giovedì 6 gennaio 2011

Il Brasile e Cesare Battisti

In un modo o in un altro, il caso Battisti è comunque a un passo dalla svolta chiave, quella che deciderà il futuro dell’ex militante Pac condannato in contumacia all’ergastolo in Italia per quattro omicidi alla fine degli anni ’70, dei quali si dichiara innocente.
Lula nega l'estradizione proprio l'ultimo giorno del suo mandato.
Si ricorre e per il momento almeno rimane in carcere ma...


PAESE CHE VAI ...
Può anche essere che la mancata estradizione di Battisti derivi da una scarsa fiducia nella giustizia italiana ma che dire del balletto che c'è stato tra i diversi poteri istituzionali brasiliani?

Pubblicato da uber
Etichette: giustizia, MAGISTRATURA




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La grana Battisti passa a Dilma

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Fare giustizia, anche se crolla il mondo

Di Ferdinando Camon (1 gennaio 201i)

Chiamiamo le cose col loro nome: il 2011 comincia con una umiliazione internazionale non del governo italiano, ma del popolo italiano. La nostra dignità, il nostro diritto alla giustizia, la nostra stessa vita vengono considerati poco, niente, da uno Stato come il Brasile, dopo essere stati considerati poco, niente, da uno Stato vicino e fraterno, come la Francia. Il pluriassassino italiano Cesare Battisti, che i nostri tribunali han condannato a due ergastoli per rapine e omicidi, vien prima ospitato dalla Francia, poi aiutato dalla polizia francese (testimonianza dello stesso Battisti) a fuggire in Brasile, da cui il presidente Lula, alla scadenza del suo mandato, tre giorni fa ha rifiutato di estradarlo. Il nostro presidente della repubblica definisce “incomprensibile” la decisione del collega brasiliano. Ma una comprensibilità ci deve pur essere. Cerchiamola.
Avrebbe il Brasile rifiutato di consegnare alla giustizia del suo paese un pluriassassino francese? inglese? tedesco? Penso proprio di no. Perché l’ha fatto con l’Italia? Perché siamo un paese senza forza internazionale, un paese che si autodisprezza e con ciò facilita il disprezzo degli stranieri. Nel braccio di ferro tra Roma e Brasilia non è mai stato chiaro se l’Italia “esigeva” la consegna di un assassino condannato definitivamente, o se la “trattava” tenendo conto che col Brasile, potenza economica in ascesa, sono in ballo rilevanti commesse per le nostre aziende. Non abbiamo un’ossatura come nazione, i nostri rapporti con l’estero, in campo economico politico giudiziario, son rimessi alla trattativa personale, alle intese sotterranee, un atteggiamento che permette ai nostri ministri di esercitare un machiavellico opportunismo quando son fuori, e sbandierare una mussoliniana retorica in patria. Il presidente brasiliano era in Italia poco tempo fa. Nessuna nostra autorità governativa gli ha dichiarato che la mancata consegna del nostro pluri-condannato sarebbe stata inaccettabile. Il capo del nostro governo s’è lasciato sfuggire che questo pluriomicida “è così schifoso che non sa se sia meglio che resti là dov’è”. Ma che significa? Qui si tratta di giustizia, e la giustizia è il primo dovere di uno Stato. Uno Stato senza giustizia non è uno Stato. E noi siamo uno Stato senza giustizia. Uno Stato dove la giustizia è troppo spesso rimessa in dubbio e smentita: abbiamo un’infinità di processi che non vengono celebrati, e altissime cariche che hanno un contenzioso con la magistratura. La famosa frase di un imperatore tedesco: “Si deve fare giustizia, anche se crolla il mondo”, e quella altrettanto famosa di Hegel: “Si deve fare giustizia, altrimenti il mondo muore”, hanno lo stesso significato: la giustizia vale più del mondo. Questo, nei confronti di un colpevole da ergastolo, non l’ha applicato ieri la Francia, non lo applica oggi il Brasile. Ma non lo applicano non per il reato da punire, ma per lo Stato che vuol punirlo. Non è Battisti che gl’interessa proteggere. È l’Italia che non gl’interessa favorire. Francia e Brasile fan capire di ritenere che la giustizia italiana sia la giustizia di uno Stato che fu fascista e non ha mai smesso di esserlo, ed è mafioso, e verso i nemici del potere esercita una persecuzione giudiziaria. Nessuno gli ha fatto capire che i più ferrei nemici dei nostri terroristi furono e restano i partiti dell’opposizione di sinistra, perché il terrorismo sabotava la vita politica e sindacale: era un nemico del popolo, prima che del governo. Esattamente come questi atti del governo francese e brasiliano: sabotando la giustizia, forniscono un sostegno al crimine. I terroristi ricercati e condannati che ieri confluivano a Parigi, domani potrebbero puntare sul Brasile. I governi che danneggiano la giustizia fuori casa, la danneggiano anche in casa.

(fercamon@alice.it)
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Il caso Battisti 
Lele Corvi http://www.lelecorvi.com/

Dal forum di ÆNIGMATICA due interventi per capire meglio il perché della mancata estradizione:
Passata dalle prime pagine la notizia del rifiuto dell'estradizione di battisti da parte del brasile, alcuni giornali finalmente oltre che indignarsi spiegano anche il perchè di questa decisione.
D'altra parte non è un caso che Francia, Inghilterra, Spagna, Giappone e da ultimo il Brasile stesso  abbiano sempre negato l'estradizione sia di terroristi di destra che di sinistra.
Perche? Perchè negli anni settanta per combattere il cancro delle brigate rosse e dell'estremismo delle stragi è stata emanata una legislazione speciale in deroga agli articoli della nostra costituzione ( legge reale, utilizzo dei pentiti, carcere duro ect..).
Tutte queste misure vengono considerate da questi paesi come violazioni dei diritti umani ( giusto o sbagliato che sia ) anche perchè queste leggi terminata l'emergenza non sono mai state abrogate e in caso di terrorismo sono ancora in vigore.

La motivazione principale che il Brasile ha addotto come fatto derimente per negare l'estradizione è quella che Battisti è stato condannato sulla base di testimonianze di pentiti ( altri terroristi ) e non su prove oggettive portate in dibattimento.

Questo i nostri politici lo sanno benissimo ( anche quelli che sbraitano ) tanto è vero che nella visita in Italia di pochi mesi fa di Lula nessuno ha toccato questo argomento.
Per avere Battisti in carcere sarebbe bastato meno proclami e magari garantire al Brasile una nuova istruttoria (costava poco concederla ) poi avutolo sul suolo patrio come Macchiavelli insegna, si faceva come volevamo noi.
Molto più semplice gridare per tre giorni per poi dimenticarsene, intanto le vittime saranno abbandonate, come al solito, a se stesse. b

I familiari delle vittime di Battisti questo vogliono: giustizia e verità. La vendetta, invece, fa parte dei discorsi di tanti nostri rappresentanti che cavalcano le emozioni del momento per raccattare consensi. Vero è che, oggi, parlano dell’applicazione di una sentenza emessa da una Magistratura (che ieri era, e domani sarà, "il cancro della democrazia italiana", "al cui interno esiste un'associazione a delinquere a fini eversivi", mentre "i giudici sono antropologicamente dei pazzi”), ma è altrettanto vero che l’amore della Giustizia a giorni alterni diventa giustizialismo.

P.S.: non solo Battisti

PP.S.: ma Lula ha fatto bene o ha fatto male? Dal “suo” punto di vista (che è anche politico) potrebbe avere ragione (come l’aveva Sarkozy nel 2007, per Marina Petrella), dal “nostro”, anzi dal “mio”, si resta perplessi: forse la promessa di un nuovo processo (così come previsto dal Mandato di Cattura Europeo, nei casi di contumacia cfr. [3° "post"])  avrebbe salvato capra e cavoli. Sal

Riprendo dall'articolo di Camon per concludere:
"La giustizia è il primo dovere di uno Stato. Uno Stato senza giustizia non è uno Stato. E noi siamo uno Stato senza giustizia. Uno Stato dove la giustizia è troppo spesso rimessa in dubbio e smentita: abbiamo un’infinità di processi che non vengono celebrati, e altissime cariche che hanno un contenzioso con la magistratura. La famosa frase di un imperatore tedesco: “Si deve fare giustizia, anche se crolla il mondo”, e quella altrettanto famosa di Hegel: “Si deve fare giustizia, altrimenti il mondo muore”, hanno lo stesso significato: la giustizia vale più del mondo."
Basta legiferare ad personam e per il proprio portafoglio.

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Aggiornamento del 8 gennaio 2011

NAPOLITANO SU BATTISTI "NON CI SIAMO FATTI CAPIRE"
(AGI) - Ravenna, 8 gen. - Nella vicenda della mancata estradizione di Cesare Battisti "e' mancato qualcosa alla nostra cultura e alla nostra politica per trasmettere, e far capire davvero, il senso di cio' che accadde in quegli anni tormentosi del terrorismo". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando a Ravenna. QUI  


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Andrea Alla Foa INSERTO SATIRICO

2 commenti:

  1. Se cesare battisti ha potuto tenere in scacco la giustizia italiana per tanti anni e tanta protezione da parte di stati esteri, qualcuno lo ha protetto!
    Non credo che sia stata opera sua! Mi sembra di no. Allora chi l' ha aiutato a scappare si mettesse la mano sulla coscienza e confessasse la verità.
    Il male d' Italia è che la giustizia non funziona! Ma se non la aiutiamo a funzionare bene, il nostro paese non sarà mai un paese credibile.

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  2. 1) Il Brasile, paese che una volta uscito dalla dittatura ha prodotto un codice penale nuovo, non ha la pena dell’ergastolo e considera quest’ultimo come qualcosa di peggiore rispetto alla pena di morte.
    2) La Giustizia italiana è ancora quella del codice penale monarchico-fascista del 1930 e non a caso prevede l’ergastolo!
    3) Se al posto di Cesare Battisti ci fosse stato un cinquantaseienne condannato in Italia all’ergastolo in maniera definitiva per fatti avvenuti negli anni ‘70, oggi probabilmente, a distanza di troppo tempo, non esistendo l’ergastolo in Brasile e stante la non più giovane età della persona richiesta, l’Avvocatura generale dell’Unione avrebbe dato parere contrario all’estradizione.
    L’Avvocatura generale dell’Unione ha ragionato in termini pratici e non ideologici: anche l’eventuale commutazione dell’ergastolo in una pena detentiva di 30 anni avrebbe corrisposto, nella situazione concreta, ad una pena detentiva perpetua per chi, come Cesare Battisti, oggi ha 56 anni. E la pena detentiva perpetua è considerata folle in molti paesi del mondo, Brasile compreso!
    La Costituzione brasiliana e il trattato fra Brasile e Italia in tema di estradizione concedono un margine di discrezionalità al Presidente della Repubblica del Brasile che, nel caso Battisti, ha deciso sulla base del parere dell’Avvocatura generale dell’Unione e quest’ultima, a sua volta, ha ragionato sulla scia di una tradizione giuridica che si richiama al pensiero criminologico umanitario dell’italiano Luigi Ferrajoli ( Diritto e ragione, teoria delle garanzie penali, São Paulo: RT, 2006, p. 195. Traduzione di Anna Sica Zomer Paolo, Choukr Hassan Fauzi, Juarez e Luis Flávio Gomes Tavares).
    4) Molte volte l’Italia non ha concesso l’estradizione di assassini (ad esempio Pietro Venezia richiesto da uno stato degli Usa dove c’è la pena di morte) e altrettanto hanno fatto altri paesi verso il nostro. Mai e poi mai, di fronte al rigetto di una richiesta di estradizione, qualcuno ha proposto di fare un boicottaggio commerciale ai danni di questo o quel paese.
    Ad esempio, alcuni anni fa gli Usa non fecero estradare in Italia un mafioso perché qui da noi esiste nelle carceri il regime duro del 41 bis.
    Altre volte è successo che gli Stati Uniti non abbiamo dato all’Italia la possibilità di processare degli assassini e dei criminali: gli assassini di Nicola Calipari, i responsabili della strage di Cermis, i sequestratori dell’egiziano Abu Omar in pieno centro di Milano.
    Questi superdelinquenti, tutti “diplomatici” accreditati o personaggi protetti ufficialmente dagli Stati Uniti, citati su migliaia di pagine web e anche su wikipedia, sono: Mario Lozano, Richard Ashby, Joseph Schweitzer, William Rancy, Chandler Seagraves.

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