ricordo di Genoeffa Cocconi, di cui doveva essere uno dei protagonisti, tra pochi giorni, il 14 novembre. Quell’impegno vivrà nel lavoro che proseguiremo dedicato alla sua memoria e alla sua opera. Onoreremo gli ultimi giorni che ci hanno visto al suo fianco, riservando a lui un posto speciale nel nostro spirito e in questo museo. Addio Rodolfo. Grazie di tutti i segni che ci hai lasciato. Tutti veri, tutti liberi. Sempre tuoi, ora nostri.

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Ciao Ro!

Gio



9 settembre 2020 - Un altro grande ci ha lasciati: addio a Ro Marcenaro.

Milko


Il mio ricordo di RO Marcenaro per Exibart.

Un proverbio antico dice che quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca intera.

Non credo che a Ro Marcenaro sarebbe piaciuto essere definito tale ma, certamente, una biblioteca preziosa si.

Ieri questo anno horribilis, e il morbo che lo contraddistingue, si sono portati via questo pioniere della pubblicità italiana, disegnatore e maestro di satira intelligente e profonda.

Un uomo colto, indomito, vivace, ancora ricco di una infinità di progetti da realizzare e di battaglie da combattere.

Ro Marcenaro è stato fra i pionieri del cartone animato di pubblicità, ha realizzato video talmente innovativi che ancora guardarli desta stupore.

Uno dei quali nel ’96, quello per Gino Paoli di Quattro amici al bar, entrò fra i dieci migliori videoclip del mondo.

La biografia potete trovarla ovunque, meno il racconto della bellezza e della energia che chiunque viveva nell’incontralo e conoscerlo di persona.

Perché Ro Marcenaro era, soprattutto, un portento d’uomo e di artista.

Ad agosto ho avuto il piacere di presentare con lui, per Salotti D’Autore a Carrara, il suo ultimo lavoro, la sua “ Costituzione Illustrata”.

Un’opera che dovrebbe entrare in ogni scuola e casa italiana, lodata persino dal Presidente Mattarella.

Tutti gli articoli della nostra Costituzione illustrati con il suo garbo, la forza della sua arte e il suo impegno ed amore per quello che , per lui, rappresentavano.

Una serata speciale in cui ci intendemmo al volo ancora prima di iniziare per passati comuni di vissuti politici ed impegno sociale, illusioni e disillusioni comprese. Apparve a tutti un Uomo che non si dava mai per vinto, con l’entusiasmo e la vitalità di un ragazzo nello sguardo. Con il gusto vivace di bacchettare con la sua arte intelligente e profondamente “leggera” ancora tanto mondo refrattario ai diritti fondamentali di ogni essere umano.

L’amore per la sua famiglia, le lotte per l’ambiente, per i diritti civili, per la laicità di un mondo in cui l’inclusione fosse possibile e naturale espressa in ogni momento della sua espressione artistica.

Rendiamogli omaggio, oggi, certamente riguardando i video delle pubblicità che realizzò fra il 1958 e il 1974. Quelli, per chi li ricorda e non, dei “Caroselli”, tra cui gli indimenticabili con la plastilina per il Fernet Branca, per i quali vinse il Leone di Bronzo a Cannes.

Ma, ora che ci ha appena lasciato, ci piace pensare al Ro Marcenaro della Costituzione Illustrata.

Ci piace pensarlo con il sorriso aperto e divertito andare incontro alla bionda ragazza che ha disegnato per rappresentare la nostra Costituzione che tanto amava.

Ci piace pensarli insieme, in una immaginaria ultima vignetta di questo suo piccolo gioiello editoriale rassicurandolo che avremo cura di mantenere la mente aperta e lo sguardo attento, vigile e consapevole che in questo suo ultimo lavoro ci ha raccomandato.

Scopo e fine della sua arte, poliedrica e sempre gentilmente irriverente alla quale tanto teneva e che tanto ci ha lasciato.

#exibart #romarcenaro #satira #comunicare #milenemucci


Il mio personale omaggio al grande RO Marcenaro. Ciao Ro! By Chenzo, www.chenzoart.it #fumettista #romarcenaro SputnInk #chenzo


mercoledì 11 novembre 2020

Taty Buitrago Posada, disegnatrice autodidatta colombiana


 INTERVISTA CON UNA DISEGNATRICE AUTODIDATTA COLOMBIANA

di Francisco Punal Suarez


L'arte che si nutre di radici popolari è autentica e sincera.

La facilità del disegno è qualcosa di innato in Taty Buitrago Posada, che ha mostrato un grande interesse per quest'arte fin da bambina, e in modo autodidatta ha forgiato la sua carriera, per dare luce, colore, armonia e bellezza...  Ella ama vedere le sue pennellate nelle diverse realtà e istituzioni in cui sono state catturate le sue opere autentiche e sincere.

La condizione umana di Taty, nata a Puerto López, nel dipartimento di Meta, Colombia, suscita ammirazione quando vedi come una donna separata, con figli, affronta la vita, avendo l'arte come bandiera, la pittura come sua più grande soddisfazione, e festeggia con la sua famiglia.

Lei, che prima risiedeva nella bella città di Bucaramanga, ora vive a Bogotà. 

 "La mia forza è la pennellata", esprime Taty, "e faccio anche paesaggi, ritratti a matita, dipinti murali, disegni su vetro con acrilico, su tela, su scarpe, su cappelli, su chitarre, su uova di struzzo; su tutte le cose che si possono dipingere. Diffondo la mia arte sui social network e così mi vengono richieste nuove opere plastiche". 



La mia sfida più grande", dice, "è lavorare sui ritratti a matita. 

 Mi ci è voluto molto tempo per arrivare al punto in cui sono, sto ancora cercando di migliorarli, questo è un apprendimento continuo. Sono molto esigente con me stessa, dopo aver finito ogni ritratto sento che avrei potuto fare di meglio, quindi provo cento volte di più in quello successivo. Ciò che mi riempie di soddisfazione è la buona risposta delle persone che ho ritratto, compresi personaggi famosi della Colombia e del mondo. La chiave per essere umani è imparare ogni giorno. Questo costante apprendimento e insegnamento ci ha portato ad essere ciò che siamo. L'arte è, senza dubbio, una delle cose che, negli anni, come un buon vino, migliora grazie all'insegnamento".  

"La pandemia del corona virus", riconosce, "ha influenzato la mia routine di attività fisica, ma la mia arte è molto di casa.. ho dovuto smettere i murales, ma per fortuna ora li sto riprendendo".



"Ovunque c'è machismo", spiega, "non è un problema solo in Colombia. Essere separati non mi ha chiuso nessuna porta, anzi, ne ha aperte molte e mi ha dato più libertà di esprimermi attraverso la pittura, e di mostrare la mia arte. Avere un partner non è un requisito per avere successo.

"Voglio uguaglianza per il mio Paese, voglio che i corrotti al potere se ne vadano, voglio cibo e istruzione per i bambini. La Colombia è uno dei paesi più ricchi di fauna, flora e cultura, voglio che il mondo lo veda, siamo molto di più di quello che si vede nelle notizie. Voglio che l'arte sia la via per unire tutti e per mostrare la cultura" - dice.

"Porto nell'anima gli insegnamenti dei miei genitori, che ho trasmesso ai miei tre figli insieme alle mie esperienze. Ora, per 6 anni ho avuto un ruolo meraviglioso, sono la nonna di una bella ragazza che porta anche, come me, l'arte nelle sue vene. Ed è stato allora che ho capito quanto è bello, non solo trasmettere le mie esperienze, ma la mia passione a qualcuno che amo con tutto il cuore. La mia piccola Samantha mi ricorda me stessa, come da bambina scoprivo il mondo tra matite e colori, riempiendo il mio cuore di arte. Nel suo faccino vedo ritratto il mio desiderio, la mia illusione e l'innocenza tipica dell'età. È l'opera d'arte che mi ha regalato mia figlia, che è allo stesso tempo la mia opera d'arte" - conclude. 




ENTREVISTA A UNA DIBUJANTE COLOMBIANA AUTODIDACTA

Por Francisco Punal Suarez

El arte que se alimenta de raíces populares es auténtico y sincero.

La facilidad de dibujar es algo innato en Taty Buitrago Posada, quien desde pequeña mostró un gran interés por este arte, y  de forma autodidacta ha ido forjando su carrera, para regalar  luz, color, armonía y belleza.. Ella  ama ver sus pinceladas en los diferentes hogares e instituciones  donde han quedado plasmadas sus obras auténticas y sinceras.



La condición humana  de Taty, nacida en Puerto López, en el departamento de Meta, Colombia, despierta admiración al  ver cómo una mujer separada, con hijos mayores, se enfrenta a la vida, teniendo al arte como bandera, a la pintura como su mayor satisfacción, y a celebrar con su familia.

Ella, que residió anteriormente en la hermosa ciudad de Bucaramanga,  vive  en la actualidad en  Bogotá. 

 “Mi fuerte son las pinceladas,  -expresa Taty – y  además realizo arte country, retratos  a lápiz, pinto  murales, dibujo en vidrio con acrílico, en tela, en zapatos, en sombreros, en guitarras, en huevos de avestruz; en todas las cosas que se puedan pintar. Mi arte lo difundo en las redes sociales y así me solicitan nuevos trabajos plásticos”.


 



“Mi mayor desafío –subraya-  es  trabajar los retratos a lápiz. 

  Lo que más me llena de satisfacción es la buena respuesta de las personas a las que he retratado, incluyendo personajes famosos de Colombia y el mundo. La clave del ser humano es aprender cada día. Este aprendizaje y enseñanza constante nos ha llevado a ser lo que somos. El arte es, sin lugar a dudas, una de las cosas que, con los años, como un buen vino, mejora gracias a  la enseñanza”.  

“La pandemia del corona virus –reconoce- ha influido en  mi rutina de actividad física, pero mi arte es muy de casa...los murales tuvieron que parar, pero ya los estoy retomando afortunadamente”.

“En todos lados hay machismo, -explica- no es un problema solo de Colombia. Estar separada no me cerro ninguna puerta, por el contrario, me abrió muchas y me dió más libertad para expresarme con la pintura, y  mostrar mi arte. Tener pareja no es requisito para ser exitoso”.

“Quiero para mi país igualdad, quiero que se vayan los corruptos del poder, quiero comida y educación para los niños. Colombia es uno de países más ricos en fauna, flora y cultura, quiero que el mundo vea eso, somos mucho más de lo que se ve en las noticias. Quiero que el arte sea la forma de unir a todos y de mostrar cultura” –manifiesta.

“Llevo en el alma las enseñanzas de mis padres, mismas que transmití a mis tres hijos junto con mis propias experiencias. Ahora, desde hace 6 años cumplo con un rol maravilloso, soy abuela de una hermosa niña que lleva también, como yo, el arte en las venas. Y es allí cuando comprendí lo hermoso que es, no solo transmitir mis experiencias sino mi pasión con alguien que amo con todo mi corazón. Mi pequeña Samantha me recuerda a mi, cuando niña descubriendo el mundo entre lápices y colores, llenando de arte mi corazón. En su pequeño rostro veo retratado mis ganas, mi ilusión y la inocencia propia de la edad. Ella es la obra de arte que me entregó mi hija, que es a su vez mi propia obra de arte” -finaliza. 

 



venerdì 6 novembre 2020

Gigi Proietti

 Roma perde con la scomparsa di Gigi Proietti uno dei suoi più cari figli, un grande attore di  teatro, tv e cinema.

Un piccolo omaggio : alcune vignette, caricature e l'intervista di Antonio Gnoli.

Un abbraccio alla famiglia.

GRANDE PERSONA
 di Riccardo Mannelli

Gigi Proietti: "Sono un esibizionista allegro. Volevo solo una cosa: la luna"

Antonio Gnoli (2/01/2016)


Ha iniziato suonando nei night. Poi il teatro, gli incontri con Bene, Lerici, Gassman, il cinema e la televisione. Il grande attore si racconta

Vuole un caffè? Così magari lo prendo anch'io. Che problema c'è? Chiedo. C'è che sto in regime salutista: un caffè e un sigaretta al giorno. Dice lui. Lui sarebbe Gigi Proietti che vado a trovare in una Roma costernata dal clima. Vive in fondo alla Cassia. Scorgo, in un angolo del salone dove ci accomodiamo, un contrabbasso. Chi lo suona? Lo suono io, ogni tanto. Ero il bassista col botto. Col botto? Sì col botto: bumbumbum. Non sapevo fare altro. La mano destra ancora, ancora. Ma la sinistra imprevedibile. Come se non avessi un braccio. Erano gli anni in cui suonavo in un complessino tirato su, senza pretese. Guadagni scarsi. Ma sufficienti per non pesare sui genitori che non navigavano nell'oro e immaginavano per me un futuro diverso.

Gigi di MariaGrazia Quaranta/GIO


Cosa immaginava suo padre?

"Quello che di solito hanno in testa i padri di quella generazione: studia, laureati e trova un impiego, possibilmente statale. Sa perché noi italiani abbiamo spesso tollerato la burocrazia e i suoi misfatti?"



No, mi dica.

"Perché la burocrazia era la mamma, il ventre molle e accogliente nel quale sparire e riemergere il 27 di ogni mese. Tra coloro che ce l'avevano fatta c'era la granitica convinzione che ogni cosa che accadesse fuori non li riguardava. Non credo che mio padre vivesse così lo stato delle cose. Lui pensava a una carriera onorevole".




Di cosa si occupava?

"Aveva fatto parecchi mestieri, il boscaiolo, il cameriere, prima di trovare a Roma un impiego come uomo di fiducia in un'azienda. Ho sempre ammirato la sua onestà. Era umbro, figlio di contadini. Con la mamma vennero a Roma negli anni della guerra. Sono nato nel 1940. I miei alloggiarono prima in una casa davanti al Colosseo, fummo sgombrati dalle forze dell'ordine perché l'edificio era pericolante; andammo a vivere in uno scantinato di un albergo; infine ci assegnarono un alloggio alla borgata Tufello".

Li mortacci...
Tiziano Riverso


Come vive le sue origini?

"Penso che le origini di una persona non sono la sua condanna. Ognuno di noi, se ha determinazione e un po' di fortuna, può decidere la propria strada".



Diceva della prima orchestrina.

"Ci chiamavamo "Gigi e i Soliti Ignoti". A Roma, parlo del 1960, c'erano i dancing. Io cantavo. Poi facemmo il salto di qualità: ci chiamarono a suonare nei night club. Entravamo alle sette di sera e uscivamo, disfatti, alle cinque del mattino. Mi ero anche iscritto a giurisprudenza. Non era facile affrontare insieme gli esami e il pubblico notturno".



Erano gli anni della Dolce vita.

"La Dolce vita stava finendo e già si intravedeva l'agonia di via Veneto".

Giggi
Pare de piombo er cielo dapertutto
E er sole nun accenna a sorti’ fòra
Da quanno Roma s’è svejata a lutto
E, insieme a Roma, er monno s’addolora.
Era un artista enorme, e soprattutto
Era un amico, un padre, e tanto ancora,
Una risata aperta e ammaliatora
Che er monno te pareva meno brutto.
Proprio oggi faceva er compleanno,
Che de li morti c’è la ricorrenza.
Otto decenni avrebbe festeggiato.
Come si er calendario de quest’anno
Volesse di’, co’ questa coincidenza,
Che l’urtimo gigante se n’è annato.


Chi frequentava il night?

"Allora era uno status symbol. Venivano il generone romano, un po' di malavita e parecchi turisti. Questi ultimi di solito arrivavano grazie a un'organizzazione, "Rome by Night", che li guidava. Pagavano un biglietto di ingresso che gli dava diritto a una consumazione e ad assistere a uno spettacolo di streap-teese".



Cos'altro accadeva?

"Le entreneuse tenevano compagnia ai clienti. Alcune poi si appartavano nei separé. Noi suonavamo di tutto in tutte le lingue. Usando, in realtà, un gramelot, inventato per l'occasione. L'atmosfera cominciava sonnacchiosa e poi cresceva di tono. I clienti si eccitavano, le ballerine si contorcevano, le spogliarelliste si denudavano. Ce n'era una che faceva lo spettacolino con una porta".


Una porta?

"Sì, la trovata consisteva che alla fine il pubblico vedeva lei, che si spogliava, dal buco della serratura!".

Gastone
Antonio Gallo


Meraviglioso.

"Era un altro mondo dove i fiumi di champagne erano sostituiti dai fiumi di imprecisati liquidi. Una volta un cliente, mi pare un americano, scrutò attentamente l'etichetta della bottiglia: c'era scritto grande "Rouge et Noire" e sotto, piccolo piccolo, "Fratelli Capocci, Genzano". Lo champagne lo preparavano nel retro delle cucine. Scoppiò il putiferio".


Le manca quel mondo?

"Appartiene a un periodo della mia vita. È stato fondamentale in molti sensi. In quegli anni incontrai la donna che sarebbe stata la compagna della vita: Sagitta, una svedese che faceva la guida turistica. Stiamo insieme da mezzo secolo. Non ci siamo mai sposati. Ogni tanto dico: vedi, anche se volessi, non potrei neanche divorziare. Abbiamo due figlie che adoriamo".

Gigi Proietti
Marco Martellini

Circondato da donne.

"Non è poi così male".


E il teatro?

"Ci arrivai per caso. Non ero abitato dal fuoco sacro, semmai dal fuoco fatuo. Avevo fatto dei provini. Ma non è che avessi una cultura teatrale. Feci piccole cose. Erano gli anni in cui a Roma c'erano le famose cantine e si faceva molta avanguardia. Restai folgorato da Carmelo Bene che recitava in Caligola di Albert Camus. Carmelo curò anche la regia e i costumi. Lo guardai con ammirazione. Aveva solo tre anni più di me. Ma era come se tra di noi ci fossero secoli di distanza".


Cosa la colpiva?

"Penso che la sua grande capacità innovativa si nascondesse nelle pieghe della tradizione. Me lo presentò Roberto Lerici, altro personaggio straordinario, e diventammo amici da subito. Mi propose di lavorare a uno spettacolo che poi non si fece. Ripiegò sulla Cena delle beffe , mi offrì il ruolo di coprotagonista e accettai felice di poter lavorare con quel mostro sacro".

Ciao grande Gigi, adesso facce ride da lassù!
 By Chenzo, www.chenzoart.it #gigiproietti #gigi #Proietti #chenzo


Non era un uomo facile da trattare.

"Era istrionico, provocatorio ma anche geniale. Un poeta che a volte si lasciava andare alla sua vena più aggressiva. Trovo però difficile definirlo. A volte decadente. Altre ancora futuribile. Le maschere non gli mancavano. Negli ultimi anni parlava solo di Schopenhauer, di Nietzsche, degli amici francesi che lo avevano scoperto. Dissipò il suo talento in mille rivoli. Cominciò a dire Io non esisto . Si carmelobenizzò. Ma è stato un grande artista".


Accennava a Roberto Lerici, se non ricordo male aveva una casa editrice culturalmente agguerrita.

"La Lerici editore. L'aveva ereditata dalla famiglia e rilanciata assecondando i suoi gusti raffinati. Ma Roberto non era solo un intellettuale astratto o sofisticato. Possedeva un formidabile senso dello spettacolo. Tanto è vero che insieme allestimmo A me gli occhi please e prima ancora Fatti e fattacci .


Come spiega il successo clamoroso di "A me gli occhi, please"?

"Non lo spiego, non sarei in grado di farlo. Esordimmo a Sulmona e poi arrivammo a Roma, un po' per caso. Nei due anni che lo tenemmo in cartellone fu visto da mezzo milione di persone. Perché? Boh. Piaceva la contaminazione dei generi, il comico e il drammatico che si alternavano e poi era come se quella grande tenda, dove si svolgeva lo spettacolo, fosse diventata una sorta di isola felice. Eravamo alla metà degli anni Settanta. Anni orribili, segnati dai morti e dal fanatismo, non così diversi da quelli odierni. Allora, la gente trovò rifugio in quel teatro. Nessuno avrebbe scommesso una lira sul suo successo. Forse l'unico a crederci davvero fu Lerici. Aveva visto lungo".

Giannelli

Divenne così un attore affermato.

"Il primo successo lo ottenni con Alleluja, brava gente ".


Poi ci fu Petrolini.

"Arrivò più tardi. Mi incapricciai di questo attore immenso. Non era solo comico. Era inquietante. Tutti dicono che parlava a raffica. No. Era il Dio della pausa. Riempiva il silenzio con le sue smorfie".


Che cos'è il tempo comico?

"Glielo spiego così: se uno racconta una barzelletta e sbaglia il tempo della battuta finale, la barzelletta non ha più senso. La pausa non è silenzio, è una forma di pienezza. Guida il ritmo dell'attore. Guai sbagliarla. Una sera recitavo Il Dio Kurt di Alberto Moravia. Il teatro era un po' malmesso. Pioveva. A un certo punto nel bel mezzo di una pausa sentiamo: toc, toc, toc. Era una goccia d'acqua che batteva su un banchetto. Sfalsò tutti i nostri tempi".


Cosa accadde?

"Immaginando la scena in cui il nazista si sarebbe seduto sul banchetto e la goccia che gli avrebbe martellato la testa, cominciammo a ridere furiosamente. Toc, toc, toc. Lo spettacolo ne risentì. Il pubblico non capiva che cosa stesse accadendo. Si alzò un brusio. Lì capii che il tempo della pausa è un tempo di convenzione, di complicità con il pubblico. Se non lo cogli si interrompe la magia".

Lupini


Cosa vuol dire magia?

"Sostengo spesso che il teatro si fa tra il falso e il finto. La magia è trovare il vero che vi è nascosto".


E il cinema?

"Cerca il verosimile. Dopotutto, veniamo dalla grande stagione neorealista".


Lei ha girato parecchi film e alcuni di grande successo. Ma il pubblico non l'ha mai identificata nell'attore cinematografico.

"E forse è stato un bene. Mi annoierei a fare un solo mestiere. E poi ti devi divertire. Ho lavorato a un paio di film con Tinto Brass. Feci il protagonista insieme a Tina Aumont ne L'urlo , film che rimase in censura per nove anni".

Se ne è andato un GRANDE del Teatro Italiano 😢 E adesso come glielo dico a mia madre?!
Vanessi

Un film erotico?

"No, no. C'era qualche scenetta di nudi, i figli dei fiori, quelle robe lì. Brass ce l'aveva con quegli attori che definiva esibizionisti tristi. A lui piaceva il sesso come gioia. Come dargli torto? E poi, ogni artista ha le proprie ossessioni".


Le sue quali sono?

"Non sono un artista, forse sono soltanto un esibizionista allegro. Però c'è una cosa che mi ha ossessionato per anni. È una battuta di Carmelo nel Caligola : "Io voglio solo la luna"".


Come dire: prendere l'impossibile o il meglio dalla vita?

"Ma forse anche il peggio chi lo sa. Carmelo venne a Roma convinto di fare il tenore. Divenne un'altra cosa. Forse più grande. Certamente diversa. Ho capito che la mia luna era un'idea di teatro che fosse una specie di comunità. Qualcosa che il cinema non ti può dare".

Mike Comics

Neppure la televisione?

"Neanche quella. Sono riconoscente alla Tv che mi ha regalato un successo incredibile e anche inaspettato. Dicevano: bravo Proietti, ma non buca lo schermo. E invece ha visto, no?".


Come vive il grande successo?

"La prima volta mi sconvolse. In anni in cui non ero così convinto che la popolarità fosse un bene, arrivò la notorietà con Alleluja, brava gente . Poi ho capito che molto dipende da come sei fatto. E mi sono reso conto che non ho i desideri di una star che insegue solo quello. Il successo deve essere il risultato del tuo lavoro e quando lo ottieni devi essere responsabile per ciò che dici e fai".

Rattristato dalla scomparsa di un grande mattatore del palco. Mi emozionava la sua bravura. Ricordandolo..... sempre a modo mio.
Pierpaolo Perazzolli


Parola di Mandrake?

"Parola".


Si aspettava che "Febbre da cavallo" diventasse un film cult?

"Per niente. All'inizio venne considerato un prodotto dozzinale. La verità è che Steno è stato un grande. Pubblico e critica scoprirono la leggerezza, l'ironia, la comicità di quel film".

OMAGGIO A GIGI PROIETTI
Mario Bochicchio

Era una serie di meravigliosi sketch.

"La comicità dello sketch si fonda su alcuni schemi essenziali. Per esempio ne La figlia del cassamortaro prevale l'elemento dell'ingiustizia. La ragazza non riesce a fidanzarsi perché il padre costruisce bare; oppure ne La signora delle camelie c'è il suggeritore che non è in grado di suggerire; o ne La sposa e la cavalla la storia si basa su un equivoco. Ricordo che con Gassman improvvisammo uno sketch sul set di A Wedding di Robert Altman. Cazzeggiammo liberamente. Fu esilarante, come riconobbe lo stesso regista che conservò integralmente la scena. Con Vittorio passammo insieme un mese sul lago Michgan".


Gassman fu un altro compagno di strada.

"Straordinario e pieno di vita. Ho il rimpianto di non aver mai lavorato a teatro con lui. Anche se l'occasione ci fu con Otello . Avrei dovuto interpretare Jago. Mi tirai indietro. Convinto che dal confronto uno dei due avrebbe perso. Scatenando le invidie dell'altro. Peccato".

"Potrei esserti amico in un minuto, ma se nun sai ride mi allontano. Chi non sa ridere mi insospettisce".
Addio Gigi Proietti
Rigotti


So che Eduardo De Filippo le offrì di lavorare con lui.

"In quel momento ero impegnato. Eduardo era venuto a sentirmi in A me gli occhi, please. Poi bussò in camerino, che era una roulotte. Aveva il volto segnato, da due righe profonde e inconfondibili. Mi strinse la mano e disse "bravo!" Era il 1977. Era vecchio ma emanava ancora un fascino straordinario".


E la sua vecchiaia?

"Cerco di darle una logica, ma è quasi impossibile. Faccio un mestiere che abitua a pensare alla propria fisicità. Ma non è più quella di una volta. Ora dirigo il Globe Theatre di Roma. Per ora sono riuscito a non recitarvi. Ogni tanto mi dico: Gigi, nun te preoccupà, tanto una parte da vecchio per te c'è sempre".



Gigi Proietti - Er Cavaliere Nero
Mauro Biani