sabato 31 marzo 2012

Angel Boligan a Lisbona

Si è appena conclusa a Lisbona la prima mostra europea di uno dei più grandi artisti internazionali  Angel Boligan.


Uno de los caricaturistas más reconocidos del mundo ha expuesto su obra en Lisboa

24 mar 2012

Uno de los caricaturistas más reconocidos del mundo, Ángel Boligán, ha expuesto en Lisboa una selección de su obra, la primera muestra en Europa de este artista cubano.

Mostra que apresenta 100 trabalhos de Angel Boligán, artista de grande renome do mundo do cartoon internacional, vencedor de vários prémios e distinções honrosas internacionais.
Este cubano, naturalizado mexicano, é o convidado estrangeiro desta edição da Cartoon Xira, apresenta um conjunto de trabalhos a que, que nomeou de “Espelho de Tinta”. Caricaturista editorial do diário mexicano “El Universal”, é fundador e presidente da agência latino-americana de caricaturas Cartonclub, colaborador do sindicato internacional de caricaturistas Caglecartoons (EUA) e da agência francesa Courrier International. É membro da Unión Nacional de Escritores y Artistas de Cuba (U.N.E.A.C).

Se “Rir é o Melhor Remédio”, então venha fazê-lo à Cartoon Xira’11! O humor de qualidade apresentado por uma seleção de luxo, está em Vila Franca de Xira.


 Uno dei più rinomati disegnatori del mondo, ha esposto il suo lavoro a Lisbona
24 Mar 2012

Uno dei  più celebri cartoonist, Angel Boligán, ha esposto a Lisbona una selezione del suo lavoro, la prima mostra in Europa di questo artista cubano.



La mostra  presenta 100 opere di Angel Boligan, artista di grande fama nel mondo del fumetto internazionale, vincitore di diversi premi internazionali e menzioni d'onore.

Questi di origine cubana e vive in  Messico, è l'ospite straniero in questa edizione di Cartoon Xira, presenta una serie di opere che, ha chiamato  "Espelho de Tinta".

 Cartoonist Editoriale del quotidiano messicano "El Universal", Boligan è anche fondatore e presidente  dell'agenzia  di caricature Latina Cartonclub, dipendente dell'Unione Internazionale vignettisti Caglecartoons (USA) e l'agenzia francese Courrier International. E' membro dell'Unione degli Scrittori Nacional y Artistas de Cuba (UNEAC).

Se "La risata è la migliore medicina", quindi andare a Cartoon Xira! L'umorismo di qualità fatto da una selezione di lusso, si trova a Vila Franca de Xira.




Il video della mostra:



 Uno de los caricaturistas más reconocidos del mundo ha expuesto su obra en Lisboa 

Catálogo “Espelho de Tinta”|Angel Boligán 
 Sitio Web de Angel Boligan

venerdì 30 marzo 2012

1000° POST !!

Mille magnifici momenti
 memori
 morte malinconia
 miserie meraviglie
 monumenti 
mondiali MAESTRIE

Grazie a Tutti!!

PS: img creata da un'idea di 1000 Ideas for Creative Reuse

46 donne uccise in casa dall'inizio dell'anno

con amore Marilena Nardi
46 donne uccise in casa dall'inizio dell'anno...Triste record!!
Da La Repubblica:

L'uomo in casa diventa assassino una donna uccisa ogni due giorni
 Quarantasei donne uccise dall’inizio dell’anno. Vittime dell’uomo che avevano accanto. Una strage silenziosa. La legge non basta: serve una nuova cultura
ADRIA­NO SO­FRI

Pren­dia­mo una fra­se co­sì: Gli uo­mi­ni uc­ci­do­no le don­ne. È una ge­ne­ra­liz­za­zio­ne spa­ven­to­sa: la stra­gran­de mag­gio­ran­za de­gli uo­mi­ni no­nuc­ci­do­no le don­ne. Ep­pu­re a una fra­se co­sì suc­ce­de di rea­gi­re con as­sai mi­nor in­di­gna­zio­ne e mi­nor sor­pre­sa di quan­to la sta­ti­sti­ca con­sen­ti­reb­be. Non di­co del­le don­ne, che san­no be­ne che co­sa vuol di­re la fra­se. Ma gli uo­mi­ni, an­che se la sta­ti­sti­ca di­ce che in Ita­lia, non so, uno su 400 mi­la am­maz­za una don­na in un an­no, am­met­te­ran­no di sen­ti­re con­fu­sa­men­te co­me mai uo­mi­ni am­maz­za­no don­ne.
L’uo­mo è cac­cia­to­re, si di­ce: il cac­cia­to­re go­de di sco­va­re la pre­da, in­se­guir­la, brac­car­la, cat­tu­rar­la - e far­la fi­ni­ta. Al cen­tro del mil­le­na­rio ad­de­stra­men­to del­l’uo­mo ma­schio sta il de­si­de­rio, e la cer­tez­za del di­rit­to na­tu­ra­le, di pos­se­de­re la don­na. E’ una me­tà del­la co­sa: pren­di la don­na, la­chiu­di a chia­ve, la usi, la fai fi­glia­re e lu­stra­re sti­va­li, la ba­sto­ni ogni tan­to, per­ché non si di­strag­ga dal­l’ob­be­dien­za, co­me fai con gli al­tri ani­ma­li ad­do­me­sti­ca­ti. L’al­tra me­tà del­la co­sa sta nel­la sen­sa­zio­ne che la “tua” don­na ti sfug­ga, an­che quan­do l’hai riem­pi­ta di bot­te e di moi­ne, che il di­rit­to di pos­se­der­la è elu­so da un’im­pos­si­bi­li­tà. Non c’è car­ce­rie­re che pos­sa vol­ta­re le spal­le tran­quil­la­men­te al suo pri­gio­nie­ro. Non c’è pri­gio­nie­ro più ir­ri­du­ci­bi­le del­la don­na.
L’uo­mo av­ver­te con of­fe­sa, pau­ra, ver­go­gna que­sto scac­co in­do­ma­bi­le, e al suo fon­do una pro­pria in­fe­rio­ri­tà ses­sua­le, un pia­ce­re pal­li­do ri­spet­to a quel­lo che im­ma­gi­na scon­fi­na­to e astrat­to del­la don­na — la sua ca­pa­ci­tà di put­ta­na — e, quan­do si per­sua­da di aver­la per­du­ta e di non po­ter più vi­ve­re sen­za di lei, la uc­ci­de.
Lui, me­dia­men­te, vi­ve: a vol­te ten­ta il sui­ci­dio, per lo più lo man­ca. Di­ce: “So­no in­ca­pa­ce di in­ten­de­re e di vo­le­re, per­ciò l’ho am­maz­za­ta”. L’al­tro­ie­ri le di­ce­va: “So­no paz­zo d’a­mo­re per te”. Vo­le­va di­re: “So­no in­ca­pa­ce d’in­ten­de­re e di vo­le­re, per­ciò ti amo”. Vi­vrà, com­pian­gen­do­si, nel ri­cor­do di lei, or­mai sol­tan­to sua — e co­mun­que di nes­sun al­tro.
Ho scrit­to que­sta or­ren­da co­sa: non per­ché non ve­da che è gros­so­la­na­men­te or­ren­da, ma per­ché pen­so che si av­vi­ci­ni al­la ve­ri­tà. E’ una di quel­le che si di­co­no ma­le con le pa­ro­le, dun­que si pre­fe­ri­rà fa­re un vuo­to - un rap­tus, un’u­sci­ta da sé di cui non re­ste­rà me­mo­ria - e pun­ta­re sul­le at­te­nuan­ti ge­ne­ri­che. Spe­ci­fi­che, fi­no a ie­ri, quan­do am­maz­za­re una don­na, spe­cial­men­te la “pro­pria” don­na, era po­co me­no di un at­to ono­re­vo­le. La di­spa­ri­tà, in que­sto cam­po, è sen­za ugua­li. Di fat­to, per­ché le don­ne che am­maz­za­no il “lo­ro” uo­mo so­no co­sì ra­re da far leg­ge­re due vol­te la no­ti­zia, per con­trol­la­re che non sia un be­ne­det­to er­ro­re del ti­to­li­sta - tra­fi­let­ti, del re­sto. E di di­rit­to e per­fi­no di les­si­co, per­ché la pa­ro­la era una so­la, fi­no­ra, a de­si­gna­re l’am­maz­za­men­to co­niu­ga­le, uxo­ri­ci­dio, l’uc­ci­sio­ne del­la mo­glie.
Il nuo­vo co­nio di “fem­mi­ni­ci­dio” non è un pun­ti­glio ri­ven­di­ca­ti­vo, è l’a­de­gua­men­to sten­ta­to del­la lin­gua e del­la leg­ge a una stor­tu­ra di mil­len­ni. A me­no che non fos­se esal­ta­ta, che è l’al­tra fac­cia del­l’av­ven­to del­l’a­mo­re­ro­man­ti­co, gran ri­vo­lu­zio­ne in cui, nel­la no­stra par­te di mon­do, si me­sco­la­ro­no la con­si­de­ra­zio­ne ar­cai­ca del­la don­na for­te e ri­bel­le e in­fi­ne do­ma­ta in Gre­cia, e la nuo­va te­ne­rez­za che vol­le ri­sar­cir­ne l’in­fe­rio­ri­tà nel cri­stia­ne­si­mo. Stra­da fa­cen­do, l’a­mo­re ca­val­le­re­sco si con­qui­stò uno­spa­zio for­mi­da­bi­le, e la don­na del­l’i­dea­le non po­té toc­car­si nem­me­no con un fio­re - quan­to al­la rea­le, ave­va il suo daf­fa­re, e non l’ha mai smes­so: bel­la sto­ria, gran­dio­sa­men­te ro­ve­scia­ta in amo­ri co­sì mi­ra­bi­li da in­dur­re l’uo­mo ad am­maz­zar­la, l’a­ma­ta, e di­ven­ta­re co­sì un eroe ro­man­ti­co, o un gran­de de­lin­quen­te espres­sio­ni­sta, o al­me­no un po­ve­ret­to da com­pa­ti­re, per aver tan­to so­vru­ma­na­men­te ama­to.
L’uo­mo che uc­ci­de la “sua” don­na com­pie il più al­to sa­cri­fi­cio di sé, in tut­ta una su­bli­me tra­di­zio­near­ti­sti­ca e let­te­ra­ria, più­che se am­maz­zas­se sé per amo­re. E so­lo og­gi, e fa­ti­co­sa­men­te, ci si di­vin­co­la da que­sto inau­di­to re­tag­gio di am­mi­ra­zio­ne e com­mi­se­ra­zio­ne per l’uo­mo che uc­ci­de per amo­re, e lo si ve­de nel­la sua mi­se­ra­bi­le pic­ci­ne­ria. E gli si ve­de die­tro la mol­ti­tu­di­ne di omet­ti “tran­quil­li”, “per­be­ne” - so­no sem­pre que­sti, al­l’in­do­ma­ni, gli ag­get­ti­vi dei vi­ci­ni - che pe­sta­no con re­go­la­ri­tà mo­gli e fi­dan­za­te e aman­ti e pro­sti­tu­te e fi­glie, le tor­men­ta­no, le in­sul­ta­no e ri­cat­ta­no e spa­ven­ta­no e vio­len­ta­no. Pan­ni spor­chi di fa­mi­glia. Pres­so­ché tut­ti gli omi­ci­di che ho in­con­tra­to in ga-le­ra - do­v’e­ro lo­ro col­le­ga - ave­va­no am­maz­za­to don­ne: la “lo­ro”, o pro­sti­tu­te, dun­que di nes­su­no, dun­que di tut­ti. Vi pas­sa la vo­glia di sim­pa­tiz­za­re per Otel­lo e Moo­sbrug­ger, per la So­na­ta a Kreu­tzer o per l’As­sas­si­no spe­ran­za del­le don­ne.
Le sta­ti­sti­che oscil­la­no: vie­ne am­maz­za­ta una don­na, in Ita­lia, ogni due gior­ni, ogni tre, se­con­do le più ot­ti­mi­sti­che. Se le don­ne non fos­se­ro il ge­ne­re uma­no, la par­te de­ci­si­va del ge­ne­re uma­no, e ve­nis­se­ro guar­da­te per un mo­men­to co­me un’et­nia, o un grup­po re­li­gio­so, o una pre­fe­ren­za ses­sua­le, non se ne po­treb­be spie­ga­re l’i­ner­zia di fron­te al­la per­se­cu­zio­ne, la ri­nun­cia a un’au­to­di­fe­sa mi­li­tan­te. Que­sto var­reb­be fin dal ge­no­ci­dio del­le bam­bi­ne pri­ma e do­po la na­sci­ta in tan­ta par­te del mon­do, che è sì al­tra co­sa ma stret­tis­si­ma­men­te le­ga­ta. Quel ti­to­lo, Uo­mi­ni che odia­no le don­ne, è di­ven­ta­to pro­ver­bia­le scen­den­do da un nord ci­vi­le e fa­vo­lo­so co­me la Sve­zia, una tre­men­da ri­ve­la­zio­ne. L’I­ta­lia, co­me le suc­ce­de, si bat­te per il re­cord, spin­ta dal­la ra­pi­di­tà feb­bri­ci­tan­te dei suoi cam­bia­men­ti, dal ri­tar­do al­la ri­val­sa, e og­gi le de­plo­ra­zio­ni in­ter­na­zio­na­li con­tro il fem­mi­ni­ci­dio ci met­to­no as­sie­me al Mes­si­co di Ciu­dad Jua­rez.
Og­gi si par­la di que­sto, ci si in­for­ma. E’ mol­to im­por­tan­te. So­no due gli stru­men­ti de­ci­si­vi per af­fron­ta­re l’as­sas­si­nio del­le don­ne (e gli stu­pri, le per­se­cu­zio­ni, le bot­te, le mi­nac­ce e le vi­te di pau­ra): la po­li­zia - e le leg­gi - e la cul­tu­ra. La po­li­zia fem­mi­ni­le è il più si­gni­fi­ca­ti­vo pro­gres­so del no­stro Sta­to (e del­l’Af­gha­ni­stan). I due stru­men­ti non so­no, co­me si pen­sa, agli an­ti­po­di, una che ar­ri­va do­po il fat­to, l’al­tra che lo pre­vie­ne da mol­to lon­ta­no. Van­no as­sie­me, per pre­ve­ni­re da vi­ci­no e da lon­ta­no, e per san­zio­na­re, ma­te­rial­men­te e mo­ral­men­te. Esco­no li­bri - l’ul­ti­mo che ho vi­sto è Il si­len­zio de­gli uo­mi­ni, di Ia­ia Ca­pu­to, Fel­tri­nel­li. Joan­na Bour­ke, Stu­pro. Sto­ria del­la vio­len­za ses­sua­le
(La­ter­za), scio­ri­na un re­per­to­rio im­pres­sio­nan­te di fan­ta­sie ma­schi­li pas­sa­te per scien­za e leg­ge. La Rai ha pro­gram­mi nuo­vi ed ef­fi­ca­ci. Su Rai 3 “Amo­re cri­mi­na­le”, ora con­dot­to da Lui­sa Ra­nie­ri, ha rac­con­ta­to de­ci­ne di sto­rie di don­ne uc­ci­se, sto­rie di per­so­ne al­tri­men­ti ge­la­te in un nu­me­ro sta­ti­sti­co, ognu­na a suo mo­do ter­ri­bi­le.
Da og­gi Rai 1 tra­smet­te quat­tro film con­tro le vio­len­ze sul­le don­ne, di Li­lia­na Ca­va­ni, Mar­ga­re­the von Trot­ta e Mar­co Pon­te­cor­vo. Nel web so­no or­mai nu­me­ro­si i si­ti che ag­gior­na­no fe­del­men­te e di­scu­to­no le no­ti­zie sul­le don­ne as­sas­si­na­te, rin­ve­nu­te, quan­do ci ar­ri­va­no, den­tro le cro­na­che lo­ca­li. Ci so­no grup­pi di uo­mi­ni che han­no de­ci­so di par­la­re di sé, co­me l’as­so­cia­zio­ne “Ma­schi­le plu­ra­le”. Tor­no al­l’i­ni­zio. Noi uo­mi­ni, se ap­pe­na sia­mo ca­pa­ci di ri­cor­dar­ci del mo­do in cui sia­mo sta­ti ini­zia­ti, e non ci di­chia­ria­mo eso­ne­ra­ti, sap­pia­mo che co­s’è la vo­glia fru­stra­ta o ven­di­ca­ti­va o com­pia­ciu­ta di mal­me­na­re e ves­sa­re le don­ne e la lo­ro li­ber­tà. Lo sap­pia­mo, co­me En­dri­go quan­do pas­sa­va da via Bro­let­to, al nu­me­ro 34, do­ve dor­me l’a­mo­re mio. Non si sve­glie­rà. Pro­prio sot­to il cuo­re c’è un fo­rel­li­no ros­so, ros­so co­me un fio­re.
© RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA




paleolitico...Tiziano Riverso
Angel Boligan