lunedì 15 giugno 2026

Tira e molla

 

Senza titolo 

Agim Sulaj

Mi sono permessa di dare un nome a questo bel disegno di Agim Sulaj, "Tira e molla", perchè riguarda i rapporti tra Europa ed Asia.

L'eterno conflitto tra Europa e Asia è una dicotomia geopolitica e culturale che attraversa i millenni. Non si tratta di una singola guerra, ma di una costante ridefinizione dei confini fisici (Urali, Caucaso, Bosforo) e ideologici. Le dinamiche si articolano attraverso diverse fasi storiche e contemporanee.


© Agim Sulaj (Italia). Vignettista, illustratore e pittore di origine albanese, diplomato dall’Accademia di Belle Arti di Tirana. Collaborava dal 1985 con la rivista politica-satirica Hosteni dove scopre il mondo dello humour e della satira, che diventerà uno dei suoi ambiti artistici preferiti. Dal 1993, vive e lavora a Rimini dove si trasferì con la sua famiglia. Ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2000. Vincitore di diversi premi di satira, tra cui anche il primo Premio Una Vignetta per l’Europa nel 2012. Espone le sue opere in diverse gallerie, tra cui quella di Lugano e l’Alpha Gallery di Londra. I suoi quadri sono nelle collezioni permanenti di più musei in Europa e negli USA.

Sito: https://www.agimsulaj.com/index.shtml

Le Monde made in China di Agim Sulaj

 

Le Monde made in China

Agim Sulaj


© Agim Sulaj (Italia). Vignettista, illustratore e pittore di origine albanese, diplomato dall’Accademia di Belle Arti di Tirana. Collaborava dal 1985 con la rivista politica-satirica Hosteni dove scopre il mondo dello humour e della satira, che diventerà uno dei suoi ambiti artistici preferiti. Dal 1993, vive e lavora a Rimini dove si trasferì con la sua famiglia. Ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2000. Vincitore di diversi premi di satira, tra cui anche il primo Premio Una Vignetta per l’Europa nel 2012. Espone le sue opere in diverse gallerie, tra cui quella di Lugano e l’Alpha Gallery di Londra. I suoi quadri sono nelle collezioni permanenti di più musei in Europa e negli USA.

Sito: https://www.agimsulaj.com/index.shtml

Europe

 


Europe 
Agim Sulaj


© Agim Sulaj (Italia). Vignettista, illustratore e pittore di origine albanese, diplomato dall’Accademia di Belle Arti di Tirana. Collaborava dal 1985 con la rivista politica-satirica Hosteni dove scopre il mondo dello humour e della satira, che diventerà uno dei suoi ambiti artistici preferiti. Dal 1993, vive e lavora a Rimini dove si trasferì con la sua famiglia. Ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2000. Vincitore di diversi premi di satira, tra cui anche il primo Premio Una Vignetta per l’Europa nel 2012. Espone le sue opere in diverse gallerie, tra cui quella di Lugano e l’Alpha Gallery di Londra. I suoi quadri sono nelle collezioni permanenti di più musei in Europa e negli USA.

Sito: https://www.agimsulaj.com/index.shtml

lunedì 8 giugno 2026

Marjane Satrapi

 È scomparsa all'età di 56 anni Marjane Satrapi, artista e intellettuale iraniana, autrice del romanzo a fumetti, Persepolis, con cui aveva raccontato la sua vita durante la Rivoluzione islamica in Iran.

⚫ Marjane Satrapi

Maria Picasso

Sei sempre stata speciale

Gianluca Costantini 



#marjanesatrapi #Iran #Persia #Persepolis #diritti #bombe

Chère Marjane, merci.

Mauro Biani 


«Punk is not dead : Marjane restera. Eternelle et rebelle.»
«Marjane Satrapi est morte de chagrin. Elle a dit merde à cette vie qui lui a arraché son grand amour. Elle a tiré un trait. Ce même trait puissant qui a fait sa renommée, son talent, Persepolis, son engagement et son combat contre le régime des mollahs. Toute sa vie elle n’aura eu de cesse de défendre la liberté du peuple iranien, la liberté des femmes face à l’oppression religieuse, la liberté de créer. Dans son monde entre noirceur et lumière, elle était rire et gravité, caractère et sensibilité, force et fragilité. Toute en contraste.»
✍️ Coco, dessinatrice à Libé, rend hommage à la dessinatrice, avec qui elle avait collaboré pour le livre collectif Femme, vie, liberté, publié en 2023.



Cartooning for Peace rend hommage à Marjane Satrapi, tristement disparue hier. Au delà de son immense talent qui aura marqué l'histoire de la bande dessinée, son combat pour la liberté et les droits des femmes, notamment dans son pays l'Iran, reste un exemple et une leçon de vie.

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Cartooning for Peace pays tribute to Marjane Satrapi, who sadly passed away yesterday. Beyond her immense talent, which left an indelible mark on the history of comic books, her fight for freedom and women’s rights, particularly in her home country of Iran, remains an inspiration and a lesson in life.

✏️ YAS caricature - illustration (France),   Marco De Angelis (Italy) 

YAS caricature - illustration (France)


Marco De Angelis (Italy)




Cette case extraite des premières pages de Persepolis pourrait résumer à elle seule le parcours exceptionnel de Marjane Satrapi qui vient de quitter ce monde dans la fleur de l'âge. Elle a apporté un souffle nouveau au monde du roman graphique autobiographique. Transformant la création en acte de résistance et de libération, d'abord pour elle-même puis pour les générations de créatrices qu'elle a marqué et qui lui ont emboîté le pas. Son oeuvre est à la fois intemporelle et actuelle. Adieu et merci Marjane!
Michel Kichka


Mon hommage à Marjane Satrapi, l’artiste qui, la première, a montré au monde la vérité complexe sur l’Iran avec une telle simplicité et un tel génie dans son Persepolis intemporel, qui n’a jamais cessé d’être la voix des Iraniens, qui est née dans ma ville natale et a vécu la même expérience que moi durant mon enfance et mon adolescence. Merci, Marjane!
#marjanesatrapi
#persepolis
Kianoush Ramezani

Sad, sad news... R.I.P. Marjane Satrapi...

#caricature #marjanesatrapi #persepolis #RIP

Theodossis Teneketzidis



In memoria della grande artista Marjane Satrapi

Gio /Mariagrazia Quaranta

www.caricaturegio.altervista.it


Marjane Satrapi (1969-2026).
Damien Glez



#MarjaneSatrapi #Satrapi #Persepolis #Iran #Freedom #Art #Cartooning To Marjane Satrapi. Thank you for your courage, your art, your humor, but above all, for the inspiration.
Pedro XMolina


1969-2026
L’ironia di Marjane Satrapi ce la fa piangere e rimpiangere


Nell’opera di Marjane Satrapi c’è la storia dell’Iran e del suo passaggio dalla monarchia alla repubblica teocratica, la storia epica di una rivoluzione mancata. Ci sono le vicende di una famiglia e di una società con la quale abbiamo molto in comune. Ci sono le aspettative umane e personali di una ragazzina con cui è inevitabile identificarsi. C’è tutta Marjane, e dunque c’è un po’ di ognuna di noi.
È stata “integra”, Marjane, fino in fondo. Seguendo l’insegnamento di quella nonna a cui va il mio pensiero ogni volta che mi sfiora il profumo dei gelsomini. La nonna, così intelligente e anticonformista, coraggiosa e fiera, sempre viva nei suoi pensieri e vicina nei periodi più bui, la nonna che abbiamo conosciuto e amato anche noi.
La fine di Marjane mi ha molto colpito. C’è una sua intervista nella quale, in tempi non sospetti, afferma di pensare spesso alla morte. Lo dice scherzando, ma per sottolineare quanto sia importante vivere pienamente, non a metà, non aspettando il momento in cui inevitabilmente smetteremo di respirare. Aggiunge anche che, quando accadrà, i suoi amici la dovranno piangere e parecchio! Non vuole assolutamente che la sua morte sia solo l’occasione per bere un bicchiere alla sua memoria: “Je veux qu’ils me pleurent!”, dice ridendo e fumando una sigaretta.
E ora che è successo, è così anche per me: la piango e la rimpiango, e non posso fare a meno di sorridere di questa sua ennesima battuta.
Grazie Marjane, di cuore, di tutto l’amore e l’arte che hai condiviso.

Marilena Nardi per Domani


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BY POST

È morta la fumettista Marjane Satrapi, autrice di “Persepolis”

Aveva 56 anni: nel suo fumetto più famoso aveva raccontato la sua vita durante la Rivoluzione islamica in Iran

È morta a 56 anni Marjane Satrapi, fumettista franco-iraniana tra le più importanti al mondo e nota soprattutto per Persepolis, fumetto in cui raccontò la sua infanzia in Iran durante la rivoluzione islamica del 1979 e il suo successivo trasferimento in Europa. «Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita», ha scritto la famiglia in una dichiarazione inviata all’agenzia di stampa francese AFP.

Con il suo stile di disegno minimale, il suo utilizzo espressivo del bianco e nero e la sua capacità di raccontare un contesto molto poco rappresentato nella cultura pop come la teocrazia islamica in Iran, Satrapi si era affermata come una dei fumettisti più influenti e rispettati al mondo. Le sue storie erano al tempo stesso intimiste e politiche: parlavano di depressione, traumi e conflitti interiori, ma anche della vita di donne e adolescenti sotto la dittatura iraniana, un tema a cui Satrapi aveva dedicato la maggior parte della sua produzione.

La fama di Satrapi è legata principalmente a Persepolis, che fu pubblicata tra il 2000 e il 2003 sulla rivista francese Collection Ciboulette e spostò molte asticelle nel fumetto d’autore. Era un’opera ibrida, influenzata sia dall’attualità che dalla storia personale di Satrapi, e pur essendo un racconto molto personale fu accostata fin da subito alle più grandi opere di graphic journalism, come Maus di Art Spiegelman.

Negli ultimi 26 anni la rappresentazione essenziale, cartoonesca e riflessiva che Satrapi fece di sé stessa, caratterizzata da un neo sul lato destro del naso sempre in bella vista, è diventata una delle più amate e riconoscibili del fumetto europeo. Per realizzare Persepolis partì dal racconto della sua famiglia, che aveva ideali progressisti e cosmopoliti e si opponeva tanto allo Scià quanto ai rivoluzionari khomeinisti, che nel 1979 istituirono il regime teocratico che resiste ancora oggi.

La sua infanzia fu caratterizzata dalla passione per il cinema, i fumetti e la musica degli Abba e dei Bee Gees e dai racconti dello zio Anoosh, un ex prigioniero politico che le insegnò i valori del comunismo. Nel 2007 il fumetto venne adattato in un film animato di grande successo, diretto dalla stessa Satrapi.

Nel 2004 pubblicò Pollo alle prugne, il suo secondo fumetto più famoso. Il protagonista è Nasser Ali Khan, un celebre musicista e virtuoso del tar, uno strumento a sei corde simile a un liuto, molto rispettato dalla sua comunità. Dopo che la moglie rompe il suo strumento, Nasser Ali perde ogni desiderio di vivere e comincia a deprimersi, sviluppando una grande sofferenza che diventa il filo conduttore di tutta la storia.

Satrapi era nata nella città iraniana di Rasht nel 1969 ma aveva trascorso l’adolescenza a Vienna, in Austria, dove si era trasferita per frequentare le superiori. Tornò in Iran per frequentare l’università di Teheran, ci rimase per qualche anno e si sposò. Nel 1994, dopo la fine del suo primo matrimonio, si trasferì in Francia.

Da molti anni aveva una relazione con il produttore, autore e sceneggiatore Mattias Ripa, morto nel 2025, con cui condivideva tutti i suoi progetti artistici. Satrapi era nota anche per la sua lunga collaborazione con il New York Times, per cui curava un’apprezzata rubrica illustrata. Nel 2023 aveva pubblicato il fumetto Donna, vita, libertà, dedicato alla morte di Mahsa Amini e scritto insieme al politologo Farid Vahid, al reporter Jean-Pierre Perrin e allo storico Abbas Milani.

Satrapi era anche una regista. Oltre agli adattamenti di Persepolis e Pollo alle prugne diresse anche La bande des Jotas (2012), The Voices (2014) e Radioactive (2019), quest’ultimo dedicato alla vita della scienziata francese Marie Curie.

martedì 2 giugno 2026

2 giugno 2026: la Repubblica festeggia gli 80 anni!

I volti della Repubblica

“La Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”

Sergio Mattarella



Buona Festa della Repubblica !

2 giugno 1946 - 2 giugno 2026

Marilena Nardi



...Res-pubblica è Res-istenza!


Gio

www.caricaturegio.altervista.it



2 giugno 2026 

Si festeggiano gli ottant'anni dalla nascita della nostra Repubblica. 

Alcuni la vorrebbero ringiovanire con qualche ritocchino ma forse il modo migliore per festeggiarla sarebbe quello di rispettare quanto ci  ha tentato di insegnare con la Costituzione.

Gianfranco Uber



#FestadellaRepubblica #Italia #80anni

Tutte/i insieme. #Costituzione, #Democrazia e #Repubblica.

Cavalli "disertori" montati da bambini figli del mondo.

Grazie.

Mauro Biani





"FESTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA" - 80 anni dalla proclamazione - 2 Giugno 2026_🇮🇹

"Le donne al voto" - "Nasce la Repubblica Italiana"- "Elezione della Assemblea Costituente" _(immagini tratte dal Calendario 2026 Della ANFCDG)
Marco D'Agostino


"Ottant'anni fa nasceva la Repubblica Italiana. 

Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza, Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e insieme rivoluzionario. Dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto. 

E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne. Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente. 

Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro. Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte anche per legge a un unico ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode del focolare. 

La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo, come filosofia e storia nei licei. 

L'istruzione di bambini e ragazze fu orientata verso lavori donneschi, ovvero mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti. 

Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile. 

In questi passaggi del volume ‘Politica della famiglia’ del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: ‘La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia’.

E ancora: ‘Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile’.

In sintesi è: ‘Vengono a rubarci il lavoro’. Questo concetto, devo dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle categorie. Allora erano le donne.

Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva dire mettere a rischio la propria vita. 

Adottarono un nome di battaglia, come misura di sicurezza per sé e per i compagni, e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella resistenza contro il nazifascismo. 

Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, staffetta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei naz*sti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il facsimile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento. 

Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.

Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata e uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.

Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Molte di quelle ragazze erano adolescenti, non avevano ancora il diritto di lavoro, ma stavano già scegliendo il futuro dell'Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale. Il carcere, la tortura, la morte.

Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell'assemblea costituente. Nilde Iotti, che aveva partecipato alla resistenza nei gruppi di difesa della donna, divenne una delle 21 donne costituenti e anni dopo la prima presidente della Camera.

Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia, indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra.

Insomma: quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate. Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli, ma persone. Titolari di una volontà politica e di diritti, essere convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo.

Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande? Con quale emozione avranno vissuto quel momento? 

La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: "Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari".

Da pari. Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata sulla dignità e sull'uguaglianza.

La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura.

Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall'obbedienza imposta.

L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute.

Dobbiamo lavorarci.

Dico ‘dobbiamo’ perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte. Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare. E quel diritto conquistato 80 anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla. 

Oggi, festeggiare gli 80 anni della Repubblica Serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni giorno a meritarla. 

Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: "Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa". 

Quelli dopo di lei siamo noi".

Paola Cortellesi, in piazza del Quirinale, davanti al Presidente della Repubblica