martedì 27 giugno 2017

I risultati dei ballottaggi

Avanza il centrodestra, battuta d'arresto per il centrosinistra. È questa l'immagine che emerge dai risultati dei ballottaggi delle elezioni comunali, segnate da una fortissima astensione: meno di un elettore su due si è recato alle urne.



Leo Renzi
Portos



Unità a Sinistra
Portos



TOTem
Portos




Portos

lunedì 26 giugno 2017
ASTENSIONE RECORD
Elezioni amministrative: indiscutibile vittoria della destra. Per consolarsi la sinistra dice che le politiche sono un'altra cosa.
Ma intanto cresce l'astensionismo, segno evidente della mancanza di  programmi  concreti  e schierati a destra o a sinistra con coraggio e senza mimetismi in modo da assicurare gli elettori sull'utilizzo dei loro voti.
Gianfranco Uber



Mario Airaghi



far resuscitare Berlusconi per la terza volta è l'apoteasi per D'Alema
Giuliano


giusto per dare un suggerimento a Renzi
Giuliano








Giannelli


Analisi
CeciGian

Analisi del voto
Nico Pillinini


ElleKappa


Riccardo Mannelli per il Fatto.
Nota: "Quella vignetta che oggi è nella prima pagina del Fatto Quotidiano mi fa schifo politicamente e umanamente: una bara con dentro Matteo Renzi, si poteva evitare? secondo me sì". Così Debora Serracchiani durante #OreNove, la rassegna stampa del Partito Democratico ha criticato la vignetta di Riccardo Mannelli intitolata "happy end del Pd". "Questo Paese ha bisogno di persone che guardino negli altri non dei nemici, semmai degli avversari politici", continua la dirigente del Partito democratico. E l'autore della vignetta, Riccardo Mannelli, come la prende? Con ironia. "Sarei preoccupato di ricevere dei complimenti. Quindi per me le critiche sono scontate. Certo forse in alcuni casi sono eccessive. Uno fa una pernacchietta e loro non ci dormono la notte. Credo che sia proprio questa la tragedia di questa classe dirigente".


Vanessi-Boi



Beppe Mora

lunedì 26 giugno 2017

Il Festival della Caricatura, di Francisco Punal Suarez

Stazione Sao Bento, di Oporto : caricatura di Boligan (a dx)


Il Festival della Caricatura, un evento indimenticabile del PortoCartoon
Di Francisco Punal Suarez
Speciale per Fany Blog

Il PortoCartoon, organizzato dal Museu Nacional da Imprensa, diretto da Luiz Humberto Marcos, è un segno distintivo della città portoghese di Oporto, che divenne la capitale dei cartoon , ed è un must per gli amanti di umorismo come espressione di libertà creativa.

In questa XIX edizione il tema centrale era il turismo e il grande premio è stato vinto dal belga Luc Vernimmen. C'era anche la categoria Caricature che questa volta ha focalizzato gli occhi sulle figure del pittore Pablo Picasso e Antonio Guterres, attuale segretario dell'ONU. I vincitori sono stati rispettivamente Dalcio Machado (Brasile) e António Santos - Santiagu (Portogallo).

Ma vorrei fare riferimento in questa relazione ad una delle attività più entusiasmanti e popolari di questo Festival Mondiale di Humor grafico: il Caricature Festival, che si svolge presso la stazione ferroviaria di Sao Bento, di Oporto, luogo molto apprezzato per i viaggiatori, dove un pubblico appassionato si avvicina ai diversi artisti presenti per farsi fare un ritratto personale.

Questa storica stazione, situata nel centro della città, è stata costruita all'inizio del IX secolo sui resti dell'antico convento di San Bento del Ave Maria, con una facciata maestosa e un ingresso decorato con più di 20.000 piastrelle in cui  è ritratta la storia del Portogallo, diventa una sala artistica, con il posizionamento di tavoli, sedie, matite colorate, carte, cavalletti, in modo che un gruppo di artisti  possa catturare un'istantanea della caricatura.

Questa volta, l' esercito di artisti provenienti da diversi paesi era costituito da: Aidran Bremner, Dalcio Machado, Leandro, Angel Boligán, Vasco Gargalo, Turcios, Nani, Santiago, Paulo Pinto e Pedro Silva.

È veramente stimolante vedere come questi artisti, con astuzia e sguardo audace, fanno  un ritratto psicologico del "modello", ribadendo che la caricatura è una delle lingue più universali.

"Con questo tipo di attività e molti altri", afferma Luiz Humberto Marcos, "abbiamo compiuto il nostro obiettivo di decentralizzare la cultura e portare PortoCartoon e l'umorismo grafico nei luoghi di Porto e in altre città del Portogallo. Ora abbiamo aperta la Mostra del Tema  libero di PortoCartoon, nella Casa Bianca, Gramido ".


Dalcio Machado, vincitore del primo premio caricature.








Festival de la Caricatura, un evento inolvidable del PortoCartoon
Por Francisco Punal Suarez
Especial para Fany Blog

El PortoCartoon, organizado por  el Museu Nacional da Imprensa, que dirige Luiz Humberto Marcos, es una seña de identidad de la ciudad portuguesa de Oporto, convertida en la capital de la caricatura, y es una cita ineludible para los amantes del humor como expresión de la libertad creativa.

En esta XIX edición  el tema central era el Turismo y el gran premio lo obtuvo el belga Luc Vernimmen.   También existe la categoría de caricatura personal que esta vez centró su mirada en las figuras del pintor Pablo Picasso, y Antonio Guterres, secretario actual de la ONU. Los vencedores fueron, respectivamente, Dalcio Machado (Brazil) y  António Santos - Santiagu (Portugal).

Pero quisiera referirme en este reportaje  a una de las actividades más entusiastas y concurridas de este Festival Mundial del Humor Gráfico: la Fiesta de la Caricatura, que se realiza en la Estación Ferroviaria Sao Bento,  de Oporto, un lugar muy concurrido por viajeros,  donde un público ávido se acerca para que los diferentes dibujantes le hagan un retrato personal.

De buenas a primeras,  esta estación histórica, situada en el centro de la ciudad, construida a principios del siglo IX sobre los restos del antiguo convento de San Bento del Ave María, con una fachada señorial y un salón de entrada  decorado con más de 20.000 azulejos en los que se retrata la historia de Portugal, se convierte en un salón artístico, con la colocación de mesas, sillas, lápices de colores, cartulinas, atriles, para que un grupo de artistas desarrollen el trabajo de captar una instantánea del caricaturizado.

En esta ocasión, el “ejército” de dibujantes de varios países estaba integrado por: Aidran Bremner, Dalcio Machado,  Leandro, Ángel Boligán, Vasco Gargalo, Turcios, Nani, Santiago, Paulo Pinto y Pedro Silva.

 Es realmente estimulante ver cómo estos artistas, con destreza y una mirada atrevida, realizan sus trazos hasta desembocar en un retrato psicológico del “modelo”, reafirmando que la caricatura es uno de los lenguajes más universales.

“Con este tipo de actividad, y otras muchas,  -expresa Luiz Humberto Marcos- cumplimos nuestro objetivo de  descentralizar la cultura y llevar el PortoCartoon y el humor gráfico a diversos lugares de Oporto, y otras ciudades de Portugal. Ahora mismo inauguramos la Exposición de Tema Libre del PortoCartoon, en la Casa Branca, de Gramido”.


Nani

Adrian Bremmer

Premiación PortoCartoon 2017 - Discorso Luiz Humberto Marcos
da sx: Bernard Bouton, Antonio Ponte, Luiz Humberto Marcos e Xaquín Marín




continua in XIX PortoCartoon Festival: i vincitori tema Picasso e Antonio Guterres.

XIX Portocartoon Festival: i vincitori del tema caricatura





sabato 24 giugno 2017

Solo per Rodotà

"C'è un impoverimento culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva cultura"
Stefano Rodotà


Se n'è andato all'età di 84 anni un protagonista della nostra vita pubblica e uno degli ultimi intellettuali di valore. Soprattutto, fino alla fine, un uomo libero che si è speso con la passione civile di un grande laico. Stefano Rodotà (1933-2017)


Solo per Rodotà
Solo per Rodotà. Cambio di prospettiva, vista la foto di #prima.
Due vignette oggi per il manifesto.
Per memoria (che su Twitter ho incontrato qualche smemorato), riporto qui le prime pagine del 2013 (elezioni Presidente della Repubblica).
Mauro Biani




...Un altro affetto molto caro mi è andato via. Mi rimangono le tante conversazioni tra docente e discente. Le straordinarie lectio magistralis , le interviste mai finte, i caffè che gli portavo perché mentre stavamo per andare al bar veniva fermato continuamente e lui sempre a rispondere e a intrattenersi da quel gran galantuomo che era, sicché quel caffè, magari tanto desiderato, non avrebbe mai potuto berlo perché immediatamente dopo lo attendevano a un convegno e non voleva farsi aspettare...
Nadia Redoglia

 Qualche ragazzo si ricorda di Rodotà?
GIO







Stefano Rodotà (30 maggio 1933 - 23 giugno 2017)
Marilena Nardi





Soria

Stefano Rodotà... se ne va un grande...
Mario Airaghi



Rodotà
Fogliazza




Disegno di Riccardo Mannelli per l'intervista di Antonio Gnoli a Stefano Rodotà.



E come spesso accade molti ne reclamano l'appartenenza
Paolo Lombardi


Ripropongo un mio post per l'Huffington di qualche tempo fa.
Un omaggio a Stefano Rodotà.
Massimo Jatosti


Vauro


Rodotà e il suo caffè…
di: Nadia Redoglia
Quando c’era lui facevo il possibile per esserci anch’io perché in assoluto fu la personificazione del costituzionale articolo 21 di cui abbiamo immenso bisogno di comprendere a fondo…
All’epoca in cui abbandonai cartaceo e tv per dedicarmi al “pionieristico” web, furono lui, precursore della dottrina in rete e Roberto Morrione direttore Rai che, privato di troupe, fornì i suoi di “telecamerine” (immenso antesignano d’epoca phone! ), a farmi capire che la rete sarebbe stata comunicazione mondiale purché basata su fonti attendibili e protette.
Discente, ascoltavo assorta il mio docente e, dunque, lui citavo ogni volta che buttavo giù un pezzo che trattava di Diritto e Diritti perché Rodotà era tra i sommi più puri che sapevano trattare il succo più vergine della nostra Carta. Citandolo ero certa d’essere nel giusto e non solo portatrice di mia opinione…
Più di una volta mi sono trovata con lui a conversare (assai più che intervistare) sentendomi sempre discente “ai suoi piedi”. Non adoperava ironie , ma sapeva sorridere tanto quanto determinatamente esponeva il suo disappunto, non già personale, ma a protezione dei più deboli…
Mi ha offerto tantissimo e io in cambio ricordo giusto quei caffè che gli portavo, vedendolo bloccato dai tanti cui lui, quale straordnario galantuomo che era, rispondeva sempre e dunque rinunciando al caffè agognato prima di presenziare al convegno cui mai avrebbe fatto tardi anche solo per sorseggiare un caffé…
Io (per sempre) discente di un altro Grande Vecchio che non c’è più.

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giovedì 22 giugno 2017

Io non so chi era Caproni…


Io non so chi era Caproni…
di Nadia Redoglia

Ovvero lo “sapevo” solo come traduttore di Lorca, Baudelaire, Proust e altri ancora, ma non come uomo protagonista  per l’esame d’italiano alla maturità 2017. Ero rimasta ferma agli Umberti (Saba ed Eco dell’anno scorso) e pertanto sprofondo nel mio personalissimo ignorante buco nero sui  versicoli quasi ecologici. Il lungo tempo dedicato a vescicole da stasi ecologiche che nessuno declama in versi, nonostante il trattato di Parigi (infranto da Trump, ma solo di recente),  ha obnubilato la mia mente…

Epperò ora è possibile dare a me, non più di primo pelo, risposta al motivo per cui centinaia di concorrenti ai quiz d’ora di cena (fascia assoluta con oltre il 25% d’ascolti), già maturati e pure laureati tra il ’90 e 2015,  forniscono risposte impossibili  per noi ante. Infatti inorridiamo, per esempio, a fronte del nazismo, dei partigiani, del verismo collocati negli anni 70. Sbalordiamo nell’apprendere il loro totale disconoscimento delle più elementari basi  di ciò che un tempo si chiamava “educazione civica”. Trasecoliamo sul collocamento che fanno dei padri della patria e loro immediati successori. Restiamo di sasso davanti alla completa ignoranza su sinonimi e contrari di madre lingua, nonostante noi ci si sforzi di fornire l’attenuante dei circa 140 caratteri concessi da twitter  così come già concedemmo il rito abbreviato sui congiuntivi, sugli apostrofi e gli accenti per grammatica (almeno) di base…

Caproni, chiedo perdono…



Caproni
Molte critiche per la traccia del tema di italiano all'esame di maturità.
Pare che il Poeta Caproni sia un perfetto sconosciuto per la maggior parte degli studenti persino qui a Genova. Concordo con chi tuttavia sostiene che tutto sommato non era così necessario averlo studiato in classe per fare un esame critico della poesia proposta. Anzi.
E sono contento che una mia nipote (classico) abbia scelto questo tema pur confessando di non aver mai sentito parlare di Caproni.
Certo che, per chi abita in Castelletto,   non essersi mai chiesto chi era costui che in Paradiso voleva andarci con l'ascensore di Portello come recita l'iscrizione dell'ingresso!
Gianfranco Uber




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Poeta, insegnante e traduttore, Giorgio Caproni è stato uno dei più fini intellettuali del Novecento italiano. 

"Versicoli quasi ecologici" 
Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

(1972, dalla raccolta Res Amissa)


Giorgio Caproni nasce a Livorno nel gennaio 1912 e a soli dieci anni la famiglia si trasferisce a Genova, della quale il poeta scrive: “La città più mia, forse, è Genova. Là sono uscito dall’infanzia, là ho studiato, son cresciuto, ho sofferto, ho amato. Ogni pietra di Genova è legata alla mia storia di uomo. Questo e soltanto questo, forse, è il motivo del mio amore per Genova, assolutamente indipendente dai pregi in sé della città. Ed è per questo che da Genova, preferibilmente, i miei versi traggono i loro laterizi”.
Nel 1937 Caproni sposa Rina Rettagliata, compagna di vita, e nel ’39 si trasferisce a Roma, dove vivrà con la moglie per tutta la vita; chiamato alle armi nel 1940, prende parte alla campagna di Francia, che più tardi definì come “un capolavoro di insensatezza”. Muore a Roma nel 1990, a 78 anni.
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Maturità in corso..... il dietro le quinte in aula professori
Ceccon


Traccie di futuro
 il 21/06/2017
MATTIA FELTRI
Va bene, vi siete tutti divertiti. Sul sito del ministero dell’Istruzione c’era scritto traccie anziché tracce, e avete fatto un sacco di battute divertenti. Però, dài, può capitare. E capita. Due settimane fa la ministra Valeria Fedeli in un discorso ha fatto incontrare Vittorio Emanuele III e Napoleone Bonaparte, che in realtà è nato esattamente cento anni prima del Re. Insomma, capita. Specie quando c’è di mezzo la maturità.


Nel 2005 in una tracca, pardòn, traccia, il ministero ha collocato Urbino in Umbria anziché nelle Marche. Nel 2007 in un tema su Dante è stato confuso San Tommaso con Bonaventura da Bagnoregio. Nel 2008 una poesia di Eugenio Montale dedicata a un amico («Ripenso al tuo sorriso») è stata proposta per commentare il consolante amore per una donna. Nel 2010, nell’analisi dei miti giovanilistici in politica, è stato indicato un discorso di Benito Mussolini, che però era quello con cui il Duce si attribuiva la responsabilità dell’omicidio Matteotti. Ecco, diciamolo, capita. Nel 2015 un quadro di Matisse aveva il nome sbagliato e pure la data. Nell’87 un’opera di Ambrogio Lorenzetti è stata attribuita a Simone Martini. Nel 2009 una sonata di Beethoven è stata attribuita ad Haydn. Nel ’94, in una frase di Alessandro Manzoni, intento è diventato intervento. Suvvìa, capita. E infatti è saltato fuori proprio ieri che uno studente su tre crede che Giulio Cesare sia stato il primo re di Roma e che qual è si scriva qual’è. Cose che capitano, quando si ha questa classe dirigente, e già si staglia la nuova.


Traccie
di Gianni Soria



Silvano Mello



Maturità
http://portoscomic.org/2017/06/23/3633/
Franco Portinari

sabato 17 giugno 2017

I cartoonist e l'ambiente di Francisco Punal Suarez

Dibujo de Stefan Despodov - de Bulgaria.


Dibujo de Tomás Rodríguez (TOMY) - Cuba - Premio  Curuxa Gráfica 2001


XVI PortoCartoon 2014 - Gran Premio - Diego Herrera, Canadá.

 I cartoonist e l'ambiente
Di Francisco Punal Suarez

L'humour, rischiando e senza frontiere nel paese dell'immaginazione, è in grado di affrontare in modo creativo, con le sue armi dissacratorie, qualsiasi tema della vita di questo pianeta.
I caricaturisti con la loro creatività, astuzia e ragionamento si avvicinano alla realtà del mondo senza concessioni di risate facili e denunciano più sfaccettature di un tema con i loro occhi, che possono essere sorridenti, poetici o satirici.
Adesso, prima della Giornata dell'ambiente delle Nazioni Unite, i cartoonist non mancano di sottolineare l'importanza di curare la natura, la flora, la fauna e la vita e criticano la grave politica del presidente Usa Donald Trump quando annuncia il ritiro del suo Paesi dall'Accordo climatico di Parigi con argomentazioni false come: "la decisione salvaguarda l'occupazione negli Stati Uniti e  l'uomo non è responsabile del cambiamento climatico".

Abbandonando i limiti delle emissioni inquinanti e smantellando la più importante politica ambientale del suo predecessore Barack Obama, Trump rivela il suo disprezzo per la merce più preziosa e riflette la barbarie delle sue decisioni. Di questo sfortunato fatto, i caricaturisti hanno preso buona nota e hanno centrato le loro matite sulla figura di questo politico, mostrando che l'umorismo è un'arma di analisi, è una risorsa dell'intelligenza. Qui è possibile vedere diversi esempi correnti.

I disegnatori si sono sempre stati preoccupati per l'ecologia e la cura dell'ambiente. Non abbiamo un pianeta di riserva, abbiamo solo questa vecchia terra, ed è dovere di tutti di proteggerla e renderlo armonica e umana.

Citiamo, tra i tanti, tre esempi di disegni eccellenti su questo argomento: uno è del bulgaro Stefan Despodov con un lavoro ironico dove ha usato l'assurdo: un uomo dà acqua potabile ad alcuni pesci che "annegano" in un fiume di acqua contaminata , con cui ha vinto il primo premio nella decima edizione della Biennale Internazionale delle Caricature Ecologiche, tenutasi nella città serba di Sokobanja.

L'altro appartiene al cubano Tomás Rodríguez (Tomy), che nel 2001 ha ottenuto il premio Coruxa Gráfica, assegnato dal Museo Humor della città galiziana di Fene, che mostra un abbattimento indiscriminato di alberi, che colpisce anche il virile membro della
uomo.

Infine Diego Herrera (Yayo), dal Canada, ha vinto il Gran Premio del XVI PortoCartoon nel 2014, con un disegno che mostra il mare pieno di bottiglie di plastica mentre un marinaio porta in barca un pesce in un serbatoio di pesce. Qui attraverso l'assurdità e l'esagerazione, l'umorismo critico segnala l'inquinamento dei mari.

Ci sono molte opere che mostrano come i caricaturisti con le loro opere esprimano il loro punto di vista a favore del miglioramento del pianeta.
Sono disegni fatti per farti pensare, e oggi abbiamo voluto mettere in evidenza questo aspetto.



Trump contaminante - Antonio Antunes - Portugal.



Politica ambiental de Trump - Marco de Angelis, Italia.


Trump contra el medio ambiente - Dave Rowe , Australia.



Trump y el planeta tierra - O Sekoer /Luc Descheemaeker  - Bélgica.



Plan de Trump - Antonio Rodríguez García, México.

Los caricaturistas y el medio ambiente
Por Francisco Punal Suarez

El humor, al ser arriesgado y no tener fronteras en el país de la imaginación, es capaz de abordar creativamente, con sus armas desacralizadotas, cualquier tema de la vida de este planeta.
Los caricaturistas con su creatividad, astucia e ingenio abordan la realidad del mundo sin concesiones a la risa fácil y denuncian múltiples aristas de un tema con su mirada, que puede ser risueña, poética o satírica.
Ahora mismo, ante el  Día del Medio Ambiente, que celebra la ONU, los dibujantes no dejan de recalcar la importancia de cuidar la naturaleza, la flora, la fauna y la vida, y de criticar la nefasta política del presidente norteamericano Donald Trump al anunciar la retirada de su país del Acuerdo Climático de París con argumentos falaces como que “la decisión permitirá salvaguardar el empleo en EEUU y que el hombre no es responsable del cambio climático”.

Al abandonar los límites de las emisiones contaminantes, y al desmantelar la política medioambiental más significativa de su antecesor, Barack Obama, Trump pone de manifiesto su desprecio al bien más preciado, y refleja la forma desatinada de sus decisiones. De este hecho desafortunado, los caricaturistas han tomado buena nota y han centrado sus certeras críticas en la figura de este político, demostrando que el humor es un arma de análisis, es un recurso de la inteligencia. Aquí pueden ver varios ejemplos actuales.

Desde siempre, los humoristas gráficos han mostrado su preocupación por la ecología y el cuidado del medio ambiente. Y es que no tenemos un planeta de recambio, sólo tenemos esta veterana Tierra, y es deber de todos protegerla y hacerla armoniosa y humana.

Citamos, entre otros muchos,  estos tres ejemplos de dibujos excelentes sobre esta temática: uno es el del  búlgaro Stefan Despodov con una obra irónica donde empleó el absurdo: un hombre le da agua potable a unos peces que se “ahogan” en un río de aguas contaminadas, que le valió el primer premio en la décima edición de la Bienal Internacional de Caricaturas Ecológicas, que se celebró en la ciudad serbia de Sokobanja.

El otro pertenece al cubano Tomás Rodríguez (Tomy), que en el 2001, obtuvo el Premio Coruxa Gráfica, otorgado por el Museo del Humor de la ciudad gallega de Fene, que   muestra una tala indiscriminada de árboles, que  también  afecta al miembro viril del
hombre.

Por último, Diego Herrera (Yayo), de Canadá,  obtuvo en el 2014, el Gran Premio del XVI PortoCartoon, con un dibujo que muestra al mar lleno de botellas plásticas mientras que un marinero lleva en su bote a un pez en una pecera. Aquí mediante el absurdo y la exageración, el humor crítico señala la contaminación de los mares.

Hay muchísimas obras que demuestran  cómo  los caricaturistas con sus trabajos expresan su punto de vista a favor del mejoramiento del planeta.
Son dibujos para hacer pensar, y hoy queríamos destacar este aspecto.


Trump y el clima - O Sekoer / Luc Descheemaeker,  Bélgica.



Dibujo de Jan Fitma de Eslovaquia.

Yuri Kosobukin -



Elena Ospina (Colombia) 1 premio World Humor Awards 1st Edition

WOW: Incontro con Athos Careghi


Domenica 18 giugno 2017, ore 16:30
Ingresso libero


Da WOW Spazio Fumetto


Il mensile della zona 4 di Milano, QUATTRO, ospita dal 2008 le vignette di Athos. L’artista illustra anche i racconti e le “Storie di storia” dello scrittore Giovanni Chiara.Il libro Professione Cartoonist, pubblicato da QUATTRO, raccoglie 100 vignette realizzate da Athos negli ultimi anni, suddivise in alcune ampie categorie (la città, il cibo, l’ospedale, il noir, ecc.) introdotte con spirito ironico e pungente da un breve testo dello scrittore Giovanni Chiara.
Athos osserva la ricca e multiforme realtà del presente con acutezza, popola il suo mondo di figure ingenue, furbette o stupite, che in una sintesi perfetta ci fanno sorridere e riflettere sulla nostra condizione, riuscendo a rappresentare l’assurdo e l’inevitabile destino degli umani.
Il libro è un omaggio all’artista che offre un quadro ampio e variegato dei suoi personaggi, dei suoi temi e del suo inconfondibile stile.
Domenica 18 giugno alle ore 16:30 Athos sarà ospite di WOW Spazio Fumetto per raccontare i segreti del mestiere di vignettista.
Da sabato 17 giugno al 2 luglio 2017 sarà inoltre possibile ammirare una selezione dei migliori disegni originali tratti dalla decennale collaborazione con Quattro.

L’AUTORE

Atos Careghi in arte Athos nasce a Correggio (Reggio Emilia, Italia) nel 1939. Si trasferisce a Milano dopo alcuni anni in Olanda e in Belgio. E’ laureato in economia e commercio.
Esordisce con una vignetta umoristica pubblicata sul Vittorioso nel 1952. Di pochissime parole – quasi tutte sornione e azzeccate – produce in prevalenza disegni senza battuta, sviluppa la sua prima produzione nell’umorismo disegnato con vignette di stampo metafisico, tragiche, corrosive, per tali ragioni poco pubblicate. Fa parte di quella selezionata schiera di disegnatori ospitata, negli anni Sessanta, ne Il delatore, una pubblicazione forse troppo in anticipo sui tempi, che diventerà una ghiotta rarità bibliografica. Poi si “ravvede”, e finalmente pubblica copiosamente su Help, Bertoldo, Candido, King Kong, La Settimana Enigmistica, periodici Mondadori (Gialli, Neri, Segretissimo, Urania), Zakimort, Intrepido e Il Monello, Il Mago, Famiglia TV, Satyricon (sezione del quotidiano La Repubblica), La Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Guerin Sportivo e Humor Graphic.
Oltre a produrre vignette umoristiche “generaliste”, è anche autore di vignette antimilitariste (“Soldati”, “Signornò” e “Pacifico”) e sul mondo amministrativo (“I burocrati”), e di strisce (Mc Lader, Dada, Fiorello).
A partire dagli anni Ottanta pubblica su Il Giornalino la sua striscia più nota, Fra Tino, un candido monachino ricco di trovate fantasiose, che viene pubblicata settimanalmente. Le Edizioni S. Paolo ne hanno pubblicato anche una raccolta, “I Fioretti di Fra Tino” (tradotta anche in Brasile come “Fioretti di Frai Tino”).
Partecipa – con frequenti riconoscimenti e vigorose pacche sulle spalle – a molte e importanti rassegne umoristiche, come la “Notte delle vignette” di Spotorno, Godega Fumetto, e i festival di Gallarate, Cavernaga e Forte dei Marmi

venerdì 16 giugno 2017

L'Unità, Sergio Staino e la lettera a Matteo Renzi.



A chi mi chiede de l'Unità

LETTERA APERTA A MATTEO RENZI

15 giugno 2017
Sono rimasto profondamente colpito, sfavorevolmente, dalla risposta data da Matteo Renzi alle domanda a lui posta da Massimo Giannini sulla situazione de l’Unità. In pratica il nostro Segretario se l’è cavata spiegando che l’Unità ormai è in mano a privati e che questa scelta di consegnarla in mano a privati non è stata fatta da lui ma da segretari precedenti, per cui tanta solidarietà e comprensione umana per i dipendenti ma che si rivolgano a qualcun altro perché lui non c’entra, arrivederci e grazie. Ho riascoltato quattro volte sul sito di Repubblica questa sua tranquilla e allucinante logica per la quale la riapertura de l’Unità era stata frutto di una iniziativa totalmente privata. Naturalmente ho scritto subito un sms sia a lui che al Vicesegretario Martina chiedendo spiegazioni e proponendo per l’ennesima volta un incontro per discutere insieme delle possibilità superstiti per il salvataggio del giornale. Come ormai capita da mesi, silenzio assoluto.

In altri tempi, a questo punto, avrei sicuramente scritto una lettera ufficiale come Direttore de l’Unità al nostro Segretario, inviandola attraverso i canali istituzionali del partito. Oggi i tempi sono cambiati e di luoghi istituzionali del partito, grazie al disinteressamento continuo dello stesso Renzi, non esiste in pratica più nulla. Non mi resta quindi che affidare questa mia lettera ai canali informativi più tradizionali, non certo affascinanti come quelli del partito, ma sicuramente più efficaci.

Quel che ha risposto Renzi a Giannini è una sonora bugia o, se vogliamo usare termini più amati dal nostro Segretario, una vera e propria fake news. E’ vero che non è stato Matteo il primo Segretario che ha chiesto l’intervento privato nella società proprietaria de l’Unità ma non è vero che lui non abbia la piena responsabilità della nascita e della formazione dell’attuale società proprietaria Unità srl.

L’idea di investire su l’Unità non partì certo dai proprietari della Pessina Costruzioni che invece aderirono al progetto solo dopo le pressanti richieste dello stesso Renzi. Lui, e solo lui, Matteo Renzi, si era speso nei giorni del fallimento della NIE nell’estate del 2014, in una solenne promessa di riaprire l’Unità al più presto. Conservo un sms del 29 luglio 2014 inviatomi da Matteo nel quale, tranquillizzandomi sulla triste sorte de l’Unità, affermava: “Io la tengo aperta. Fosse anche l’ultima cosa che faccio”.

In questo caso mantenne la promessa e dopo aver rifiutato possibili finanziatori sgraditi perché in odore dalemiano e altri impossibilitati a partecipare per imbarazzanti vicende giudiziarie, scelse di puntare su Massimo Pessina e Guido Stefanelli. I due naturalmente non sapevano un bel nulla di editoria, né avevano mai pensato che in vita loro si sarebbero dovuti interessare di questo difficile e particolare settore produttivo. Matteo però li blandì con mille promesse. Loro rischiavano grosso, per cominciare una bella somma (si parla di 10 milioni di euro) come fideiussione sul fallimento della NIE che permettesse loro di utilizzare il marchio “Unità”, e altri milioni per rimettere in piedi organizzativamente la vita del giornale. Non dovevano preoccuparsi, diceva loro Matteo, tutti quei soldi sarebbero stati ben presto rimborsati dal partito; in più il partito avrebbe assicurato loro un buon guadagno, in particolare dalla capillare diffusione del giornale. Subito dai 10 000 ai 30 000 abbonamenti annui raccolti tra i dirigenti, tra gli eletti e dai tanti circoli sparsi in tutta Italia. E poi, naturalmente, iniziative, interviste, forum, qualunque cosa che potesse servire a far conoscere e diffondere il giornale. I due si sono fidati, vogliamo fargliene una colpa?

Come garanzia di tutto questo il PD entrava nella nuova società con il 20% delle quote (quote che ancora conserva) e con una “golden share” che permetteva al Segretario di scegliere gli organi dirigenti del giornale e l’ingresso di nuovi soci. Grazie a questi accordi Matto Renzi in prima persona ha scelto i vari direttori del giornale, da Cuperlo che non volle accettare, a D’Angelis, fino al sottoscritto. Ma per il resto, per tutti gli impegni presi come aiuto oggettivo e soggettivo alla crescita del giornale, niente è stato realizzato. Dei 30 000 abbonamenti promessi, al mio arrivo al giornale ne ho trovati solo 400 (non mila, proprio quattrocento). Non parliamo poi del resto: mai un’intervista al giornale, mai un incontro politico di discussione, mai un forum e perfino messi fuori i diffusori del giornale dalle riunioni della Leopolda.

E ancora oggi la situazione è la stessa: la società proprietaria divisa fra l’80% a Pessina e Stefanelli e il 20% alla società EYU, diretta emanazione del PD e quindi di Renzi; sito de l’Unità totalmente in mano al PD e non controllato dal direttore de l’Unità. Si può quindi parlare di estraneità del PD e del suo Segretario dalle vicende politiche, culturali e finanziarie del nostro giornale? Certamente no.

So benissimo che le difficoltà attuali del giornale vengono da lontano e che dipendono in larga misura anche dalla gestione che è stata fatta di questo nostro foglio negli ultimi 20 o 30 anni, ma questa eredità del passato non può servire assolutamente a giustificare la superficialità con cui sono state trattate la riapertura e la gestione attuale del giornale. Di tutto questo disagio, proprio per il suo ruolo, Matteo Renzi è il primo dei responsabili.

Lui ovviamente non vuole ammettere questo e ricorre alla più misera delle opzioni umane: la bugia. Di fronte a questo ho un tal senso di disgusto che devo stare molto attento a come continuare questa lettera. Dirò quindi solo una cosa, dirò che negli Stati Uniti, democrazia che il nostro Renzi ama molto, presidenti eletti a furor di popolo, per una bugia sono stati costretti a dimettersi.

Sergio Staino, Direttore de l’Unità

Staino: " Una striscia di Silver che se il giornale fosse uscito avrei voluto pubblicare"

16 giugno 2017

Cari amici,
naturalmente sto ricevendo molte lettere di risposta alla mia lettera aperta a Matteo Renzi. Il tenore è un po' quello sintetizzato dalla lettera di Giovanni Bosco che qui vi riporto. Vi allego anche una mia vignetta sull'argomento.
A presto
Sergio


Carissimo Sergio,
sono sbalordito! Che L'Unità da anni ormai non sia amata dalla sinistra con tutte le definizioni che ama darsi, è cosa risaputa, diversamente non saremmo arrivati al punto in cui un segretario eletto con il 70% dei voti va a raccontare balle in una intervista ad uno dei più importanti quotidiani amato dalla sinistra, quello sì!
Penso che sarebbe giusto, necessario, perché siamo già fuori tempo massimo, scrivere un testo da sottoporre ad un giudizio e quindi ad adesione, non diretto solo ai lettori "incazzati" del giornale, come il sottoscritto e chissà quanti altri, ma rivolto anche, direi in primis, agli iscritti PD e a tutti coloro che l' hanno riconfermato segretario del partito (domando: ma è ancora un partito?), un segretario che si permette di esprimersi in quel modo poi...
Non solo negli USA , ma anche in Germania, in Francia, Inghilterra, in molti paesi dove comunque un politico, anche con meno responsabilità di quante ne ha Renzi, si dimettono per una bugia.
Caro Sergio qui non si tratta solo di una grave bugia, ma di un vero e proprio schiaffo in pieno viso, pubblico, a chi lavora nel giornale, a te che lo dirigi, e in particolare a tutti quelli come me che sono disposti, come sempre, ad impegnarsi per L'Unità, non tanto e solo perché la amano, ma perché ritengono "indispensabile" un giornale, in edicola, aperto al confronto all'interno di tutto il mondo della sinistra riformista almeno.
Io non accetto una offesa simile, deve chiedere scusa Renzi, si renda conto che sta sbagliando.
Anche se non in modo pieno lo stimavo, adesso non più. Non voglio e mi dispiace che il PD perda, ma forse se ai prossimi ballottaggi si perde una barca di Comuni, dovrà pure farsi qualche domanda.
Un forte sincero abbraccio
Giovanni Bosco


The last one - 3 giugno 2017