domenica 11 settembre 2016

V BIENNALE DI HUMOR LUIZ D'OLIVEIRA Guimaraes - PENELA 2016, Portogallo.

1 ° Premio - Diabetes / Emad Salemi, Irán


2 ºPremio - La abeja guardiana / Alessandro Gatto, Italia


3 ° Premio - Bancar a Obreira / José Bandeira, Portugal


Premio Especial Humorgrafe - El dilema del viñetista / Luis Ge, Brasil




Premio Especial Junta de Freguesía de Espinhal - Lápiz, abeja / Vahide Fallahi, Irán




Premio Especial Antonio Oliveira Guimaraes -Noé / Jiri Novak, Republica Checa




Premio Especial Portas da Villa / Adene, España



Premio Especial Municipio de Penela - Aylan-Honey / Yurus Erlangga, Indonesia




Mi scrive Francisco Punal Suarez giornalista del Mundiario

Ciao Raffaella
El fumettista italiano Alessandro Gatto ha vinto il secondo premio alla V BIENNALE DI HUMOR LUIZ D'OLIVEIRA Guimaraes - PENELA 2016,  Portogallo.
Il tema era: dal miele a pungere.

 Un viaggio allegorico tra la dolcezza del miele e la puntura che provoca puntura d'ape. Qualcosa di simile incoraggiare vignettisti di tutto il mondo con le loro opere: la dolcezza è il fumetto, ed è tagliente la satira. Hanno partecipato a questo concorso 601 disegni di 253 artisti provenienti da 55 paesi ".

"L'ape è un animale sociale, simbolo del lavoro e la fedeltà, ma anche guerriero in difesa della comunità, e quando si sentono minacciati, usano i loro puntura. Allo stesso modo, l'umorismo è una formula di dolce pensiero che ci fa rompere le barriere di socialità, combattere il pessimismo, diluire la tristezza, e costruire un equilibrio sociale sorriso filosofica, e può anche criticare quando la politica, l'intolleranza, l'abuso di potere mettere in pericolo la comunità "- dice Osvaldo Macedo de Sousa, organizzatore dell'evento.

La giuria di questa Biennale V, composto da Emídio Domingues, Mario José Rodrigues, Antonio Alves, Paula Oliveira Guimarães, Osvaldo Macedo de Sousa, Flavio Teixeira, Elisio Amaral Neves e Margatida Macedo de Sousa, ha deciso di assegnare il primo premio a "Diabete" Emad Salemi, (Iran); secondo premio a "l'ape guardiana" di Alessandro Gatto (Italia); e il terzo premio a "Bancar a Obreira" José Bandeira (Portogallo). Inoltre, sono stati assegnati altri premi speciali.

Intervista ad Alessandro Gatto - Per Francisco Punal Suarez
Il secondo premio con il suo disegno “ l'ape guardiana”
 V Biennale di Humor - 2016
“Luíz D`Oliveira Guimarães” - Espinhal - Penela- Portogallo
601 opere grafiche presentate al concorso da 253 artisti provenienti da 55 paesi.
7 de  Settembre 2016

Come mi è stato ispirato a fare questo disegno?
L'idea mi è venuta leggendo il bel testo introduttivo scritto da Osvaldo Macedo de Sousa, curatore capace e competente dell'evento.
Egli cita la frase di Einstain "Se le api scomparissero, dopo quattro anni scomparirebbe anche l'umanità", e aggiunge che se scomparissero gli umoristi, dopo quattro anni il mondo sarebbe interamente nelle mani di dittatori e fondamentalisti di ogni genere.

"È l'ape guardiana una metafora contro il potere?
La similitudine tra l'ape e l'umorista è molto azzeccata. Come l'ape che produce il miele, così l'umorista infonde sorrisi.
Entrambi, però, sanno anche pungere e possono far male.
Esistono le api guardiane che hanno il compito di difendere l'alveare, ci sono gli umoristi che con le loro "riflessioni disegnate" avvertono la società di eventuali  o incombenti pericoli.
E vengo al mio disegno; è' chiaro che i mezzi di un disegnatore non sono molti, le sue armi sono la mente e una penna.
Ho rappresentato l'imponenza del POTERE, tre grandi monoliti che confabulano in segreto: economico, militare e religioso. Poi, molto più piccolo ho disegnato me stesso come fossi un po' ape guardiana e un po' cavaliere, armato di penna e in sella alla mia amata, ma umilissima, bicicletta.
I rapporti di forza sono ovviamente sbilanciati, ma quel pennino appuntito è pronto per l'uso.
Dos de los premiados en la V Bienal,
 Alessandro Gatto y José Bandeira
en la V Bienal/ Filomena Martinho


Perché è importante l'umorismo e satira nella società?
E' un mezzo di per sè limitato, che potrebbe diventare potenzialmente straordinario. La sua efficacia, come quella di un farmaco, è direttamente proporzionale alla dose che si intende assumere. Quindi credo sia solo una questione culturale, una faccenda che coinvolge sì il fruitore finale ma, prima ancora, chi lo governa e decide se conviene aiutarlo a crescere o no.

Come valuta le prestazioni di questa Biennale?
Potrei definire questa mia prima partecipazione con una parola simpatia .
Si attesta come uno degli eventi importanti a livello internazionale. Ho inteso che tutto viene realizzato con pochi mezzi economici ma con grande volontà. Il fatto che sia arrivata alla V edizione e che sostanzialmente si ripeta in un crescendo continuo lo sta a dimostrare. Il merito va agli organizzatori, al loro impegno e loro orgoglio. Trovo degno di lode l'impegno a ricordare Luìs d'Oliveira Guimaraes.
E poi i luoghi  dove si svolge la manifestazione, piccoli e deliziosi, ricchi si storia, immersi in una natura generosa. Gente semplice e cordiale .



Premiados en la V Bienal de Humor “Luíz D`Oliveira Guimarães” / Portas da Villa

sabato 10 settembre 2016

Le sfide dell’Europa in 50 vignette.

15 SETTEMBRE - 25 SETTEMBRE  |  ORARI DI APERTURA 10.00 - 13.00  /  17.00 - 21.00
MONASTERO DI SAN BENEDETTO - CONVERSANO

| EXIT | POPULISMI | EURO | LIBERTÀ DI ESPRESSIONE | TERRORISMO | IMMIGRAZIONE | GOVERNANCE |
LE SFIDE DELL'EUROPA IN 50 VIGNETTE





Le sfide dell’Europa in 50 vignette. (altre info su facebook: https://www.facebook.com/events/779551105481989/)


"All’interno del suggestivo Monastero di San Benedetto di Conversano, in mostra cinquanta vignette satiriche che raccontano i grandi temi legati all'Europa. Dall'exit ai populismi, dalla libertà di espressione all'euro, dal terrorirmo all'immigrazione e governance. 

Tra gli autori delle vignette Sergio Staino, Agim Sulaj, Tom Janssen, Niels Bo Bojesen, Corvo Rosso, Marco De Angelis, Assunta Toti Buratti, Dino Aloi, Nicolas Vadot, Uber, Ioannou, Fabio MagnasciuttiMarco Tonus, Patrick Chapatte, Gian Lorenzo Ingrami, Arend Van Dam, Costanza Prinetti, Alessio Atrei, Furio Sandrini, Walter Leoni - Totally Unnecessary Comics, Andrea Righi, Carlo Casaburi, Frankezze, Duccio Maria Gambi, Andrea Righi, Marilena Nardi, Kap, Ramses Morales (The Cartoon Movement) , Maurizio Boscarol, Paride Puglia e altri ancora.
  

La mostra è a cura di Thierry Vissol.
Apertura: 10:00-13:00 / 17:00-21:00"



“Europa che fatica!”,
vignetta realizzata da Marilena Nardi per l'edizione 2016 del concorso
Una vignetta per l'Europa.
Le sfide dell’Europa
   Alla fine degli anni Novanta, responsabile dell'informazione dei consumatori per il passaggio
all'euro, giravo l'Europa, provando a stimolare l'impegno degli enti locali nella formazione dei loro cittadini. Durante uno di questi giri, incontrai il Presidente di una Regione francese, un giurista, eminente professore di diritto internazionale ed europeista convinto. A lui chiesi perché non organizzava un dibattito con la sua giunta al fine di lanciare e finanziare un'operazione di informazione-formazione dei cittadini sul cambiamento della moneta – un cambiamento non semplice per dire il meno. Mi rispose: "Non posso, l'euro e l'Europa sono dei temi che irritano, rischio la mia maggioranza".
Una reazione che era condivisa da molti dei miei contatti politici, sindacalisti o associazioni di consumatori, reazione tuttora sempre più diffusa. Cinque anni dopo, ero responsabile per
lo sviluppo di una nuova politica audiovisiva d'informazione sull'Europa. Lavoravo quindi con le principali testate audiovisive europee. Alla mia domanda: '' Perché al di là della cronaca europea ma declinata sempre in chiave nazionale, non parlate di politica e di politiche europee. Non sono temi che toccano la vita dei cittadini?''
 La risposta era sempre la stessa: ''L'Europa non fa audience.''
   Qualche anno fa, ho ricevuto la missione di provare a creare uno spazio pubblico (cioè di dibattito politico aperto) europeo nello spazio pubblico italiano. Una delle mie prime mosse fu di informarmi sulle scuole di giornalismo e sui programmi dedicati alla formazione dei loro studenti, sul funzionamento, le competenze, i mezzi e le politiche delle istituzioni europee. Rimasi molto stupito nel constatare che tali materie fossero marginali se non completamente
assenti. Ovviamente, esistono bravi giornalisti in grado di parlare con cognizione di causa dei temi europei. Tuttavia sono una minoranza, spesso marginalizzati nelle loro testate. Questo spiega in gran parte perché, ancora oggi - sessantacinque anni dopo la creazione della prima istituzione europea (la CECA la Comunità europea del carbone e dell'acciaio) - si può ancora sentire sulle grandi reti audiovisive giornalisti confondere il Consiglio d'Europa con il Consiglio europeo, attribuire all'Europa delle competenze che non ha o leggere, in un grande quotidiano nazionale in occasione del recente incontro estivo, dei primi ministri francese, tedesco e italiano a Ventotene, referenza ad un tale "Arturo" Spinelli invece che Altiero
Spinelli.
   I cittadini sono presi in una tenaglia. Da un lato, dei politici che in materia d'Europa applicano l'atteggiamento dello struzzo o la usano come capro espiatorio. Dall'altro, dei media e dei giornalisti che rinunciano a quello che dovrebbe essere il loro ruolo: quello di mediatori - a tutto vantaggio della cronaca nera (24h 7giorni alla settimana) e dello spettacolo di questa cronaca (che purtroppo fa audience). Un ruolo ben definito dal giornalista Giorgio Zanchini:
'Il giornalismo è tuttora selezione, gerarchizzazione e presentazione di informazioni
finalizzate alla riduzione della complessità sociale.' Non è quindi stupefacente la regressione del dibattito politico europeo, della consapevolezza dei cittadini in materia di democrazia e di vedere fiorire invettive e parolacce piuttosto che argomenti e dibattiti; di leggere commenti sui social networks che paragonano politica Europea e nazismo, utilizzando un'inflazione di parole inadeguate, superlative, senza misura e storicamente sbagliate per qualificare situazioni
assolutamente incomparabili. Non è stupefacente la reazione dei cittadini britannici, inizialmente rallegrati del risultato del referendum per poi rimpiangere l'esito, giustificandosi di avere votato il Brexit su base di "inaccurate information" (informazione sbagliata)
ricevuta.
    Pubblicizzando la sesta edizione del concorso "Una vignetta per l'Europa",
concorso di vignette satiriche dedicate ai temi europei, un commentatore mi ha scritto: ''Perché fare un concorso per aumentare la critica all'Europa?''
    La mia risposta è semplice. Perché, contrariamente a molti altri tipi d'informazione, la satira non ricerca il protagonismo. Va al di là dalla società del "selfie" e dello spettacolo, un'evoluzione sociologica amplificata dall'uso e abuso dei social networks e dal "surfing veloce" sulle onde inarrestabili d'informazioni spesso inverificabili. Un tipo di società analizzata da Guy Debord, già nel 1967: "Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione (aggiungerei: e di consumo) si presenta come un'immensa accumulazione di spettacoli… la realtà sorge nello spettacolo, e lo spettacolo diventa
reale.'' Perché appunto, la satira, quando fatta da professionisti che rispettano il loro pubblico, mette – con ironia - il dito nella piaga dei malfunzionamenti politici, sociali, economici; nella piaga sanguinosa dell'abbandono dei nostri valori democratici ed europei, come la solidarietà. Perché la satira è un colpo di frusta che dovrebbe contribuire ad aprire dibattito, contestazione e critica costruttiva, cioè nel senso positivo e cartesiano del termine. Perché, la satira ben fatta pone delle domande cruciali, con un umorismo che per natura deve essere graffiante, caricaturale. Delle domande alle quali politici, funzionari, giornalisti e specialisti dovrebbero essere desiderosi di rispondere. Delle domande che dovrebbero nutrire un sano dibattito politico e democratico. Delle domande alle quali i cittadini hanno il diritto di
ricevere risposte vere e non anestetizzate. Un dibattito al quale tutti noi cittadini abbiamo il dovere di contribuire per costruire un futuro vivibile.
    Queste sono le fondamenta della democrazia, secondo me. Spero che la selezione delle vignette di questo catalogo che toccano le pieghe e le sfide presenti e future dell'Unione ne sia una dimostrazione.
Thierry Vissol
Ideatore e presidente
della giuria del Concorso
"Una vignetta per l'Europa"







Scarica il catalogo della mostra in pdf

Alcuni degli autori di questo catalogo :



“L'attentato a Bruxelles sembra la trama di un
copione già scritto. Anche noi però abbiamo avuto
la nostra strategia della tensione, che ha raggiunto
il culmine con la strage della stazione di Bologna.
Ecco, noi dobbiamo sapere che l'esercizio della
distinzione è decisivo. Un esercizio che, tra ascoltare
le notizie più importanti o leggere gli articoli
della maggioranza dei giornali, sembra abbiamo
dimenticato. Occorre che ognuno di noi abbia la
capacità di distinguere quelli che sono i processi
sociali e criminali, dai fenomeni religiosi e, all'interno
della dimensione religiosa, chi è a favore dell'assimilazione
dell'occidente. E aiutarli.”
Paride Puglia


“La satira, commento e informazione al tempo
stesso, è fatta di immagine e ragionamento, tutt'uno
sul filo del sorriso, divertito o amaro che sia.
Come la libertà di pensiero si manifesta nella satira,
così la mancanza di libertà non la indebolisce,
ma la rafforza. E' compito del disegnatore satirico
pungolare e stimolare.”
Marco De Angelis


“La satira è l’unica arma non violenta di cui possiamo
disporre. È un potente mezzo comunicativo
di denuncia sociale di cui abbiamo sempre più
bisogno. Senza la satira, il mondo sarebbe più triste
di quello che è”.
Giuseppe La Micela


“Credo che la satira possa sensibilizzare e cambiare
le coscienze. Sia come una lente attraverso
cui guardare e capire meglio la società e la politica.
In ogni caso, umorismo e satira svelano la
realtà e ne forniscono un’interpretazione acuta e
infine offrono un sorriso e, a volte, la speranza di
un cambiamento.”
Marilena Nardi





“Il Nobel per la Pace attribuito ad una Europa
che in realtà, e purtroppo, non ha ancora realizzato
quell’unità politica essenziale ad agire
come soggetto politico autorevole sulla scena
mondiale.
È quella manifestazione di pensiero talora di
altissimo livello che nei tempi si è addossata il
compito di castigare ridendo mores, ovvero di
indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili
o esecrabili di persone, al fine di ottenere,
mediante il riso suscitato, un esito finale di
carattere etico, correttivo cioè verso il bene.”
Gianfranco Uber

“Che la satira potesse diventare oggetto di attacco
terroristico credo non fosse immaginabile
nemmeno in romanzi di “fantastoria”.
Eppure è successo, sotto gli occhi del mondo.”
Dino Aloi


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La mostra delle vignette fa parte del Festival
 LECTOR INFABULA'16

IL  TEMA




GUARDA IL MONDO DOVE VA

Il mondo gira
E cambia anche molto in fretta.
Quanti saremo nel 2050?
L’Asia e l’Africa messe insieme rappresenteranno il 75 % della popolazione mondiale. L’Europa invece sarà più piccola.
Meno giovani e meno ricchi. Conteremo di meno.
Così cambiano gli scenari e si formano nuovi ordini mondiali.
Per il momento si vede solo molto disordine.
Il fondamentalismo ha dichiarato guerra all’occidente colpendo l’Europa nel cuore, nei suoi diritti, nella sua libertà.
Hanno ferito anche la satira, ma non riusciranno ad opporsi alle armi della cultura.
Intanto il populismo e i nazionalismi tornano di moda. Addio democrazia?
Sono finiti i partiti, è iniziata l’era dei meet-up, dei followers, dei gruppi social.
Gli interessi sono sempre meno collettivi e sempre più individuali.
I tempi si accorciano le distanze fisiche pure ma alla fine i divari e le diseguaglianze restano quelle.
Saremo tutti iper-connessi, tracciati, controllati. in una parola sola: trasparenti!
Saremo figli della quarta rivoluzione industriale.
Mentre il Novecento ci ha lasciato e forse anche lo Stato sociale.
Ma come sarà il nostro futuro?
Alla fine i problemi del mondo sono sempre gli stessi:
il controllo politico e militare, le migrazioni e la demografia, l’ambiente e la salute, Il petrolio e l’energia.
Siamo saliti su un treno ad alta velocità e non possiamo scendere in corsa.
Intanto… guardiamo il mondo dove va!

mercoledì 7 settembre 2016

Mantova - Giuseppe Scalarini una penna pungente (3 - 30 settembre)

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Giuseppe Scalarini
(Mantova, 29 gennaio 1873 – Milano, 30 dicembre 1948)  
É considerato il creatore della vignetta satirica politica in Italia. Disegnatore satirico per il quotidiano del Partito Socialista Italiano, l'Avanti! dal 1911 al 1925, e fervente pacifista e antimilitarista, fu poi duramente perseguitato dal Fascismo. Era solito firmare le proprie vignette e disegni con un vero e proprio inconfondibile rebus formato sul suo cognome: il disegno stilizzato di una scala a pioli seguito dalle sillabe "rini" finali.





Mentre il popolo muore di fame, i privilegiati nuotano nell'abbondanza.
Data: 12-7-1946
Argomenti: Borghesia - Proletariato - Carovita

Data: 26-2-1922
Didascalia: Si solleva la cupola di Dublino, si solleva la pagoda dell'India, si solleva la piramide dell'Egitto, e la cassaforte inglese traballa.
Argomenti: Inghilterra - Capitalismo - Colonialismo - India - Egitto





Il ritorno in città delle caricature di Scalarini

Inaugurate il 3 settembre le due esposizioni allestite alla Biblioteca Teresiana e all’Accademia Virgiliana

A più di quarant’anni dall’ultima esposizione a lui dedicata, sono state inaugurate ieri le due mostre sul caricaturista mantovano Giuseppe Scalarini, creatore della vignetta satirica in Italia nel primo ventennio del XX secolo, che rimarranno aperte al pubblico fino al 30 settembre. All’evento sono intervenuti i curatori delle esposizioni, che hanno fornito una breve descrizione del materiale presentato e dei cataloghi delle mostre, e i rappresentanti delle istituzioni che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, tra cui la fondazione Cariplo e la fondazione Anna Kuliscioff, che in collaborazione con gli eredi dell’illustratore ha fornito la maggioranza del materiale inedito esposto. Lo stesso nipote di Scalarini, Ferdinando Levi, ha partecipato all’evento, orgoglioso del risultato raggiunto e dell’opportunità di far conoscere i lavori dell’artista, oggi quasi sconosciuto: «Il nostro compito come eredi è quello di far ricordare il nonno». Anche Paola Nobis, assessore alle Biblioteche del Comune di Mantova, ha sottolineato l’importanza di far conoscere la figura del disegnatore mantovano, fondatore di popolari testate locali, quali Merlin Cocai e La Terra.
Nell’esposizione “Giuseppe Scalarini racconta la Grande Guerra” all’interno dell’Accademia Virgiliana sono raccolte le vignette, inedite e non, realizzate durante gli anni del conflitto e che testimoniano lo spirito pacifista e antigovernativo dell’illustratore. Numerosi sono i disegni apparsi sull’Avanti! e in cui Scalarini si impegnò a fornire un’immagine del primo conflitto mondiale opposta alle apparenze di civiltà e tradizioni gloriose fornite da altre pubblicazioni nel corso della guerra.
Alla Biblioteca Teresiana è ospitata la mostra “Giuseppe Scalarini: la sua Mantova, il suo tempo” che, raccogliendo una grande varietà di illustrazioni, da quelle del periodo giovanile fino a quelle dell’apice della carriera, testimonia il percorso che ha portato alla maturazione dello stile caratterizzante i disegni di Scalarini. Tra le sette sezioni dell’esposizione si trova quella dedicata alla produzione mantovana dell’autore, con la raffigurazione di personaggi e istituzioni locali e quella dedicata al bestiario, in cui Mantova è rappresentata come una rana tra la vegetazione e gli stagni che circondano la città.
Giulia Beluzzi



La guerra
Data: 7-8-1914
Argomenti: Guerra - Proletariato


I figli della guerra
Data: 1-7-1922
Argomenti: Guerra - Fascismo - Affarismo

Il carro della vittoria
Il carro della vittoria
La vittoria marcia su una carrozzella per invalidi, ha le braccia e le gambe di legno, gli occhiali neri dei ciechi, la corona in testa dei pazzi, il corno acustico dei sordi, la corona dei fiori dei morti, la bocca chiusa dei muti, un fascio di stampelle dei mutilati, la sputacchiera dei tisici. In fondo, il pozzo in cui hanno gettato 90 miliardi.





Due cattolici (L'Asino)

Articolo pubblicato sull’Asino il 4/10/1924
Don Abbondio e Fra Cristoforo erano due cattolici di diversa tendenza. Don Abbondio stava sempre col più forte, col soverchiatore potente contro il debole oppresso. A chi messo a sostener le sue ragioni contro un violento rimaneva col capo rotto, Don Abbondio sapeva sempre trovare qualche torto, e finiva col dar ragione al torturatore.
Faceva parte del Centro nazionale italiano ed era abbonato all’ Osservatore Romano ed alla Civiltà Cattolica.
Fra Cristoforo, invece, stava sempre col debole oppresso contro il soverchiatore potente, col bastonato contro il bastonatore. Faceva parte del Partito popolare ed era abbonato al Popolo di Roma.
Il primo ubbidiva all’iniquità di Don Rodrigo e de’ suoi bravi; l’altro si ribellava al tirannello. Un bel giorno anzi lo affrontò, come tutti sanno, nel suo palazzo, per tentar di smuoverlo da’ suoi infami propositi.
L’Osservatore Romano gliene disse di tutti i colori, per questa opposizione che faceva a Don Rodrigo. Il cardinale andava sperando che la cosa svanirebbe da sé, che il frate tornerebbe finalmente in cervello; ma vedendo che le cose andavano per le brutte, lo fece chiamare a Roma.
Il cardinale, lasciatolo venire vicino, gli disse: - Padre perché vi siete messo ad avversare Don Rodrigo? – Monsignor illustrissimo avrà ben sentito parlare delle prepotenze commesse da questo signore e da’ suoi bravi contro quel povero contadino.
- Domando – riprese il cardinale – se è vero che gli fate, insieme agli altri del paese, un’opposizione ostinata. – Ho creduto che fosse mio dovere prendere le parti del povero contadino oppresso contro l’oppressore. – Che sarebbe la Chiesa se codesto vostro linguaggio fosse quello di tutti i vostri confratelli? Dove sarebbe, se fosse comparsa nel mondo con codeste dottrine?
- Ma che cosa devo fare?
- Lo domandate? E devo dirvelo? Ubbidire, figliuolo; ubbidire e pregare. Ubbidire sempre a chi comanda.
Scalarini

Le vignette sono state prese da http://www.scalarini.it/it/home

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martedì 6 settembre 2016

Sorridente con la Monna Lisa

Doppia mostra 'Sorridente con la Monna Lisa':
ad Arezzo nell'atrio d'onore della provincia, dall'8 al 26 settembre 
e in contemporanea
a S. Paolo del Brasile all'interno della collettiva "Sorridente con la Monna Lisa", promossa dall'Associazione dei Caroonist Brasiliani dal 13 settembre
A exposição será montada dia 13 de setembro no Shopping SP Market em sampa. 
Expo Brasil-Itália com sucesso

La Monna Lisa di Leonardo Da Vinci ridisegnata in chiave Satirica da artisti e cartoonist 
Brasiliani, Italiani e da altre parti del Mondo. Arezzo via Ricasoli Atrio d'Onore della Provincia 8-26 Settembre, 
a cura di Paolo Lombardi






Monna Lisa EXPO
Arezzo via Ricasoli Atrio d'Onore Provincia (ITALY)
8-26 Settembre
Grazie a Jal Josè Alberto Lovetro (Presidente Disegnatori Brasile)
per l'idea e l'organizzazione.
Grazie all'Ente Provincia di Arezzo per il Patrocinio che ha reso possibile l'evento.
Grazie agli Sponsor — con Jal José Alberto Lovetro




Mercoledì 7 Settembre ore 12 nella Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo conferenza stampa per la presentazione della Mostra "Sorridente con la Monna Lisa" 

Giovedì 8 Settembre ore 18 Inaugurazione della mostra situata nell'Atrio d'Onore della Provincia di Arezzo


Participants:
Brasile: Bruno Honda, Amorin, Alan Souto Maior, Renato Stegun, Dilmar junior, J. Bosco, Fausto Bergocce, Rodrigo De Pieri, Fernandes, Elihu Duayer, Ferreth, Manohead, Izidro Santos, Alecrim, Waldez, Moacir Torres, Veronica Saiki, ōita, Paulo Arts, Floreal, Monica Fuchshuber, Mariano, Nei Lima, Kaltoe, Jean Pires, Biratan , Gabriel Souza,Paulo Sergio Jndelt, Edson Guedes, Cris Carnelós, Seri, Eder Santos, Jorge Inácio, Dimaz Restivo, Eduardo De Los Santos, William Martins Ribeiro, Jal Joseph Alberto Lovetro, Rodrigo Brum, Bruno Dutra, Benjamin Cafalli, Andre HQ , Evandro Olante, Enderson Santos, Jhota Melo, Cesar Guedes Da Silva, Junior Lopez, Toni D ' Agostino, Gustavo Paffaro,Luciano Félix, Cassio Manga, William Medeiros, Fredson Silva, Rodrigo Bixigão.
Italy: Gianni Burato, Marco De Angelis, Paolo Lombardi, Marilena Nardi, Luca Garonzi, Mauro Biani, Lamberto Tomassini, Gecigian.
Colombia: Leon, Stella Peralta, Guaico, Camilo Triana
CUBA:Ramses Morales Left.
Spain: Juli Sanchis.
Costa Rica: Compliancy.
Argentina: Ramirez.
Syria: Fadi Toon.
Sweden: Ashraf Atraqchi



Alcune delle opere in mostra:


The Smile of War
CeciGian



Monna Lisa in my country SYRIA
FadiToOn 2016


Mona Lisa in Palmira (Syria)
Paolo Lombardi


Tomas



Di Marilena Nardi



di Nei Lima


Queste le parole del Presidente dei Disegnatori del Brasile in solidarietà alle vittime del terremoto e all'Italia intera:
Nossa exposição em homenagem à Mona lisa será inaugurada nesse próximo dia 08 de setembro na Itália. Solidários com os últimos trágicos acontecimentos por lá vamos todos levar boas energias para que os italianos passem por esse momento e reconstruam suas vidas e suas casas. Paolo Lombardi, pedimos que leve esse recado de nosso povo para o povo italiano.
La nostra mostra in onore della Gioconda sarà inaugurato il prossimo giorno di 8 settembre in Italia. Solidarietà con i recenti eventi tragici ci siamo tutti portare la buona energia agli italiani passare attraverso questo periodo e ricostruire le loro vite e le loro case. Paolo Lombardi, si prega di prendere questo messaggio del nostro popolo al popolo italiano.
Jal Josè Alberto Lovetro.

domenica 4 settembre 2016

Satira, sa tirare sempre!

«Italiani…
Non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, è la mafia ! »
Le dessin du jour, par Coco



Satira, sa tirare sempre!

di Nadia Redoglia

In questo mondo di ladri, di padri, di madri per verità assolute, quale inedia (per morte lenta) sarebbe  se non esistesse nostra signora  Satira? Ma conosciamo noi il significato e il significante di costei?
Lei è il tutto e pure il suo contrario. Satira, mai satura, sutura  il poema epico della nostra quotidianità.  Martella finché non capisci, beninteso se vuoi capire.   E’ la giornaliera  versione grossolana  del pirandelliano così è se vi pare  e pure del recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore tratto dal geniale capolavoro di Masters nei suoi epitaffi a Spoon River. Charlie Hebdo, così come a suo tempo furono Male e Cuore, è al posto suo per sbatterci in faccia l’aldilà dei beni e dei mali di facciata e (oggi) di facebook.
Satira è sadismo e alla bisogna pure masochismo. In vita e in  morte s’offre come apoteosi della meraviglia più pura, innocente, vergine e, in egual modo, senza preavviso, alla realtà del più putrido squallore da violenza nei bassifondi… Ci sbatte  in faccia il quanto sappiamo essere martiri ed eroi, ma anche quanto sappiamo essere subdoli mostri di perbenismo e del politicamente corretto.  Ed è proprio perciò che nostra signora Satira sa tirare appresso ogni maledizione. Satira si deve sbattere in prima pagina, ma solo per darla in pasto a ciascuno di noi all’unico fine di farne personalissimo metabolismo.  Farne affare di Stato  è invece perbenismo d’accatto, è puerile politicamente corretto da burkini, è sterile blablologia da Salvini: è recitare la parte dopo averci già imposto cosa è perché ci è stata fatta apparire…



Pensavo di non condividere questo triste dibattito mediatico dai toni troppo accesi sulle vignette di Charlie Hebdo del terremoto italiano sul blog.
Mi sento molto vicina alle popolazioni colpite, ai loro lutti e proprio per questo volutamente non avevo raccolte qui quei disegni che avrebbero potuto ferire la loro sensibilità.
Quanti disegni italiani avevano già usato la parola pasta.

Ma poi Nadia Redoglia mi ha mandato l'articolo sopra, con una dedica speciale per il mio blog, ed allora mi sono detta forza Fany, si "satira, satirare sempre!".

Non raccolgo però le vignette degli amici su questo triste dibattito, ma solo un articolo che spiega come "La satira a volte fa ridere, a volte no. La sua ragione sociale e’ indurre una riflessione."

A tutti quelli che leggeranno queste righe, non guardate superficialmente cogliete la dura verità.








disegno di Felix sulla rivista Charlie Hebdo




LA VIGNETTA DI CHARLIE HEBDO SPIEGATA A MIA MADRE
Chi scrive ha passato 9 anni della propria esistenza in una stanza di tre metri per tre, sotto una nube di fumo passivo, a scrivere per un noto programma TV satirico italiano in onda dal 1988.
Visto che oggi si e’ fatto un gran parlare di satira, ho deciso di fare uso privatistico di un mezzo pubblico e approfittare degli Stati Generali per dialogare con mia madre su Charlie Hebdo e la famosa vignetta.
Mamma: “QUELLA VIGNETTA FA SCHIFO!”
Io: Giusto. Fa veramente schifo. E sai perché? Perche’ e’ la satira stessa a fare schifo.
Ti ricordi il più grande autore satirico italiano? No, non Maurizio Crozza. Dante Alighieri.
Ti ricordi, nell’Inferno, il trattamento riservato ai Simoniaci, incluso Papa Niccolo’ III,  con il viso immerso nello sterco e il sedere all’aria? E Maometto? Altro che Charlie, Dante lo raffiguro’ aperto in due da un taglio verticale lungo tutto il corpo, con le interiora a penzoloni, a spruzzare sangue e nutrirsi tramite “il tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia“.
E gia’ che ci siamo, ricordi i grandi commediografi che la satira se la sono inventata, a cominciare da Aristofane? Non sto a raccontarti le zozzerie narrate ne “Le nuvole” perché non finiremmo più, ma credimi: e’ dall’inizio dei tempi che, per sua natura, nelle opere satiriche troviamo incesti, atti di coprofagia, bestemmie, vilipendi di cadavere e tanti altri atti schifosi e schifosissimi.
Il fatto che la vignetta di Charlie Hebdo ti abbia fatto schifo ci dice quindi una cosa: che si trattava di vera satira.
Mamma: MA CROZZA A ME FA RIDERE! QUESTO SCHIFO NO!
Io: Giusto anche questo. E sai perché? Perche’ Crozza non fa satira. Quando parla emiliano e dice che vuole smacchiare il giaguaro, Crozza sta facendo la parodia di Bersani. Capisci? Parodia, non satira. La parodia e’ fatta per far ridere, e’ la sua ragione sociale. La satira a volte fa ridere, a volte no.  La sua ragione sociale e’ indurre una riflessione. E’, insomma, una cosa diversa.
Al pari di Crozza, non fa satira neppure Fiorello o Ezio Greggio o Gene Gnocchi o uno a caso delle decine di comici che in anni recenti sono stati presentati come “comici satirici”. Se qualcuno li ha presentati come tali, e’ stato per effetto di un grande corto-circuito avvenuto in anni molto bizzarri, anni in cui anche uno come Enrico Bertolino – la cui battute hanno la stessa pericolosità del Danette Danone – veniva messo all’indice.
Giudicare la satira con il metro del “quanto mi fa ridere” e’ come giudicare un editoriale di un quotidiano con il metro del “quanto le natiche dell’editorialista sono sode”: non c’entra nulla.
Se tu preferisci farti una bella risata, e quindi alla satira preferisci la parodia, lo sberleffo, la faccetta, il doppio-senso, il cabaret tutto ciò e’ assolutamente normale: la satira e’ una nicchia che più nicchia non si può. Lo sa benissimo il conto in banca di chi la fa: infatti generalmente dopo un po’  la abbandona e passa a fare altro (Benigni, Grillo).
MA NON SI PUO’ FARE SATIRA SUI MORTI!
Piano un momento.
La satira, abbiamo visto, ha a che fare con lo schifo. Deve, per sua natura, suscitare una reazione forte, di pancia. Deve shoccare, nauseare. E come fa la satira a ottenere questo effetto? Attraverso la rappresentazione di immagini e simboli che una certa società, in un certo momento storico, ritiene sacri (altrimenti non ci sarebbe la reazione) che vengono usati, dal satirico, come mezzi per dire qualcosa su quella stessa società.
Se in una societa’ a essere considerato Sacro e’ il Clero, ecco che la rappresentazione del satirico avrà a che fare con i Papi (Dante Alighieri). Se Sacra e’ l’immagine del profeta, ecco le vignette a carattere religioso.
Da noi, che di sacro abbiamo pochissimo, la satira spesso si serve di bare e altre disgrazie. Attenzione pero’: l’obiettivo della satira, come detto, non sono certo le rappresentazioni.
Se si mostra Maometto su una nuvola che rivolto verso il basso dice “Insomma, basta! Abbiamo finito le vergini!” l’obiettivo non e’ certo lui e tantomeno l’Islam, quanto i kamikaze e la loro folle cultura.
Allo stesso modo, mostrando l’immagine delle bare di ritorno dall’Iraq o le macerie del Terremoto o…
I BAMBINI! L’ANNO SCORSO SE LA SONO PRESA CON I BAMBINI MORTI!!
…ecco, appunto, il bambino siriano morto in riva al mare. Ho visto che oggi le tue amiche lo hanno citato in lungo e in largo. Pero’ si sono dimenticate che quella vignetta non mostrava solo il bambino, ma – in lontananza – anche un cartellone di Ronald Mc Donald che  pubblicizza l’Happy Meal.
Quella vignetta, in una sola immagine (che faceva “schifo” e si serviva di una rappresentazione “sacra”) mostrava il paradosso dei migranti che muoiono nel tentativo di raggiungere una Terra Promessa, dove la Terra Promessa altro non e’ che quel delirio di centri commerciali e fast-food, di sogni infranti e economie depresse, di pubblicita’ e consumismo sfrenato che e’ oggi l’Occidente – dove l’infanzia, per giunta, e’ ridotta a segmento di mercato da conquistare a suon di offerte tipo Happy Meal.
Se la vignetta sia riuscita o no e’ un altro discorso. Qui e’ bene che tu capisca che il senso non era ridere di un bambino morto, ma riflettere (di nuovo: riflettere e non ridere, perché si tratta di satira) attraverso quella morsa allo stomaco sul dramma di milioni e milioni di persone che si trovano nella stessa situazione di quel bambino, per le quali il nostro Inferno appare loro come il Paradiso.
Quindi, secondo te, era più offensivo Charlie Hebdo, o i tanti giornali e giornalisti subdoli che hanno usato quella foto per fare click-baiting e avere più visite, in modo da guadagnare più soldi dalla pubblicità incorporata nell’articolo (pubblicità’, vedi, proprio come il Mc Donald della vignetta) ?
Allo stesso modo, la vignetta di oggi non vuole fare ridere delle persone schiacciate sotto le macerie. Vuole usare quell’immagine per far riflettere (di nuovo: riflettere, non ridere, e’ bene ripeterlo fino allo sfinimento) sul fatto che in tutti i Paesi sviluppati ad eccezione dell’Italia un terremoto di 6.2 non ti uccide.
E se in Italia ti uccide e’ perché, a causa della mentalità italiana – rappresentata con uno degli elementi più italiani di tutti, ovvero il cibo – da noi, come diceva Flaiano, tutto e’ grave eppure nulla viene affrontato seriamente, tanto meno la prevenzione sismica.
Quando ci offrono 80 euro in più in busta paga, o ieri 1000 euro in più per ogni bebe’, invece di mandarli a fare in culo e dir loro di occuparsi di cose serie – come la messa in sicurezza degli edifici – corriamo in massa a dargli il nostro voto.
Quando vediamo le immagini di terremotati di 20, 30 anni fa che ancora vivono nei container invece di indignarci cambiamo canale (e infatti nel famoso programma satirico di cui sopra quando ci si occupava di terremotati i servizi andavano in onda al sabato, quando l’ascolto non conta, perché a metterli in settimana si andava incontro a terribili debacle in termini di audience).
Quando accadono tragedie come queste siamo pronti a mobilitarci e a dare prove di coraggio e solidarietà straordinarie, ma quando si passa all’ordinario torniamo quelli di sempre, una scrollatina di spalle, un “e che vuoi farci, siamo in Italia!” e continuiamo ad auto-assolverci, facendo finta di non vedere, facendo finta di non sapere, quando invece vediamo e sappiamo benissimo, si tratti di evasione fiscale o  mafia o messa in sicurezza degli edifici…
Questo voleva dire Charlie Hebdo: che quei morti non sono morti di terremoto. Sono morti di Italia.
NON ME NE FREGA NIENTE! QUELLA ROBA VA PROIBITA!
Di nuovo: che tu dica questo non solo e’ giusto ma e’ pure naturale: del resto volevano proibire anche Aristofane e Dante. Proprio perché deve provocare reazioni forti, proprio perché palpeggia la societa’ nei suoi elementi sacri, e’ doveroso che essa si ribelli alla satira e ne chieda la testa. La richiesta di censura, per la satira, e’ come il Viagra. Sono le risatine forzate, i sorrisini a favore di camera dei politici da Floris quando Crozza li imita ad ammosciare l’autore satirico: non certo la minaccia di censura, che e’ cio’ per cui il satirico vive e per cui – come si e’ visto il 7 gennaio 2015 – e’ disposto a morire.
Ed e’ qui l’importanza decisiva che la satira gioca in una società: come una cartina di tornasole, la satira ne misura la liberta’ di espressione – di cui ci beamo quanto ci rapportiamo a modelli di società alternative alla nostra – che altrimenti sarebbe impossibile da determinare.  Come fare, infatti, a capire quanto una società sia libera se le opinioni espresse sono tutte, più o meno, aderenti all’ideologia ovvero rispettose del Sacro?
E’ proprio attraverso l’aggressione del Sacro che la satira si carica su di se’ il compito – ingrato, viste le denunce, i licenziamenti, e da qualche anno pure gli attentati terroristici – di testare quotidianamente il valore fondante di ogni democrazia.
Darei la vita per difendere la tua liberta’ di espressione, ma ti staccherei la testa per le idiozie che stai dicendo” diceva Voltaire (più o meno). La satira mette la società davanti a una sfida costante, ci obbliga ogni giorno a confrontarci con noi stessi, divide i fautori della società aperta da quelli della società chiusa, ci aiuta a capire chi dobbiamo eliminare dagli amici di Facebook.
Se una societa’ ha la forza di sopravvivere al disgusto provocato dalla satira, allora e’ una società libera. Ed e’ per quello che, un anno e mezzo fa, si gridava Je Suis Charlie. Non certo perché eravamo tutti diventati fans di una rivista che esiste da decenni ed era pure in crisi di vendite.
Ma perché e’ grazie anche a quella rivista se noi oggi possiamo definirci liberi. Chissà ancora per quanto.