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lunedì 10 agosto 2026

E adesso ... sono nel vento ... ( Francesco Guccini 1940-2026)

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E adesso ... sono nel vento ...

GIO

www.caricaturegio.altervista.it


Ci sono forme di bellezza che attraversano generazioni senza consumarsi. Ci raccontano, respirano con noi, cambiano insieme a noi senza mai perdere il passo. Finiscono per sembrarci immuni alla morte.

Sono e basta. Infiniti presenti in cui riconoscere il nostro, ritrovarci.

È un grande dolore quando l’eternamente bello incontra la nostra umana finitudine, ci si sente soli, lasciati e, allo stesso tempo, insieme, perché orfani tutti.

Piango un pezzo del mio cuore, di un sentimento che ha trovato molte volte una voce, lo spegnersi di un respiro della mia storia personale e di quella collettiva, la nostra appartenenza a noi. E piango un grande intimo talento che ha saputo mostrarsi, raggiungerci, scovarci. C’è un Dio che muore una volta ancora e 

un silenzio in più che non smette di cantare.

Beatrice Zerbini

Certo non sai quanto sei dolce e bella quando dormi

Coi tuoi capelli sparsi e abbandonati sul cuscino

Neri e lucenti, come degli stormi

Di corvi in volo al chiaro del mattino

Certo non so che cosa puoi sognare quando sogni

E appare solo appena un lieve affanno nel respiro

Che ti esce piano e si mescola coi suoni

Di questa notte che si consuma in giro

E sulla tua fronte gocce di sudore

Io vorrei asciugarle, io vorrei parlarti

Dirti mille cose, ma c'è in me il timore

Di spezzarti il sonno, forse di svegliarti

Forse non sai di quando sia felice nel vederti

Addormentata e persa accanto a me, stesa vicino

Quanto sia bello il sogno dell'averti

In sogno verso il medesimo destino

Certo non sai di quanto mi commuovi quando dici

Parole strane e quasi senza senso a mezza voce

Forse ricordi di attimi felici

Persi in un atomo onirico veloce

Certo non so con cosa o chi sorride quel sorriso

Dicon con gli angeli, ma il nostro cielo è quello umano

Un lampo breve che dà luce al viso

Accarezzato da questa mia mano

Questa breve notte lenta si frantuma

Ed il nuovo giorno piano sta crescendo

Già sull'est albeggia, non c'è più la luna

Sveglia, guarda e chiedi: "Cosa stai facendo?"

Forse non sai quando di sonno e notte sei bagnata

Quanto ti ami e quanto non so dirlo parole

Chiedo: "Hai dormito? Ti sei riposata?"

E fuori il giorno esplode al nuovo sole

Francesco Guccini

14/06/1940 - 06/08/2026


"Gli eroi son sempre giovani e belli..."

e così ti ricordo.

Ciao Francesco Guccini e grazie per tutto ❤

Marilena Nardi



MMM ( Magnatti)

RIP ❤

#Guccini 


Applauso bipartisan alla Camera per la morte di Guccini.

Luca Garonzi



Francesco Guccini rip

Giovanni Beduschi


La vignetta che non avrei mai voluto disegnare ma sentivo che sarebbe arrivato il momento. Provo dolore come fosse morto una specie di papà, conosco tutte le tue storie, tutte le tue parole.
Addio Guccio, scusa se ti ho disegnato giovane ma ora che sei morto vale come ti ricordiamo.
#guccini #natangelo
Natangelo


Addio a Francesco Guccini, le cui canzoni hanno fatto cantare e pensare intere generazioni. Questo disegno lo realizzai in occasione dei suoi 80 anni, per la mostra organizzata sei anni fa da Stefano Giraldi per festeggiare il suo vecchio amico: visto che gli piacque molto lo voglio usare ancora una volta per ricordarlo.
Marco De Angelis


I don't share past works often, but I'll make another exception for my second take on the recently deceased Francesco Guccini, the Italian singer-songwriter, writer, and actor, whose worldview was shaped by the memory of the Italian Resistance, the post-war left-wing culture of Emilia-Romagna, and the social movements of the late 1960s. His songs often criticized fascism, inequality, hypocrisy, consumerism, and the abuse of power, issues that sadly are both current and global. I believe this is also one of my last attempts at drawing on toned tan paper. May he rest in peace...
Theodossis Teneketzidis



E qui cadiamo dritti in una canzone di Guccini eh: i soldi non comprano la felicità, ma comprano l’ansia in meno.

Comprano l’affitto pagato, la visita dal medico, il riscaldamento a gennaio. Rendono la povertà molto, molto meno poetica di come ce la raccontano. Guccini lo sapeva benissimo: "Ho venduto la mia chitarra per poter mangiare" "E la fame non è una bella cosa da cantare" Lui ha passato la vita a sputare sui "potenti" e a parlare di dignità, ma non ha mai fatto il finto povero da salotto. Ha sempre detto: la libertà costa. e per essere libero di dire quello che pensi, meglio non avere il padrone che ti paga a ore. Quindi sì:

i soldi non ti rendono felice, ma ti rendono libero di cercare la felicità senza morire di freddo. E la differenza è tutta lì.

Paride Puglia


" mi piacciono le favole raccontane altre "...

Giancarlo Covino



Francesco Guccini 1940.2026

Paolo Lombardi



INNANZITUTTO SIETE DEI CIALTRONI, AVETE ORDINATO A QUELLA SPECIE DI CARICATURISTA CHE DISEGNA SONO DITTATURA UN GUCCINI COMUNISTA AFFERMATO DA LUI STESSO. NON È MAI STATO COMUNISTA, MA AMMIRAVA BERLINGUER. VOTAVA SOCIALISTA ED UNA VOLTA VOTÒ PER IL PARTITO REPUBBLICANO. ERA LIBERTARIO, ERA PER IL PROLETARIATO. ANARCOIDE. UNA MENTE LIBERA CHE ODIAVA ESSERE INCASELLATO. HA SCRITTO CANZONI MEMORABILI. VOI CHI AVETE, POVIA E QUALCHE ALTRO POVERETTO. AH, GIÀ AVETE LA CANZONE FACCETTA NERA CHE VI RAPPRESENTA ANCORA OGGI.

Commento di Pillinini al disegno di Benny



Non la sopporto la gente che non sogna.

Ma non perdòno e tocco.

#Guccini #FrancescoGuccini #Cirano

https://www.youtube.com/watch?v=7M7wDqZGq94

Mauro Biani








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FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Francesco Guccini è stato anche un enigmista e occasionalmente ha pubblicato alcune crittografie e alcune frasi bisenso sulla rivista di enigmistica "La Sibilla".


In questi giorni si parla del grande cantautore anche come appassionato di Enigmistica Classica. Confermo. Lo conobbi nel 2006 presentatomi dal Sergente York (nick di Roberto Vecchioni). Parlammo a lungo delle frasi bisenso e volle darmene una da pubblicare sulla Sibilla:

KARAOKE DI PRINCE = base per altezza

pubblicata nel n. 6 di quell'anno e, in seguito, anche sulla Settimana con esposto KARAOKE REALE. Qualche tempo dopo me ne mandò un'altra, sempre tramite il Sergente. La pubblicai nel n. 6 del 2014:

PRENDEREMO LA TERRASANTA! = le parole crociate.

Questi sono gli unici due giochi del caro Francesco. Termino con una nota divertente: quando gli chiesi se fosse anche un solutore di frasi bisenso mi rispose: "Sai, mi diverto a idearne qualcuna, ma a risolverle non ci capisco un... cavolo!” (spero accettiate benevolmente l’eufemismo).

Guido Iazzetta

Vorrei ricordare il grande Francesco Guccini, che ci ha appena lasciato, con un verso di una sua canzone (Lettera) che fu scelto come frase da anagrammare nel concorso "Frase anagrammata" del Simposio Enigmistico Emiliano del 2016:

Le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo

Vinsi io (Cartesio) con questo anagramma:

…volando lievi nel blu, sottil incanto, agili pecorelle senza peso

Roberto Morassi



lunedì 8 giugno 2026

Marjane Satrapi

 È scomparsa all'età di 56 anni Marjane Satrapi, artista e intellettuale iraniana, autrice del romanzo a fumetti, Persepolis, con cui aveva raccontato la sua vita durante la Rivoluzione islamica in Iran.

⚫ Marjane Satrapi

Maria Picasso

Sei sempre stata speciale

Gianluca Costantini 



#marjanesatrapi #Iran #Persia #Persepolis #diritti #bombe

Chère Marjane, merci.

Mauro Biani 


«Punk is not dead : Marjane restera. Eternelle et rebelle.»
«Marjane Satrapi est morte de chagrin. Elle a dit merde à cette vie qui lui a arraché son grand amour. Elle a tiré un trait. Ce même trait puissant qui a fait sa renommée, son talent, Persepolis, son engagement et son combat contre le régime des mollahs. Toute sa vie elle n’aura eu de cesse de défendre la liberté du peuple iranien, la liberté des femmes face à l’oppression religieuse, la liberté de créer. Dans son monde entre noirceur et lumière, elle était rire et gravité, caractère et sensibilité, force et fragilité. Toute en contraste.»
✍️ Coco, dessinatrice à Libé, rend hommage à la dessinatrice, avec qui elle avait collaboré pour le livre collectif Femme, vie, liberté, publié en 2023.



Cartooning for Peace rend hommage à Marjane Satrapi, tristement disparue hier. Au delà de son immense talent qui aura marqué l'histoire de la bande dessinée, son combat pour la liberté et les droits des femmes, notamment dans son pays l'Iran, reste un exemple et une leçon de vie.

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Cartooning for Peace pays tribute to Marjane Satrapi, who sadly passed away yesterday. Beyond her immense talent, which left an indelible mark on the history of comic books, her fight for freedom and women’s rights, particularly in her home country of Iran, remains an inspiration and a lesson in life.

✏️ YAS caricature - illustration (France),   Marco De Angelis (Italy) 

YAS caricature - illustration (France)


Marco De Angelis (Italy)




Cette case extraite des premières pages de Persepolis pourrait résumer à elle seule le parcours exceptionnel de Marjane Satrapi qui vient de quitter ce monde dans la fleur de l'âge. Elle a apporté un souffle nouveau au monde du roman graphique autobiographique. Transformant la création en acte de résistance et de libération, d'abord pour elle-même puis pour les générations de créatrices qu'elle a marqué et qui lui ont emboîté le pas. Son oeuvre est à la fois intemporelle et actuelle. Adieu et merci Marjane!
Michel Kichka


Mon hommage à Marjane Satrapi, l’artiste qui, la première, a montré au monde la vérité complexe sur l’Iran avec une telle simplicité et un tel génie dans son Persepolis intemporel, qui n’a jamais cessé d’être la voix des Iraniens, qui est née dans ma ville natale et a vécu la même expérience que moi durant mon enfance et mon adolescence. Merci, Marjane!
#marjanesatrapi
#persepolis
Kianoush Ramezani

Sad, sad news... R.I.P. Marjane Satrapi...

#caricature #marjanesatrapi #persepolis #RIP

Theodossis Teneketzidis



In memoria della grande artista Marjane Satrapi

Gio /Mariagrazia Quaranta

www.caricaturegio.altervista.it


Marjane Satrapi (1969-2026).
Damien Glez



#MarjaneSatrapi #Satrapi #Persepolis #Iran #Freedom #Art #Cartooning To Marjane Satrapi. Thank you for your courage, your art, your humor, but above all, for the inspiration.
Pedro XMolina


1969-2026
L’ironia di Marjane Satrapi ce la fa piangere e rimpiangere


Nell’opera di Marjane Satrapi c’è la storia dell’Iran e del suo passaggio dalla monarchia alla repubblica teocratica, la storia epica di una rivoluzione mancata. Ci sono le vicende di una famiglia e di una società con la quale abbiamo molto in comune. Ci sono le aspettative umane e personali di una ragazzina con cui è inevitabile identificarsi. C’è tutta Marjane, e dunque c’è un po’ di ognuna di noi.
È stata “integra”, Marjane, fino in fondo. Seguendo l’insegnamento di quella nonna a cui va il mio pensiero ogni volta che mi sfiora il profumo dei gelsomini. La nonna, così intelligente e anticonformista, coraggiosa e fiera, sempre viva nei suoi pensieri e vicina nei periodi più bui, la nonna che abbiamo conosciuto e amato anche noi.
La fine di Marjane mi ha molto colpito. C’è una sua intervista nella quale, in tempi non sospetti, afferma di pensare spesso alla morte. Lo dice scherzando, ma per sottolineare quanto sia importante vivere pienamente, non a metà, non aspettando il momento in cui inevitabilmente smetteremo di respirare. Aggiunge anche che, quando accadrà, i suoi amici la dovranno piangere e parecchio! Non vuole assolutamente che la sua morte sia solo l’occasione per bere un bicchiere alla sua memoria: “Je veux qu’ils me pleurent!”, dice ridendo e fumando una sigaretta.
E ora che è successo, è così anche per me: la piango e la rimpiango, e non posso fare a meno di sorridere di questa sua ennesima battuta.
Grazie Marjane, di cuore, di tutto l’amore e l’arte che hai condiviso.

Marilena Nardi per Domani


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BY POST

È morta la fumettista Marjane Satrapi, autrice di “Persepolis”

Aveva 56 anni: nel suo fumetto più famoso aveva raccontato la sua vita durante la Rivoluzione islamica in Iran

È morta a 56 anni Marjane Satrapi, fumettista franco-iraniana tra le più importanti al mondo e nota soprattutto per Persepolis, fumetto in cui raccontò la sua infanzia in Iran durante la rivoluzione islamica del 1979 e il suo successivo trasferimento in Europa. «Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita», ha scritto la famiglia in una dichiarazione inviata all’agenzia di stampa francese AFP.

Con il suo stile di disegno minimale, il suo utilizzo espressivo del bianco e nero e la sua capacità di raccontare un contesto molto poco rappresentato nella cultura pop come la teocrazia islamica in Iran, Satrapi si era affermata come una dei fumettisti più influenti e rispettati al mondo. Le sue storie erano al tempo stesso intimiste e politiche: parlavano di depressione, traumi e conflitti interiori, ma anche della vita di donne e adolescenti sotto la dittatura iraniana, un tema a cui Satrapi aveva dedicato la maggior parte della sua produzione.

La fama di Satrapi è legata principalmente a Persepolis, che fu pubblicata tra il 2000 e il 2003 sulla rivista francese Collection Ciboulette e spostò molte asticelle nel fumetto d’autore. Era un’opera ibrida, influenzata sia dall’attualità che dalla storia personale di Satrapi, e pur essendo un racconto molto personale fu accostata fin da subito alle più grandi opere di graphic journalism, come Maus di Art Spiegelman.

Negli ultimi 26 anni la rappresentazione essenziale, cartoonesca e riflessiva che Satrapi fece di sé stessa, caratterizzata da un neo sul lato destro del naso sempre in bella vista, è diventata una delle più amate e riconoscibili del fumetto europeo. Per realizzare Persepolis partì dal racconto della sua famiglia, che aveva ideali progressisti e cosmopoliti e si opponeva tanto allo Scià quanto ai rivoluzionari khomeinisti, che nel 1979 istituirono il regime teocratico che resiste ancora oggi.

La sua infanzia fu caratterizzata dalla passione per il cinema, i fumetti e la musica degli Abba e dei Bee Gees e dai racconti dello zio Anoosh, un ex prigioniero politico che le insegnò i valori del comunismo. Nel 2007 il fumetto venne adattato in un film animato di grande successo, diretto dalla stessa Satrapi.

Nel 2004 pubblicò Pollo alle prugne, il suo secondo fumetto più famoso. Il protagonista è Nasser Ali Khan, un celebre musicista e virtuoso del tar, uno strumento a sei corde simile a un liuto, molto rispettato dalla sua comunità. Dopo che la moglie rompe il suo strumento, Nasser Ali perde ogni desiderio di vivere e comincia a deprimersi, sviluppando una grande sofferenza che diventa il filo conduttore di tutta la storia.

Satrapi era nata nella città iraniana di Rasht nel 1969 ma aveva trascorso l’adolescenza a Vienna, in Austria, dove si era trasferita per frequentare le superiori. Tornò in Iran per frequentare l’università di Teheran, ci rimase per qualche anno e si sposò. Nel 1994, dopo la fine del suo primo matrimonio, si trasferì in Francia.

Da molti anni aveva una relazione con il produttore, autore e sceneggiatore Mattias Ripa, morto nel 2025, con cui condivideva tutti i suoi progetti artistici. Satrapi era nota anche per la sua lunga collaborazione con il New York Times, per cui curava un’apprezzata rubrica illustrata. Nel 2023 aveva pubblicato il fumetto Donna, vita, libertà, dedicato alla morte di Mahsa Amini e scritto insieme al politologo Farid Vahid, al reporter Jean-Pierre Perrin e allo storico Abbas Milani.

Satrapi era anche una regista. Oltre agli adattamenti di Persepolis e Pollo alle prugne diresse anche La bande des Jotas (2012), The Voices (2014) e Radioactive (2019), quest’ultimo dedicato alla vita della scienziata francese Marie Curie.

giovedì 28 maggio 2026

Francesco Soncini, nei suoi quadri c'era la Parma più genuina


 

 


 



Francesco Soncini, nei suoi quadri c'era la Parma più genuina
Pittore, ritrattista e caricaturista: il Palio e una vita di impegno culturale e civile
di Lorenzo Sartorio

26 Maggio 2026

La parmigianità ed il mondo dell’arte sono in lutto per la scomparsa di Francesco Soncini (il «Soncio») valente pittore, ritrattista, caricaturista, persona di vasta cultura con un grande amore per la sua città che ha testimoniato in tutta la sua vita fino all’ultimo.Classe 1935, era nato nel cuore di Parma, tra quella ragnatela di borghi all’ombra della chiesa santuario di San Quintino in via XXII luglio: borgo Onorato (l’antico Borgo Gallinara). Era considerato uno degli ultimi «pramzàn dal sas», non solo per la profonda conoscenza di Parma, ma per quella vis artistica che lo aveva portato a rappresentare la nostra città nei suoi disegni, in modo simpatico, estroso, allegro, spensierato, divertente che non offendeva mai, ma che rappresentava anche i monumenti più importanti ed i personaggi più illustri con un sarcasmo sottile, pungente e fuori dagli schemi, come, fuori dagli schemi, era la firma che apponeva alle sue opere rappresentata da un simpatico ragnetto che sembrava quasi sorridere e compiacersi delle umane debolezze e dei grandi trascorsi della città ducale. Dopo le medie frequentò l’ Istituto tecnico Melloni per ragionieri «per evitare (come ebbe a dire agli amici) il latino». Dopo 4 anni di sofferenza per quel corso scolastico che non era certamente nelle sue corde, si iscrisse all'Istituto d'Arte Paolo Toschi dove si diplomò in scenotecnica. Lavorò come cartografo e come disegnatore pubblicitario, meccanico ed edile sino ad arrivare all'abilitazione per l'insegnamento. Frequentò a «Cinecittà» un corso per aiuto-regista diretto da Luchino Visconti, lavorò al «Vittorioso» dove conobbe Jacovitti che, indubbiamente, lasciò in «Soncio» un’indelebile traccia che in seguito ritrovò nelle sue opere. Un'attività vulcanica, quella di Francesco, non solo nel mondo dell’arte ma anche a sostegno della scuola, dell’infanzia, dello sport, delle tradizioni e della storia locale che lo portò alla presidenza del «Palio di Parma». Per una decina d'anni dipinse i drappi per i premi, creò il manifesto ed i simboli delle cinque Porte, il gioco della dama in costume, la «Cena dei Capitani» e la benedizione in Cattedrale dei palii. Collaborò con diversi giornali con illustrazioni, novelle e saggistica varia, in special modo, con la Gazzetta di Parma. Partecipò a diverse mostre e pubblicò libri su varie tematiche. 
Sposato con la pittrice Gianna Monti, padre di due figlie e affettuosissimo nonno di due nipoti era legatissimo alla famiglia.«Ho avuto la fortuna di aver conosciuto il «Soncio» - ricorda Giuseppe Mezzadri, già presidente dell’associazione culturale "Parma Nostra", animatore, con Andrea Mondini, della Consulta Dialettale ed autore di diverse pubblicazioni - e di avere goduto della sua amicizia. Francesco era una persona gentile, dotata di una formidabile ironia, sempre sorridente e disponibile. Mai che si desse arie anche se, conoscendo la sua storia di uomo e di artista, avrebbe potuto darsele. Personalmente sono in debito con lui perché, nel 2007, illustrò ed arricchì il mio terzo libro "Pärma e Brazil" con una serie di gustosi disegni. Nel 2014 ho potuto inserire nel mio quinto libro, "La Nostra Parma", oltre alla bella copertina, alcuni disegni stupendi e spiritosi nei quali "Tortoréla" che veniva invitato a donare il sangue. Erano disegni facenti parte della serie che aveva eseguito a sostegno della campagna di promozione delle donazioni di sangue dell’Avis. A proposito di personaggi, nel 2010, avevamo dato vita ad una serie di "strisce". Lui creava la vignetta ed io la battuta che attribuivo a "Scorsamära" un personaggio di mia creazione. Fu una preziosa presenza per alcune importanti realtà culturali parmigiane come la "Dante Alighier" ed, ovviamente, per il "Palio di Parma". Infine vorrei segnalare, in particolare, l’illustrazione della "Divina Commedia" con una serie di disegni a colori uno più bello dell’altro».Anche Luciano Vezzani ricorda con commozione l’amico fraterno ed il fedele compagno di tante iniziative che avevano sicuramente come fine, non solo la promozione umana e culturale, ma anche sociale ed a sostegno della tutela dell’ambiente.
Lorenzo Sartorio



Francesco Soncini: mostra al Don Gnocchi



Quel «surrealismo padano» di Francesco Soncini

Francesco Soncini, noto come Soncio, gravita solitamente in strada Aurelio Saffi, tra l'Istituto «Don Gnocchi» e via Dalmazia: un piccolissimo mondo, nel quale l'estroso pittore e umorista si trova perfettamente a proprio agio anche perché è certamente una simpatica persona, così come sono simpatici e gradevoli i suoi disegni. Abbiamo un passato in comune, sia per quanto riguarda le mostre (gliene ho organizzata una, molto raffinata e coerente, tanti anni fa alla galleria Giordani di strada Cairoli sul tema di Don Chisciotte, già inserita nel surrealismo, che Soncini ama moltissimo) sia per quanto concerne le storie a fumetti (gli avevo scritto i testi per uno strano personaggio, «Il ragioniere», che, quando portava fuori il gatto, sognava di essere fra le tigri del Borneo, ma aveva sempre una moglie concreta che lo riportava alla realtà. Poi, sulla Gazzetta, abbiamo pubblicato una rubrica di oroscopi, con personaggi conosciuti sempre ironici e semplici da capire.
Insomma, una storia lunga una vita, anche se il Soncio non ha fatto molte mostre, forse per pigrizia, forse perchè ha bisogno di qualcuno che gli assegni i temi e che lo sostenga moralmente nell'organizzazione
Così, questa mostra nel parco Bizzozero è un po' una sorpresa e un ritorno al passato. Diciamo subito che non si tratta di disegni umoristici, ai quali ci ha abituati da tempo il diabolico Francesco: sono, infatti dipinti a olio, realizzati in vari anni e offrono il tema comune della surrealtà.
Soncini ci sa fare anche quando abbandona la penna per il pennello e, nella sala dell'Università degli anziani di via Bizzozero, propone vari temi e vari personaggi: alcuni tra l'umano e l'animale. Il suo interesse maggiore sembra il cavallo, che ritorna spesso in questa serie di quadri, ma ci sono anche personaggi riconoscibili (come, ad esempio, Indro Montanelli) e composizioni varie, ma tutte nel filone storico del surrealismo.
Peccato che la personale sia un po' nascosta e quindi difficile da trovare (anche per colpa della mancanza di segnalazioni e di immagini) e quindi il povero Soncio non conterà sicuramente molti visitatori. Ma lui è fatto così: lascia tutto al caso e si adegua con filosofia a ciò che succede, senza impegnarsi troppo nel cambiare il destino di un pittore.
T.M.

fonte Gazzetta di Parma 

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I "Disegni in dialetto" di Francesco Soncini



sabato 11 ottobre 2025

Jane Goodall

“Siamo la specie più intellettuale che abbia mai camminato sul pianeta, ma non siamo intelligenti. Se sei intelligente non distruggi la tua unica casa.”

(Jane Goodall)



Jane Goodall (1934 - 2025).
The chimpanzee whisperer and tireless champion of conservation. Her work changed our understanding of both primates and humanity.
Rest in peace. 🌿🖤
Nahid Maghsoudi



Jane Goodall Portrait by R.J. Matson, Portland, ME

https://www.politicalcartoons.com/cartoon/300568



Jane Goodall by Taylor Jones, 

Politicalcartoons.com


Jane Goodall
Fue una etóloga inglesa y Mensajera de la Paz de la Organización de las Naciones Unidas.​​
 by Becs, 
CagleCartoons.com



Jane Goodall by Jeremy Banx




Deb Milbrath
4 October 2025
RIP Jane Goodall
WHAT AN INSPIRATION…WHAT A LEGACY… and what a message that transcends conservation, environmentalism focus. In these stressful times… I think the young can bring new hope and direction to our fractured world and country. It is all about our future.
https://www.cartoonmovement.com/cartoon/rip-jane-goodall



Gianluca Costantini
@channeldraw
·
1 ott
Jane Goodall 🖤

Dalcio Machado



"Morte di Jane Goodall, la primatologa che ha rimesso l'uomo al suo posto", testo e disegno sul sito web di Jeune Afrique...
Damien Glez



Ci sono momenti che segnano la fine di un'era e le ultime parole di Sir David Attenborough al funerale della Dott.ssa Jane Goodall sono state esattamente queste 🥹! In piedi davanti a un mare di persone in lutto, l'amato naturalista ha reso omaggio alla sua amica di una vita e compagna pioniera, definendola "la coscienza della conservazione". La sua voce tremava mentre parlava di sei decenni di amicizia, spedizioni condivise e un'incrollabile fede nel potere della speranza. "Il mondo è più silenzioso senza di lei", ha detto, "ma il suo spirito sussurra ancora tra gli alberi".

È stato più di un addio, è stata una promessa che la sua eredità avrebbe continuato a guidare coloro che ascoltano la voce della natura. 

▶️ Guarda il sentito omaggio di Sir David Attenborough a Jane Goodall: un addio da una leggenda all'altra 👇👇

https://newstoday79.com/.../sir-david-attenboroughs.../

sabato 13 settembre 2025

Ciao Stefano Benni

 Ciao, Stefano…

© Riccardo Mannelli


Io ti amo

e se non ti basta

ruberò le stelle al cielo

per farne ghirlanda

e il cielo vuoto

non si lamenterà di ciò che ha perso

che la tua bellezza sola

riempirà l’universo

Io ti amo

e se non ti basta

vuoterò il mare

e tutte le perle verrò a portare

davanti a te

e il mare non piangerà

di questo sgarbo

che onde a mille, e sirene

non hanno l’incanto

di un tuo solo sguardo

Io ti amo

e se non ti basta

solleverò i vulcani

e il loro fuoco metterò

nelle tue mani, e sarà ghiaccio

per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo

e se non ti basta

anche le nuvole catturerò

e te le porterò domate

e su te piover dovranno

quando d’estate

per il caldo non dormi

e se non ti basta

perché il tempo si fermi

fermerò i pianeti in volo

e se non ti basta

vaffanculo.

Stefano Benni


© Riccardo Mannelli


La Luisona di Stefano Benni 

Al bar Sport non si mangia quasi mai. C'è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d'artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. Entrando dicono: «La meringa è un po' sciupata oggi. Sarà il caldo». Oppure: «È ora di dar la polvere ai krapfen». 

Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: «Hanno mangiato la Luisona!». 

La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo toccò, perché il suo gesto malvagio conteneva già in sé la più tremenda delle punizioni. Infatti fu trovato appena un'ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori. La Luisona si era vendicata. La particolarità di queste paste è infatti la non facile digeribilità. 

Quando la pasta viene ingerita, per prima cosa la granella buca l'esofago. Poi, quando la pasta arriva al fegato, questo la analizza e rinuncia, spostandosi di un colpo a sinistra e lasciandola passare. La pasta, ancora intera, percorre l'intestino e cade a terra intatta dopo pochi secondi. Se il barista non ha visto niente, potete anche rimetterla nella bacheca e andarvene. 

(Da «Bar Sport» di Stefano Benni)

Vauro per Benni





Pennac, 'a Stefano Benni la malattia ha tolto la risata'
'Lassù ha aperto uno studio da psicanalista, domani vedrà Dio'
Quando morì Federico Fellini "Stefano Benni mi ha detto che è morto perché non poteva più sognare.
Ed era vero, era clinicamente vero.
I farmaci che prendeva Fellini per la sua malattia gli avevano impedito di continuare a sognare. Per trent'anni aveva appuntato i suoi sogni in un diario. Disegnava e dipingeva. E di colpo non ha più potuto sognare. A Stefano è successa la stessa cosa, ma con la risata: di colpo la malattia gli ha tolto la capacità di ridere, quella risata che per tutta la sua vita lui ci ha offerto". Lo ha detto lo scrittore francese Daniel Pennac ricordando l'amico Stefano Benni durante la camera ardente all'Archiginnasio.
    Pennac ha regalato ai familiari di Benni e ai tanti cittadini presenti un omaggio commosso e surreale, nel suo stile narrativo. Pennac ha rievocato scherzi e invenzioni condivise: "Il giorno in cui mi hai fatto ridere di più - ha detto - è stato quando mi hai detto che avresti aperto uno studio di psicanalista per curare gli insetti e gli animali: una formica individualista, un cane che non sopportava l'odore del padrone, un elefante complessato per la sua proboscide". Poi l'immagine finale, sospesa tra poesia e ironia: "Questa notte ho visto Stefano, ha aperto il suo studio di psicanalista lassù. Il suo primo cliente è un angelo che soffre di vertigini.
    Domani riceverà Dio, che è depresso perché avrebbe voluto un giorno in più per completare la creazione e rendere l'uomo un po' meno stupido, meno aggressivo, più tranquillo". Pennac ha concluso con un saluto tenero e ironico: "Coraggio, caro Stefano, con Dio. E presto arriveremo tutti lì, insieme a te".

"Camullo" di Stefano Benni

Ciao Stefano, avevi cominciato a lasciarci già da un po', ma ora non possiamo pensare che il Lupo non ci sia più. 

Ti ricordiamo con il "Camullo" che avevi disegnato tu stesso.

Riempi pure l'altro mondo di storie!

Stefano Benni 12 agosto 1947 – 9 settembre 2025

Gallucci Editore

il treno per Forte dei Marmi va a Firenze
devo vedermi con questo premio (opera di Altan) che è già arrivato e ne ha approfittato per un bagno
è crucciato, si è reso conto di non essersi mai dato a Stefano Benni che ne starà ridendo dietro un bicchiere
Fabio Magnasciutti




festival_satira:

A Stefano Benni, uno dei più grandi scrittori satirici italiani, paradossalmente mai premiato dal Premio Satira.

Ascoltate la sua lingua che si impenna nelle invenzioni onomastiche e arriva qui a sfottervi («A Forte dei Marmi il jet-set internazionale si è riunito nella villa del conte Ottavio della Squama Bufalino per festeggiare la contessina Maggioranza della Squama Bufalino che compiva 18 anni»).

Il Premio, pentito, ti saluta, Lupo, e continuerà a leggerti.

Lamento del mercante d’armi

Ho venduto un pezzo di cannone

poi le ruote e un altro pezzo di cannone

la culatta e l’otturatore

il mirino e un altro pezzo di cannone

e altri tre pezzi di cannone

e adesso c’è uno in televisione

che dice che mi spara col mio cannone

chi lo sapeva che coi pezzi di cannone

avrebbe fatto un cannone?

Se lo avessi saputo

mica avrei accettato l’ordinazione.

Ho venduto cento elicotteri

con relativo armamento

e un sistema puntamento missili

e un sistema anti-sistema di puntamento

adesso l’elicottero è lì che spia

come un falco sopra casa mia.

Se lo avessi saputo cosa voleva fare

non gli avrei venduto la testata nucleare

era così distinto, un vero signore

chi poteva sapere che era un dittatore?

Se avessi saputo che un cliente

può diventare un nemico

della mia patria

dell’Occidente

vi giuro gente

lo giuro sui figli

lo giuro su Gesù

gli avrei fatto pagare

il cinquanta per cento in più.

Da qui si vede

la mia buona fede.

Stefano Benni


© Tartarotti


È morto all’età di 78 anni Stefano Benni, scrittore, giornalista e drammaturgo. A causa di una lunga malattia, si era ritirato a vita privata. Autore di vari romanzi e antologie di racconti di successo, tra i quali Bar Sport, Elianto, Terra!, La compagnia dei celestini, Baol, Comici spaventati guerrieri, Saltatempo, Margherita Dolcevita, Spiriti, Il bar sotto il mare e Pane e tempesta. I suoi libri sono stati tradotti in più di 30 lingue. In segno di protesta contro i tagli alla cultura e alla scuola attuati dal governo Renzi, nel 2015 pubblicò sulla sua pagina Facebook ufficiale una lettera in cui spiegava le sue ragioni nell'aver rifiutato il premio Vittorio de Sica, attribuito annualmente ad alte personalità italiane e straniere che si sono distinte nelle arti.


L’indicazione data da suo figlio, che ne ha annunciato la scomparsa è di leggere le opere di Stefano a voce alta:

“Una cosa che Stefano mi aveva detto più volte è che gli sarebbe piaciuto che la gente lo ricordasse leggendo ad alta voce i suoi racconti. Come alcuni di voi sapranno, Stefano era molto affezionato al reading come forma artistica, lettura ad alta voce – spesso accompagnato da musicisti. Quindi, se volete ricordarlo, vi invito in questi giorni a leggere le opere di Stefano che vi stanno più a cuore a chi vi sta vicino”.