mercoledì 22 aprile 2015

Quanti ancora...



Quanti ancora.
Mauro Biani



Domenica 19 aprile tragico naufragio tra la Libia e l'Italia. Si stimano 900 morti.

Le prime pagine della stampa di tutta Europa parlano della tragedia:
Libération titola “Mare Morto”.
La Stampa di Torino parla de “L’ecatombe del Mediterraneo”.
Per El País, “Orrore in Europa per il peggior naufragio nel Mediterraneo”.
El Mundo conteggia: “1’000 morti in una settimana”.
The Guardian spiega: “Si temono centinaia di morti per il capovolgimento del battello dei migranti”.
Tageszeitung fa un macabro bilancio: “15 volte i morti dello scorso anno”.




Body Bag Boat    Maarten Wolterink
Another boat full of immigrants capsizes in the Mediterranean, hundreds are feared to have drowned. Maarten Wolternink: ’EU, please find another way.’
20 Apr 2015

Wish to God there was no need, but seems appropriate to retweet this from @guardian last October 
Martin Rowson 
29.10.14 Guardian

Mediterrâneo.
Dalcio


My cartoon on Friday @TheTimes on the EU's shameful attitude to migrants sailing from N Africa.
Peter Brookes


MÉDITERRANÉE. Les clandestins disparus devant les côtes italiennes.
Plantu


Giannelli




Death in the Mediterranean - © Chappatte in The International New York Times


Helpless Europe - © Chappatte in Le Temps, Switzerland


Migrants Mediterranean    
Alex Falcó Chang



http://www.repubblica.it/politica/2010/11/30/news/le_vignette_di_ellekappa-9683622/



Migranti
Leoni






Europa cannibale


Ci sono i soccorritori di mare e di terra, eroi perché certe immagini segnano per tutta la vita, ma loro ancora non lo sanno mentre sono costretti a subire impotenti le mattanze umane. E poi viene il nulla socio politico aggravato da troppe parole e infinite omissioni. Nel mezzo gli schiavisti di terra europea che suddividono la merce umana (già scontato il carico deteriorato o perduto) secondo richiesta di mercato: da una parte manovalanza adulta e adolescenziale per traffici subumani di mafia (caporali, droga e papponi), dall’altra commercio di bambini da squartare nel corpo e nell’anima.
Queste sono le viscere dell’Europa le cui membra da expo appaiono invece così belle, ricche, eleganti e profumate.
Il decennio scorso funzionava diversamente perché non li vedevamo morire. Ci stava un compare cui baciavamo la mano non perché mafioso locale, ma perché dittatore libico che faceva per noi il lavoro sporco sicché quegli umani lì li faceva crepare (di sete, fame, asfissia, schiacciati dai camion che si ribaltavano, stremati dalle marce, sbranati da cani selvatici) a decine e decine di migliaia nelle deportazioni sahariane tra Libia e Niger, così noi europei si stava a posto con quella bestemmia che chiamiamo coscienza, un po’ come facevamo quando eravamo ufficialmente colonialisti.  Oggi no, oggi vediamo e tocchiamo (specie gli italiani già “protetti” dal Gheddafi di cui ci vantavamo) perché la morte preceduta da torture s’è spostata sul mare europeo (poggiato sulla carta universale dei diritti umani!) che si nutre di africani.
Oggi stiamo messi così perché l’Europa Unita s’è fatta mai carico morale d’impedire le deportazioni oggi tradotte in “sbarchi clandestini”. S’è attivata, finché è andata, giusto per impedirne la vista.
20 aprile 2015



La vecchia signora
Vignetta che avevo cercato di fare con un certo stile retrò per un Concorso ma che ha avuto poca fortuna.
La ripesco volentieri per commentare quanto sta succedendo con la nuova ondata di migranti e il conseguente aumento del numero di annegati.
Al relativo scrupolo per i morti si aggiungono la paura per le possibili complicanze di una guerra religiosa e la preoccupazione per il gran numero di persone a cui dovremo cercare di dare assistenza.
L'Europa non ha i soldi per salvarli tutti in mare dice il commissario europeo all'immigrazione.
Tuttavia bisognerà trovarli, come gli USA nel 41 li hanno trovati per salvare l'Europa (e il mondo) dalla follia nazista, l'Europa tutta non può non agire in modo compatto per ristabilire in Africa condizioni di vita essenziali. E continuare a dormire.
Uber 


THE REQUIRED WEIGHT    Gianfranco Uber
Will it be enough ?
20 Apr 2015




sabato 18 aprile 2015

Mostra: Viva Cavandoli!



VIVA CAVANDOLI!

mostra omaggio a OSVALDO CAVANDOLI, disegnatore del celebre cartoon "LA LINEA"
di 100 ILLUSTRATORI, DISEGNATORI, ANIMATORI
di fama nazionale ed internazionale

Dal 10 aprile 2015 
Al    2 giugno 2015
al MUSIL

il Museo dell'Industria e del Lavoro di Rodengo Saiano (Brescia).
Per maggiori informazioni: vivacavandoli.it



In anteprima qualche opera :


di Bruno Bozzetto


di Segio Staino

di Piero Tonin

di Lido Contemori


di Ugo Sajini
di Frago

di Giuliano

  • Achille Superbi (Italia)
  • Adriano Carnevali (Italia)
  • Aguinaldo Perrone (Italia)
  • Aka B (Italia)
  • Alfio Leotta (Italia)
  • Andrea Bersani (Italia)
  • Andrea Blasich (USA)
  • Andrea Pecchia (Italia)
  • Antonio Dusi (Italia)
  • Antonio Tubino (Italia)
  • Athos Careghi (Italia)
  • Aurélien Baudinat (Francia)
  • Bicio Fabbri (Italia)
  • Bruno Bozzetto (Italia)
  • Carlo Squillante (Italia)
  • Cent Alantar (Francia)
  • Chiara Colasanti (Italia)
  • Claudio Acciari (Italia)
  • Corvo Rosso (Italia)
  • Cristian Neri Gonzaga (Italia)
  • Daisuke Ichiba (Giappone)
  • Dast (Italia)
  • Denis Dugas (Francia)
  • Dino Aloi (Italia)
  • Elena Rapa (Italia)
  • Emanuele Fossati (Italia)
  • Emilio Isca (Italia)
  • Eugenio Saint Pierre (Italia)
  • Fausto Gilberti (Italia)
  • Frago (Italia)
  • Francesco Marrello (Italia)
  • Francesco Natali (Italia)
  • Franco Buffarello (Italia)
  • Fusako Yusaki (Giappone)
  • Gabriele Picco (Italia)
  • Giacomo Lion (Italia)
  • Gianni Audisio (Italia)
  • Gibba Guido (Italia)
  • Gino Gavioli (Italia)
  • Giorgio Franzaroli (Italia)
  • Giovanna Casotto (Italia)
  • Giovanni Beduschi (Italia)
  • Giuliano (Italia)
  • Giuseppe Maurizio Laganà (Italia)
  • Gjon Marku (Kosovo)
  • Hurricane (Italia)
  • Ian David Marsden (Svizzera)
  • Jazz Manciola (Italia)
  • Jonas Bergstrand (Svezia)
  • Joshua Held (Italia)
  • Kanako Noda (Giappone)
  • Lele Corvi (Italia)
  • Leo Ortolani (Italia)
  • Lido Contemori (Italia)
  • Luca Fattore (Danimarca)
  • Luca Francocci (Italia)
  • Luca Salvagno (Italia)
  • Lucio Schiavon (Italia)
  • Maicol&Mirco (Italia)
  • Marco Varrone (Italia)
  • Marian Avramescu (Romania)
  • Marilena Nardi (Italia)
  • Mario Gomboli (Italia)
  • Massimo Bonfatti (Italia)
  • Massimo Giacon (Italia)
  • Matteo Bertelli (Italia)
  • Maurizio Ercole (Italia)
  • Mauro Gariglio (Italia)
  • Max Capogna (Italia)
  • Miguel Paiva (Argentina)
  • Mike Diana (USA)
  • Milko (Italia)
  • Milo Manara (Italia)
  • Nedo Zanotti (Italia)
  • Nik Guerra (Italia)
  • Olivier Martin (Francia)
  • Paolo Del Vaglio (Italia)
  • Pat Carra (Italia)
  • Piero Tonin (Italia)
  • Pierpaolo Perazzoli (Italia)
  • Ralph Bakshi (USA)
  • Riccardo Crosa (Italia)
  • Roberto Baldazzini (Italia)
  • Roberto David (Italia)
  • Roberto Mangosi (Italia)
  • Sandro Dossi (Italia)
  • Sergio Ponchione (Italia)
  • Sergio Staino (Italia)
  • Silvio Camboni (Italia)
  • Squaz (Italia)
  • Stefano Baratti (Italia)
  • Stefano Disegni (Italia)
  • Stefano Zattera (Italia)
  • The Hand (Italia)
  • Toru Fukuda (Giappone)
  • Ugo Sajini (Italia)
  • Vincino (Italia)
  • Vittore Baroni (Italia)
  • Winston Smith (USA)
  • Yoshiko Noda "YOCCI" (Giappone)
  • Zograf (Serbia)

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https://www.youtube.com/watch?v=RTMBl7HcqEI
Download "CAVANDOLI!" http://www.divshare.com/download/1782...

"CAVANDOLI!", from an idea by Hurrican Ivan in collaboration with Piero Tonin and Emanuele Fossati, is an affectionate tribute to the beloved humorist Osvaldo Cavandoli, also known as Cava, father of the world-famous cartoon character La Linea (The Line).
The story is a shocking, horrific journey in the Afterlife. The Comics Committee is in crisis: cartoons are not funny anymore! What happened? What terrible spell lingers over their ink souls? And above all, who will save them from their grim fate?
Puck the Dwarf, Dirty Bastard and The Cow are sent to the Comics Paradise to seek advice from cartoon legend Osvaldo Cavandoli.
Will the trio be able to come back from the Other Side and revive their miserable careers with the help of a jar of jam?
"CAVANDOLI!" is a unique comic-strip story drawn by 30 of the best Italian cartoonists, all of which, in one way or the other, are connected to the Maestro.
From the legendary cartoonists of Carosello (Bruno Bozzetto, Gino Gavioli, Nedo Zanotti, Carlo "Perogatt" Peroni), to Cavandoli's closest collaborators (Lucio Tomaz, storyboard artist, and Mauro Gariglio, animator), to his friends and colleagues, all teamed up for the first time to pay homage to one of the pioneers of Italian animation.
The great Brazilian poet Vinicius de Moraes also makes a special appearance. Cavandoli was a big fan of de Moraes' work and wrote many poems himself: some verses from "Allo specchio" ("At the mirror") are cited in the Comics Paradise sequence.
"CAVANDOLI!" also pokes fun at Italian media, that have regrettably neglected Cava and his work over the years.
But we don't need their approval, right Osvaldo?

Piero Tonin

http://pierotonin.blogspot.it/

venerdì 17 aprile 2015

Armenian genocide centenary

"La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite. La prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo, ha colpito il vostro popolo armeno"
Papa Francesco

Armenian Question    Paolo Lombardi
.
16 Apr 2015


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Stirpe armena: cent’anni di solitudine

di Nadia Redoglia
Lo sterminio di centinaia di migliaia tra donne uomini e bambini non perché individui nemici, ma in quanto facenti parte di “gruppo” nazionale istituito per cultura, religione, ceppo etnico, politiche sociali ed economiche, si chiama genocidio.
E’ termine coniato dal giurista polacco d’origine ebraica R. Lemkin e pubblicato nel 1944 negli Stati Uniti. Lo scrittore spiegava “…atterrito (soprattutto per l’impunità freddamente accordata al colpevole) dalla frequenza del male, dalle grandi perdite in vita e cultura…”.
 A partire dal 24 aprile 1915 è ciò che avvenne in Turchia contro l’etnia armena per mano dei nazionalisti di “Unione e Progresso” capitanato da Talaat, Enver e Djenal, partito nato dal movimento dei Giovani Turchi. E’ storia che combacia con l’inizio alla prima guerra mondiale e la Germania, allora alleata turca, nella seconda perpetrò poi l’olocausto.

Che oggi così come ieri il governo turco neghi il genocidio armeno (forse perché da quel fatto partì la Turchia moderna con il suo padre della patria Ataturk?) è insulto per il popolo armeno e subito dopo per il resto dell’umanità. Se il genocidio turco fosse stato denunciato e scolpito ogni anno nella memoria degli uomini a partire dai loro capi di Stato mondiali fin dalla fine della prima guerra, forse il genocidio della seconda almeno 5 volte più pesante non sarebbe avvenuto nella freddezza con cui l’abbiamo subito, voltando la faccia dall'altra parte.

E oggi, proseguendo a negare, quanti sono i genocidi che non stiamo riconoscendo?

16 aprile 2015


Which Genocide?    Marian Kamensky
Tensions between Turkey and the Vatican as Pope Francis calls the killing of Armenians by the Ottoman Empire the first genocide of the 20th century.
13 Apr 2015



TURKEY CHARGE    Hassan Bleibel
ARMENIAN GENOCIDE
13 Apr 2015




Armenian genocide
BY AREND VAN DAM, POLITICALCARTOONS.COM - 4/2/2015


La verità ti fa male lo so
Bandanax


Génocide arménien
04/16/2015 par Michel Kichka
Par sa déclaration qualifiant le génocide arménien d’être le premier perpétué au 20ème siècle, le Pape François 1er a fâché Erdogan qui a rappelé son ambassadeur du Vatican et a remonté les bretelles de l’ambassadeur du Vatican à Ankara.
Chaque année la reconnaissance du génocide arménien provoque un même tollé en Turquie qui continue de le nier.
Entre 1915 et 1916 et en 1923 sont massacrés 1,2 millions d’arméniens par le parti nationaliste turc de l’Empire Ottoman.
En 2015, 21 pays ont reconnu le génocide.

Beppe Mora
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Erdogan, genocide
BY RAINER HACHFELD, NEUES DEUTSCHLAND, GERMANY  -  1/25/2012


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A cent’anni dal genocidio degli armeni, polemica fra il papa e il governo turco

Luigi Sandri 

Grande giornata armena, a Roma, il 12 aprile: papa Francesco ha ricordato ufficialmente il centenario del Metz Yeghern (il Grande Male), cioè l’inizio del genocidio del popolo armeno nell’impero ottomano, cominciato il 24 aprile 1915. Il pontefice ha celebrato messa nella basilica vaticana, insieme al patriarca cattolico di Cilicia degli armeni, Nerses Bedros XIX Tarmouni; ad essa hanno assistito Karekin II, supremo patriarca e catholicos di tutti gli armeni, e Aram I, catholicos della Grande Casa di Cilicia (di Antélias); presente anche il presidente dell’Armenia, Serz Sargsyan. Poi Francesco ha ricevuto tutte queste personalità, consegnando loro un apposito messaggio, nel quale ricordava: «Un secolo è trascorso da quell’orribile massacro che fu un vero martirio del vostro popolo, nel quale molti innocenti morirono da confessori e martiri per il nome di Cristo… Il vostro popolo, illuminato dalla luce di Cristo e con la sua grazia, ha superato tante prove e sofferenze, animato dalla speranza che deriva dalla Croce… Questa fede ha accompagnato e sorretto il vostro popolo anche nel tragico evento di cento anni fa che “generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo” (come afferma la Dichiarazione comune firmata da Giovanni Paolo II e Karekin II il 27settembre 2001, a Etchmiadzin, la città santa degli armeni, vicino a Erevan)».

Auspicando che «questa dolorosa ricorrenza diventi per tutti motivo di riflessione umile e sincera e di apertura del cuore al perdono, che è fonte di pace e di rinnovata speranza», Francesco ha auspicato: «Dio conceda che si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco, e la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh. Si tratta di popoli che, in passato, nonostante contrasti e tensioni, hanno vissuto lunghi periodi di pacifica convivenza, e persino nel turbine delle violenze hanno visto casi di solidarietà e di aiuto reciproco. Solo con questo spirito le nuove generazioni possono aprirsi a un futuro migliore e il sacrificio di molti può diventare seme di giustizia e di pace». Il Nagorno Karabakh è una regione dell’Azerbaigian, abitata prevalentemente da armeni, da quasi trent’anni in contrasto con il governo di Baku, e che oggi vive praticamente indipendente, senza però che tale situazione sia accettata dall’Azerbaigian.

Infine, il papa ha assicurato che sarebbe stato spiritualmente presente, il 23 aprile, ad Etchmiadzin, alla cerimonia di canonizzazione dei martiri della Chiesa apostolica armena (non in comunione con Roma) e, in luglio, alle commemorazioni del Metz Yeghern che si terranno ad Antélias. E, come segno della particolare attenzione della Chiesa romana agli armeni, Francesco lo stesso 12 aprile ha proclamato «dottore della Chiesa» san Gregorio di Narek. Era, questi, un monaco e presbìtero armeno – vissuto nel secolo X nella zona armena dell’Anatolia orientale, vicino al lago di Van – già ai suoi tempi famoso per la santità di vita e per le sue profonde riflessioni teologiche.

Ankara ha risposto, immediatamente e con durezza, al papa: il governo, infatti, già poche ore dopo il discorso papale ha richiamato in patria l’ambasciatore turco presso la Santa Sede e ad Ankara ha convocato per spiegazioni il nunzio Antonio Lucibello.

Sulla stessa linea il Gran Mufti Mehmet Gormez, la principale autorità religiosa islamica sunnita turca, che ha criticato a sua volta il Papa per le dichiarazioni sul genocidio armeno a suo parere «senza fondamento» e ispirate da «lobby politiche e ditte di relazioni pubbliche».

Perché questa reazione?

Giovanni Paolo II e il catholicos Karekin II nel 2001 avevano firmato a Etchmiadzin una Dichiarazione comunenella quale ricordavano che quello del 1915 contro gli armeni fu il primo «genocidio» del XX secolo. Quello, però, era uno scritto. Era invece la prima volta che – come ha fatto Francesco – in un discorso un papa utilizzasse un termine intollerabile per il governo turco. Sullo sfondo, una diversa interpretazione degli eventi del 1915. Gli armeni – e la loro tesi è stata via via sostenuta non solo dalla gran maggioranza degli storici, ma anche da una ventina di parlamenti nel mondo – sostengono infatti che autorità ottomane decisero, formalmente e cinicamente, lo sterminio di quanti più armeni fosse possibile, in modo da liberare il paese da quella troppo numerosa minoranza; e così morirono un milione e mezzo di persone, parte direttamente fucilate o impiccate, parte di stenti nella via dolorosa che portava la gente verso i deserti della Mesopotamia. La tesi turca, invece, sostiene che non vi fu nessun piano di eliminazione degli armeni; afferma che circa trecentomila di essi morirono, sì, ma vittime del caos che allora regnava nel decadente impero ottomano, in preda a varie bande; d’altronde, sottolineano i turchi, allora anche quattro milioni di musulmani perirono, vittime di opposte fazioni.

Ad acuire l’aspra reazione turca a Bergoglio, è stato il fatto che il papa ha equiparato il genocidio armeno con quelli compiuti dai nazisti e da Stalin. Ha detto, infatti, Francesco: «La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come “il primo genocidio del XX secolo” [la citata Dichiarazione Comune]; essa ha colpito il vostro popolo armeno – prima nazione cristiana [dal 301] –, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo. E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia». Al che il ministero degli esteri turco ha replicato a spron battuto: la dichiarazione del pontefice «è discutibile sotto tutti i punti di vista, è basata sul pregiudizio, distorce la storia e riconduce il dolore sofferto in Anatolia nelle particolari circostanze della Prima Guerra Mondiale ai membri di una sola religione».

15 aprile 2015



The Armenian Tragedy 
© Chappatte in The International New York Times



Justice After Genocide    Eray Özbek
Justice is a relative term, and justice applied to genocide is very difficult to determine. For more perspectives on international justice, click here.
16 Apr 2013



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La categoria della delusione

La categoria della “delusione” non viene considerata, quando si parla di affari esteri. Si parla di successo, insuccesso, approvazione, disapprovazione; tutt’al più, di auspici e aspirazioni. La delusione sembra una faccenda troppo intima. Un sentimento personale, poco spendibile nel mercato della politica internazionale. Ma la Turchia ha deluso molti di noi, in Europa.

“Voglio diffidare il Papa dal commettere ancora questo errore e lo condanno”. “Quando i politici e i religiosi fanno  il lavoro degli storici non dicono verità, ma stupidaggini”. Non c’era bisogno della reazione stizzita del presidente Erdogan alle parole di Papa Francesco sul “genocidio degli armeni” per capirlo. La Turchia, un Paese su cui la UE aveva puntato molto, ha scelto purtroppo un’altra strada. La storia di questi ultimi dieci anni lo dimostra: i morti in piazza, le censure, il padre-padrone da non contraddire. Tutto questo, con l’Europa, non ha niente a che fare. Gli italiani – quelli che leggono i giornali e non si limitano a un viaggio-premio a Istanbul – l’hanno capito. Prima o poi, vedrete, lo capirà anche il governo italiano.

Sulla politica estera personalizzata di Berlusconi, stendiamo un velo pietoso. Ma Gentiloni e Gozi, ministro e sottosegretario agli esteri, sanno come stanno le cose. Sanno che le parole dell’appello lanciato oggi da Antonia Arslan e Rav Laras vanno condivise: “Se si inizia ‘per opportunità’ a negare un genocidio, per motivi di diversa ‘opportunità’ se ne potrà domani negare un altro, chiudere gli occhi su quello in corso dei cristiani di Oriente (e di zoroastriani e yazidi)”. Ripetiamolo, quindi: il genocidio armeno è stato una delle grandi vergogne europee del XX secolo. Chi lo nega si colloca tra i negazionisti. Una categoria sulla quale una studiosa italiana, Valentina Pisanty, ha scritto, probabilmente, il libro definitivo (“L’irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo”, Bompiani 2014).

Molti turchi sono pronti a fare i conti col passato. Li hanno fatti i tedeschi, gli italiani, i serbi, i croati, i bosniaci; anche gli inglesi e i francesi, perché neppure la storia dei vincitori è priva di macchie e vergogne. Se così non fosse, la delusione europea si estenderebbe da un governo a una nazione. Ma non credo arriveremo a questo punto. La Russia di Putin è una delusione sufficiente, per quest’inizio di secolo.

(dal Corriere della Sera)

Beppe Severgnini

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#ArmenianGenocide
Armenian genocide centenary: MEPs urge Turkey and Armenia to normalize relations
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Nota:
L’uso del termine è controverso perché secondo Ankara non si sarebbe trattato di un genocidio, cioè della volontà di eliminare un popolo, ma di massacri e deportazioni da inquadrare all’interno del contesto della prima guerra mondiale. Anche sul numero delle vittime non c‘è accordo: per la maggior parte degli storici, e per gli armeni, tra il 1915 e il 1917 sarebbero state uccise un milione e mezzo di persone, per la Turchia fra i 300 e i 500 mila armeni e altrettanti turchi.

giovedì 16 aprile 2015

La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per i fatti del G8 a Genova: fu tortura!

Genova 7/04/2015
CeciGian

"La Cour regrette que la police italienne ait pu refuser impunément d’apporter aux autorités compétentes la coopération nécessaire à l’identification des agents susceptibles d’être impliqués dans des actes de torture."

"La Corte si rammarica che la polizia italiana abbia potuto rifiutarsi impunemente di fornire alle autorità competenti la collaborazione necessaria ad identificare gli agenti suscettibili di essere implicati negli atti di tortura"

martedì 14 aprile 2015

Le emoticons in dialetto parmigiano

Simpaticissimo questo poster con gli smiles    tradotti in dialetto parmigiano!                                      ZBAZUCRO'N      a tutti
Fany                                                            

fonte

lunedì 13 aprile 2015

Buduàr 24


COPERTINA DI UGO SAJINI
Diamo i numeri.
Ognuno di noi, sicuramente, ha un amico o conoscente esperto di Cabala e numeri. Il mio, l’altro giorno, durante una conversazione sul più e il meno, ha scoperto che Buduàr raggiungeva il numero 24: “nella cabalistica è il numero degli scandali, dei piaceri infimi e del libertinaggio.
Ho sorriso di circostanza, tanto per non far sembrare troppo che la cosa poco m’importava.
Il ragionamento sui numeri, comunque mi ha portato a curiosare sul nostro giornale, girando per le pagine che in questi anni abbiamo pubblicato ed ho fatto una scoperta che voglio condividere: in 24 numeri abbiamo pubblicato quasi SEIMILA pagine di umorismo e storia dell’umorismo a livelli altissimi. 5990 per la precisione.
Il mio amico, interpellato, non ha saputo darmi alcuna interpretazione “cabalistica”, ma ha aggiunto: siete pazzi!
Forse ha ragione lui.
Alessandro Prevosto
Il giornale è sfogliabile usando gli appositi tasti di navigazione in basso a destra di ogni pagina.
E' anche possibile sfogliare clikkando col mouse o usando il dito (su palmari e smartphone) e trascinando la pagina a destra, sinistra o in basso.

gli autori

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Ps: c'è uno special, tra le mille cose pubblicate nelle 122 pagine, dedicato a Bort, Mario Bortolato, autore tanto amato tra gli amici enigmisti. Eccovi un'anticipazione.


sabato 11 aprile 2015

Milano - Strage in tribunale.

powerless justice    E L E N A . ospina
There is no peace without justice
19 Feb 2015
Subroom: Peace & Justice 2015: My Peace, Your Peace


Tre persone sono morte e tre sono rimaste ferite dopo che un uomo ha aperto il fuoco al terzo piano e al secondo piano del palazzo di giustizia di Milano. Il presunto assassino è stato arrestato mentre era in fuga a Vimercate, in Brianza (fonte)




Milano 9 Aprile 2015
Pierpaolo Perazzolli


Il Falco e la Colomba
di Massimo Gramellini
Un paranoide condannato per bancarotta fraudolenta compie una strage a palazzo di Giustizia, ammazzando tra gli altri anche un giudice, e immancabilmente salta su qualcuno a denunciare il clima ostile creatosi intorno alla magistratura. Come se ad armare la mano omicida fosse stata la polemica politica sulla responsabilità civile e le ferie dei giudici. Come se quel magistrato fosse stato ucciso in quanto simbolo dell’indipendenza delle toghe e non in quanto bersaglio di una resa dei conti maturata nella testa di un uomo ossessivamente ripiegato sui fattacci suoi. (A cui nessuno aveva pensato di togliere il porto d’armi dopo la condanna: è questo, oltre alle difese colabrodo del tribunale, il vero mistero e il vero scandalo).

Poiché la lista dei morti è completata da un avvocato e da un socio dell’assassino, se ne deve forse dedurre che anche le categorie degli avvocati e dei soci avrebbero diritto di lamentare un atteggiamento persecutorio nei loro confronti? Gherardo Colombo ha sicuramente parlato sotto l’impulso del dolore personale: quel giudice era un ex collega e un amico. E prima di svalutare il lavoro dei magistrati bisogna sempre ricordarsi, come ha fatto Mattarella, che operano in prima linea sulla carne viva del Paese. Ma certe manipolazioni emotive della realtà alimentano il mostro nazionale del vittimismo. Mentre Colombo commentava un fatto di cronaca nera per sottolineare il disagio della magistratura, altri trasformavano il truffatore omicida in un prodotto della crisi economica. E così si perdeva di vista che a uccidere e a morire non erano stati dei simboli, ma degli esseri umani.



Sicurtà
Tre morti al tribunale di Milano.
La vignetta (che cita anche le ennesime polemiche strumentali sui Rom), oggi per il manifesto.
Mauro Biani


Milano spara
Giuseppe La Micela



Piloti e immobili


L’assassino già libero di entrare e, a quanto pare, anche di uscire indisturbato s’è potuto ancora fare 30 chilometri in motorino prima d’essere bloccato. Durante questo tempo i motori di ricerca e le prime pagine web hanno macinato ed espulso, come il tritacarne per gli hamburger, incontrollabili chili di notizie fasulle e/o ridicole. Sono seguite le tv “d’approfondimento” tra plastici, montaggi da telefonini amatoriali e ospiti. E’ il bisogno irrefrenabile d’ingozzare, ingolfare e pilotare le nostre vite, pur di non pensare: no etica, ma neppure rispetto (anche del mestiere di cronista).
Nel Tribunale di Milano, così come nell’aereo volutamente fatto precipitare sulle Alpi sono avvenuti fatti gravissimi (stragi) prevedibili o quanto meno attenuabili con il buon senso (nel merito: la combinazione della porta o tornello d’accesso alla vita o alla morte è stata messa a disposizione del folle omicida). Gli autori sono stati individuati, le colpe accertate, le considerazioni socio politiche divulgate.  Valutazione, studio, approfondimento degli errori invece sono lontanissimi.  Gli errori più gravi sono da imputare a coloro che della nostra vita devono farsi carico perché qualche volta proprio non possiamo esserne noi i piloti e, immobili, affidiamo interamente a quelli la nostra sorte. 
A forza d’inutilità, d’abusi del virtuale e immaginifico, di demolizioni dei confini della decenza prima, durante e dopo i fatti, ci stiamo dimenticando il senso della personale responsabilità che dobbiamo avere noi per primi della nostra vita. Se ce ne scordiamo noi figuriamoci come se lo scordano ancora più facilmente quelli che il senso della nostra vota lo hanno (dovrebbero averlo) solo saltuariamente…
11 aprile 2015



Tiziano Riverso

Paride Puglia



Il killer del tribunale
Natangelo

giovedì 9 aprile 2015

Ritratto di Dacia Maraini

Il 15 marzo su la Repubblica un grande ritratto di Riccardo Mannelli

e l'intervista di Antonio Gnoli

a Dacia Maraini




Dacia Maraini: "Ho vissuto di amori e successi, ora fuggo dal vortice delle passioni"

A tre anni era in un campo di concentramento. Per mantenersi a Roma fece la hostess. Poi scoprì la letteratura. Dall'infanzia a oggi, la scrittrice si racconta. E rivela: "L'unica strada è aiutare gli altri"


di ANTONIO GNOLI

UNA leggera quiete avvolge l'immagine di Dacia Maraini. È una donna che mi fa pensare a mille altre donne che nel tempo hanno consolidato l'idea che esistono legami, sorellanze, generosità da cui sovente il mondo maschile è escluso. Sorride. Composta. Nell'intimità di una parola attenta ma non studiata. Non esibita. Non ricercata. "Lei pensa davvero che le donne siano migliori dell'uomo? Io non lo credo. Sono state solo più bistrattate, umiliate, incarcerate in quella deriva mentale fatta di paura e sudditanza. Ma non hanno per questo prodotto nessuna vera differenza".

Ah, la differance. Mi chiedo se la nostra conversazione possa avere inizio

martedì 7 aprile 2015

Happy Birthday Billie Holiday!

Il post è stato modificato il 24/06/2015

Centenario della nascita di Billie Holiday per www.huffingtonpost.it
Massimo Jatosti





Homenagem ao centenário da lendária Billie Holiday.
Glen Batoca







Billie Holiday
Lady Day
tobo (Bob Doucette)



Billie Holiday
by David Rowe
  1. 7 aprile 1915 è la data di Nascita di Eleanora Fagan, o Elinore Harris, nota come Billie Holiday o Lady Day.
  2.  E' stata una cantante statunitense, fra le più grandi di tutti i tempi nei generi jazz e blues. Wikipedia

http://www.billieholiday.com/