Francesco Soncini, nei suoi quadri c'era la Parma più genuina
Pittore, ritrattista e caricaturista: il Palio e una vita di impegno culturale e civile
di Lorenzo Sartorio
26 Maggio 2026
La parmigianità ed il mondo dell’arte sono in lutto per la scomparsa di Francesco Soncini (il «Soncio») valente pittore, ritrattista, caricaturista, persona di vasta cultura con un grande amore per la sua città che ha testimoniato in tutta la sua vita fino all’ultimo.Classe 1935, era nato nel cuore di Parma, tra quella ragnatela di borghi all’ombra della chiesa santuario di San Quintino in via XXII luglio: borgo Onorato (l’antico Borgo Gallinara). Era considerato uno degli ultimi «pramzàn dal sas», non solo per la profonda conoscenza di Parma, ma per quella vis artistica che lo aveva portato a rappresentare la nostra città nei suoi disegni, in modo simpatico, estroso, allegro, spensierato, divertente che non offendeva mai, ma che rappresentava anche i monumenti più importanti ed i personaggi più illustri con un sarcasmo sottile, pungente e fuori dagli schemi, come, fuori dagli schemi, era la firma che apponeva alle sue opere rappresentata da un simpatico ragnetto che sembrava quasi sorridere e compiacersi delle umane debolezze e dei grandi trascorsi della città ducale. Dopo le medie frequentò l’ Istituto tecnico Melloni per ragionieri «per evitare (come ebbe a dire agli amici) il latino». Dopo 4 anni di sofferenza per quel corso scolastico che non era certamente nelle sue corde, si iscrisse all'Istituto d'Arte Paolo Toschi dove si diplomò in scenotecnica. Lavorò come cartografo e come disegnatore pubblicitario, meccanico ed edile sino ad arrivare all'abilitazione per l'insegnamento. Frequentò a «Cinecittà» un corso per aiuto-regista diretto da Luchino Visconti, lavorò al «Vittorioso» dove conobbe Jacovitti che, indubbiamente, lasciò in «Soncio» un’indelebile traccia che in seguito ritrovò nelle sue opere. Un'attività vulcanica, quella di Francesco, non solo nel mondo dell’arte ma anche a sostegno della scuola, dell’infanzia, dello sport, delle tradizioni e della storia locale che lo portò alla presidenza del «Palio di Parma». Per una decina d'anni dipinse i drappi per i premi, creò il manifesto ed i simboli delle cinque Porte, il gioco della dama in costume, la «Cena dei Capitani» e la benedizione in Cattedrale dei palii. Collaborò con diversi giornali con illustrazioni, novelle e saggistica varia, in special modo, con la Gazzetta di Parma. Partecipò a diverse mostre e pubblicò libri su varie tematiche.
Sposato con la pittrice Gianna Monti, padre di due figlie e affettuosissimo nonno di due nipoti era legatissimo alla famiglia.«Ho avuto la fortuna di aver conosciuto il «Soncio» - ricorda Giuseppe Mezzadri, già presidente dell’associazione culturale "Parma Nostra", animatore, con Andrea Mondini, della Consulta Dialettale ed autore di diverse pubblicazioni - e di avere goduto della sua amicizia. Francesco era una persona gentile, dotata di una formidabile ironia, sempre sorridente e disponibile. Mai che si desse arie anche se, conoscendo la sua storia di uomo e di artista, avrebbe potuto darsele. Personalmente sono in debito con lui perché, nel 2007, illustrò ed arricchì il mio terzo libro "Pärma e Brazil" con una serie di gustosi disegni. Nel 2014 ho potuto inserire nel mio quinto libro, "La Nostra Parma", oltre alla bella copertina, alcuni disegni stupendi e spiritosi nei quali "Tortoréla" che veniva invitato a donare il sangue. Erano disegni facenti parte della serie che aveva eseguito a sostegno della campagna di promozione delle donazioni di sangue dell’Avis. A proposito di personaggi, nel 2010, avevamo dato vita ad una serie di "strisce". Lui creava la vignetta ed io la battuta che attribuivo a "Scorsamära" un personaggio di mia creazione. Fu una preziosa presenza per alcune importanti realtà culturali parmigiane come la "Dante Alighier" ed, ovviamente, per il "Palio di Parma". Infine vorrei segnalare, in particolare, l’illustrazione della "Divina Commedia" con una serie di disegni a colori uno più bello dell’altro».Anche Luciano Vezzani ricorda con commozione l’amico fraterno ed il fedele compagno di tante iniziative che avevano sicuramente come fine, non solo la promozione umana e culturale, ma anche sociale ed a sostegno della tutela dell’ambiente.
Lorenzo Sartorio
Francesco Soncini: mostra al Don Gnocchi
Quel «surrealismo padano» di Francesco Soncini
Francesco Soncini, noto come Soncio, gravita solitamente in strada Aurelio Saffi, tra l'Istituto «Don Gnocchi» e via Dalmazia: un piccolissimo mondo, nel quale l'estroso pittore e umorista si trova perfettamente a proprio agio anche perché è certamente una simpatica persona, così come sono simpatici e gradevoli i suoi disegni. Abbiamo un passato in comune, sia per quanto riguarda le mostre (gliene ho organizzata una, molto raffinata e coerente, tanti anni fa alla galleria Giordani di strada Cairoli sul tema di Don Chisciotte, già inserita nel surrealismo, che Soncini ama moltissimo) sia per quanto concerne le storie a fumetti (gli avevo scritto i testi per uno strano personaggio, «Il ragioniere», che, quando portava fuori il gatto, sognava di essere fra le tigri del Borneo, ma aveva sempre una moglie concreta che lo riportava alla realtà. Poi, sulla Gazzetta, abbiamo pubblicato una rubrica di oroscopi, con personaggi conosciuti sempre ironici e semplici da capire.
Insomma, una storia lunga una vita, anche se il Soncio non ha fatto molte mostre, forse per pigrizia, forse perchè ha bisogno di qualcuno che gli assegni i temi e che lo sostenga moralmente nell'organizzazione
Così, questa mostra nel parco Bizzozero è un po' una sorpresa e un ritorno al passato. Diciamo subito che non si tratta di disegni umoristici, ai quali ci ha abituati da tempo il diabolico Francesco: sono, infatti dipinti a olio, realizzati in vari anni e offrono il tema comune della surrealtà.
Soncini ci sa fare anche quando abbandona la penna per il pennello e, nella sala dell'Università degli anziani di via Bizzozero, propone vari temi e vari personaggi: alcuni tra l'umano e l'animale. Il suo interesse maggiore sembra il cavallo, che ritorna spesso in questa serie di quadri, ma ci sono anche personaggi riconoscibili (come, ad esempio, Indro Montanelli) e composizioni varie, ma tutte nel filone storico del surrealismo.
Peccato che la personale sia un po' nascosta e quindi difficile da trovare (anche per colpa della mancanza di segnalazioni e di immagini) e quindi il povero Soncio non conterà sicuramente molti visitatori. Ma lui è fatto così: lascia tutto al caso e si adegua con filosofia a ciò che succede, senza impegnarsi troppo nel cambiare il destino di un pittore.
Francesco Soncini, noto come Soncio, gravita solitamente in strada Aurelio Saffi, tra l'Istituto «Don Gnocchi» e via Dalmazia: un piccolissimo mondo, nel quale l'estroso pittore e umorista si trova perfettamente a proprio agio anche perché è certamente una simpatica persona, così come sono simpatici e gradevoli i suoi disegni. Abbiamo un passato in comune, sia per quanto riguarda le mostre (gliene ho organizzata una, molto raffinata e coerente, tanti anni fa alla galleria Giordani di strada Cairoli sul tema di Don Chisciotte, già inserita nel surrealismo, che Soncini ama moltissimo) sia per quanto concerne le storie a fumetti (gli avevo scritto i testi per uno strano personaggio, «Il ragioniere», che, quando portava fuori il gatto, sognava di essere fra le tigri del Borneo, ma aveva sempre una moglie concreta che lo riportava alla realtà. Poi, sulla Gazzetta, abbiamo pubblicato una rubrica di oroscopi, con personaggi conosciuti sempre ironici e semplici da capire.
Insomma, una storia lunga una vita, anche se il Soncio non ha fatto molte mostre, forse per pigrizia, forse perchè ha bisogno di qualcuno che gli assegni i temi e che lo sostenga moralmente nell'organizzazione
Così, questa mostra nel parco Bizzozero è un po' una sorpresa e un ritorno al passato. Diciamo subito che non si tratta di disegni umoristici, ai quali ci ha abituati da tempo il diabolico Francesco: sono, infatti dipinti a olio, realizzati in vari anni e offrono il tema comune della surrealtà.
Soncini ci sa fare anche quando abbandona la penna per il pennello e, nella sala dell'Università degli anziani di via Bizzozero, propone vari temi e vari personaggi: alcuni tra l'umano e l'animale. Il suo interesse maggiore sembra il cavallo, che ritorna spesso in questa serie di quadri, ma ci sono anche personaggi riconoscibili (come, ad esempio, Indro Montanelli) e composizioni varie, ma tutte nel filone storico del surrealismo.
Peccato che la personale sia un po' nascosta e quindi difficile da trovare (anche per colpa della mancanza di segnalazioni e di immagini) e quindi il povero Soncio non conterà sicuramente molti visitatori. Ma lui è fatto così: lascia tutto al caso e si adegua con filosofia a ciò che succede, senza impegnarsi troppo nel cambiare il destino di un pittore.
T.M.
fonte Gazzetta di Parma



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