lunedì 11 ottobre 2010

Premio Nobel per la Pace 2010 Liu Xiaobo

Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace 2010 per la sua "lunga e non violenta battaglia per i diritti umani fondamentali in Cina".
Nel darne l'annuncio il Comitato Nobel norvegese ha anche sottolineato di aver da sempre ritenuto che esista uno stretto legame tra diritti umani e pace.

Cinquantacinque anni, Xiaobo è uno dei più noti dissidenti cinesi e sta attualmente scontando una condanna a 11 anni di carcere per tentativo di "sovversione dei poteri dello Stato".

L'Istituto del Nobel ha scelto di premiarlo, malgrado la minaccia di Pechino di conseguenze sulle relazioni con Oslo se fosse stato scelto un dissidente cinese. Era stato lo stesso direttore dell'istituto del Nobel, Geir Lundestat, lo scorso 27 settembre, a denunciare le pressioni, giunte all'inizio dell'anno in occasione della visita in Norvegia del vice premier cinese Fu Ying.

Il nuovo status della Cina nel mondo impone l'assunzione di "accresciute responsabilità", sottolinea ancora il presidente del comitato norvegese del Nobel Thorbjoern Jagland. Negli ultimi decenni, ha aggiunto, la Cina ha compiuto progressi economici che a stento trovano casi paragonabili nella storia. Il paese è diventato la seconda economia al mondo. Centinaia di milioni di persone sono state fatte uscire dalla povertà. Si è anche ampliato il raggio di azione per la partecipazione politica. Il nuovo status della Cina deve implicare un'accresciuta responsabilità. La Cina viola diversi accordi internazionali di cui è firmataria, oltre alle proprie norme relative ai diritti politici. L'articolo 35 della costituzione cinese afferma che "i cittadini della Repubblica popolare cinese godono di libertà di espressione, stampa, riunione, associazione, manifestazione". Nella pratica, tali libertà sono risultate limitate in modo diverso per i cittadini cinesi.

Nato a Changchun, nella provincia di Jilin, il 28 dicembre 1955, Liu è stato educato alla religione cristiana. Scrittore e attivista per i diritti umani è stato condannato a 11 anni di carcere lo scorso 25 dicembre. La pena è stata confermata in appello l'11 febbraio. Più volte arrestato, sconta questa volta il suo essere promotore della 'Charta 08', un manifesto in favore della libertà di espressione in Cina, pubblicato nel dicembre 2008 in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Il documento, che ha raccolto 10mila firme, si ispira dichiaratamente alla Charta 77 scritta dai dissidenti cecoslovacchi nel 1977.

Liu è da tempo impegnato per i diritti umani e ha partecipato alle proteste di piazza Tienanmen nel giugno 1989. Nel gennaio 1991 fu condannato per "propaganda ed istigazione controrivoluzionarie", ma senza finire in carcere. Nell'ottobre 1996 fu mandato a trascorrere tre anni in un campo di rieducazione a causa delle sue critiche al partito comunista. Nel 2007 fu arrestato e interrogato in carcere a proposito di suoi articoli apparsi sui siti web stranieri. Liu è stato prelevato dalle autorita' l'8 dicembre 2008 a causa della sua adesione a 'Charta 08' e portato in un luogo sconosciuto. L'arresto è stato formalizzato solo nel giugno 2009 e il processo per sovversione dello stato si è svolto a dicembre.

La sua vicenda è stata seguita con attenzione a livello internazionale: diplomatici di 17 paesi hanno atteso fuori dall'aula il verdetto di appello in febbraio. Il primo a reagire è stato l'ambasciatore americano Jon Huntsman, che ha diffuso un comunicato in cui si lamentava "la persecuzione" dei cittadini che esprimono le proprie idee politiche e si chiedeva l'immediata scarcerazione di Liu. Ex presidente dell'associazione di scrittori Pen Club internazionale, una carica che è stata ricoperta anche dal Premio Nobel per la letteratura assegnato ieri Mario Vargas Llosa, Liu ha numerosi contatti all'estero. Il dissidente, che si è laureato e avuto un dottorato all'università di Pechino, ha lavorato in passato anche all'università di Oslo in Norvegia e, negli Stati Uniti, alla Columbia University e l'universita' delle Hawaii. La scelta di premiare Liu era stata caldeggiata da altri due premi Nobel per la pace: l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu e il leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, la cui premiazione irritò fortemente Pechino.

Sponsor di Liu è stato anche l'ex presidente ceco Vaclav Havel, uno dei promotori di Charta 77.
(fonte Androkonos)


Giannelli http://www.corriere.it/ 


UN NOBEL A PIAZZA TIENANMEN
L'assegnazione del Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo suona come una rivincita di un a 09:06 0 commenprotagonista della protesta di piazza Tienanmen e Pechino non fa mistero di considerarla come una grave provocazione.

Pubblicato da uber  Uber Humour
Etichette: CINA, libertà, politica internazionale
 Felice Felice Felice Felice Felice Occhiolino
come far incazzare i cinesi...
Paride Puglia  Paride Puglia PUNCH

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Egli forse ignora
Pubblicato da Haldeyde Haldeyde's graffiti


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Nobel per la pace 2010
TOTO' CALI' http://totocali.blogspot.com/

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Una botta di Nobel
Pubblicato da Mauro Patorno Mauro Patorno


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Thailand



Degrado etico, capitalismo corrotto

china.liu.xiaobo.von.cnn.640x360
«Indebolimento dello Stato di diritto, insufficiente tutela dei diritti umani, degrado dell’etica pubblica, capitalismo corrotto, disuguaglianza crescente tra ricchi e poveri, sfruttamento spietato dell’ambiente naturale nonché di quello umano e storico, esacerbarsi di una lunga teoria di conflitti sociali e animosità sempre più esasperata tra funzionari statali e comuni cittadini».
Micromega pubblica in italiano il testo dell’appello per la democrazia in Cina per il quale Liu Xiaobo, appena premiato con il Nobel per la pace, sta scontando in carcere una condanna a 11 anni per “sovversione”.(Alessandro Gilioli- Repubblica.it)









seguiranno le vignette dei cartoonist internazionali
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Jailed China Dissident Liu Xiaobo Wins Nobel Peace Prize (VOA Learning English with audio)
Liu Xiaobo Wins the Nobel Peace Prize (The New Yorker)
A Nobel Peace Prize to Celebrate (Financial Times)
Nobel Peace Prize reaction: China's angry, the U.S. is subdued (Washington Post)*

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