Francesco Soncini, noto come Soncio, gravita solitamente in strada Aurelio Saffi, tra l'Istituto «Don Gnocchi» e via Dalmazia: un piccolissimo mondo, nel quale l'estroso pittore e umorista si trova perfettamente a proprio agio anche perché è certamente una simpatica persona, così come sono simpatici e gradevoli i suoi disegni. Abbiamo un passato in comune, sia per quanto riguarda le mostre (gliene ho organizzata una, molto raffinata e coerente, tanti anni fa alla galleria Giordani di strada Cairoli sul tema di Don Chisciotte, già inserita nel surrealismo, che Soncini ama moltissimo) sia per quanto concerne le storie a fumetti (gli avevo scritto i testi per uno strano personaggio, «Il ragioniere», che, quando portava fuori il gatto, sognava di essere fra le tigri del Borneo, ma aveva sempre una moglie concreta che lo riportava alla realtà. Poi, sulla Gazzetta, abbiamo pubblicato una rubrica di oroscopi, con personaggi conosciuti sempre ironici e semplici da capire.
Insomma, una storia lunga una vita, anche se il Soncio non ha fatto molte mostre, forse per pigrizia, forse perchè ha bisogno di qualcuno che gli assegni i temi e che lo sostenga moralmente nell'organizzazione
Così, questa mostra nel parco Bizzozero è un po' una sorpresa e un ritorno al passato. Diciamo subito che non si tratta di disegni umoristici, ai quali ci ha abituati da tempo il diabolico Francesco: sono, infatti dipinti a olio, realizzati in vari anni e offrono il tema comune della surrealtà.
Soncini ci sa fare anche quando abbandona la penna per il pennello e, nella sala dell'Università degli anziani di via Bizzozero, propone vari temi e vari personaggi: alcuni tra l'umano e l'animale. Il suo interesse maggiore sembra il cavallo, che ritorna spesso in questa serie di quadri, ma ci sono anche personaggi riconoscibili (come, ad esempio, Indro Montanelli) e composizioni varie, ma tutte nel filone storico del surrealismo.
Peccato che la personale sia un po' nascosta e quindi difficile da trovare (anche per colpa della mancanza di segnalazioni e di immagini) e quindi il povero Soncio non conterà sicuramente molti visitatori. Ma lui è fatto così: lascia tutto al caso e si adegua con filosofia a ciò che succede, senza impegnarsi troppo nel cambiare il destino di un pittore.
fonte Gazzetta di Parma










































