sabato 6 maggio 2017

In ricordo di Sinè

ÉLECTIONS_ Parue en mars 2015, cette Une est toujours d'actualité.
Elezioni _ pubblicata nel marzo 2015, questa è sempre d'attualità.

N 63 - Avril 2017
En faisant tourner les tables, nous avons demandé à Siné ses prédictions pour la présidentielle, et il nous a envoyé ce dessin. Entre les deux tours, Siné Mensuel sort l’arme fatale de l’analyse politique : la boule de cristal. Infaillible, prédictive, efficiente. Pas besoin de sondages. Accrochez-vous, ça va secouer.
Pour la présidentielle 2017, Siné Mensuel est en mesure de vous le révéler : cela va être… le merdier.
http://www.sinemensuel.com/numero-sine/n63-avril-2017/



HOMMAGE À SINÉ : “EN MAI, FAIS CE QU’IL TE PLAÎT !”
Par La Rédaction, mai 2017
Il y a un an, Siné nous quittait. Pour lui rendre hommage, nous avons voulu nous remémorer de bons souvenirs et vous les partager. Nous publions toute la journée, ses dessins, toujours d’actualité et plusieurs vidéos d’anthologie.

E'  già passato un anno da quando Sinè ci ha lasciati, ed il suo giornale continua a rendergli omaggio e a pubblicare le sue vignette, tante ancora d'attualità come le due sopra e tante da antologia come quelle sotto.
Grazie maestro!



1963_ Dessin paru dans le dernier numéro de Siné Massacre. Ce journal a compté neuf numéros et ... neuf procès.
1963 _ disegno pubblicato nell'ultimo numero di siné massacro. Questo giornale ha contato nove numeri e... nove processo.




2011_ Dessin illustrant la zone du numéro 4 de Siné Mensuel.



Come lo ricordava Luca Boschi :

SINE’ PIU’ NON C’E’!
Ecco qua, il genio della vignetta causticissima e urticante, dopo essersi esibito con il dito medio sino agli ultimi istanti della sua esistenza al vetriolo, all’età di 87 anni ha raggiunto Wolinski, Cabu, Reiser, gli altri colleghi anarchici e fuori dagli schemi che, chi in un modo chi nell’altro, ha anticipato l’abbandono di questa valle di lacrime.
Quando se ne va un collega e un “faro” del disegno vignettistico è sempre un pessimo giorno. Anche se (altro luogo comune), trattandosi di un disegnatore irridente, si aggiunge sempre, in questi casi, che avrebbe odiato lo si congedasse in questo modo, preferendo invece un saluto corale costituito da una fragorosa risata grassa.
Se un disegnatore satirico controverso vi fu, ebbene, fu proprio lui, Maurice Sinet all’anagrafe, libero da ogni freno che potesse ricondurlo al politically correct che, sembra impossibile ma era così, pervadeva anche la redazione di Charlie Hebdo, settimanale storico sul quale Siné lavorava, non senza bisticciare anche ideologicamente con i suoi colleghi.
Come quando il vaso traboccò, nel 2008 dopo più di 20 anni di collaborazione con Charlie Hebdo, quando Siné fu accusato di antisemitismo e fu allontanato.
Qualcuno, forse, in rete, coglierà oggi l’occasione per rivangare questa faccenda, un incidente di cronaca sul quale personalmente preferisco soprassedere come Franco Franchi (faceva), perché rischierebbe di oscurare ingiustamente i meriti eterni di Siné, che vanno ben oltre. E che gli concedono di essere stato reazionariamente anarchico in qualche occasione, guidato dalla bussola della beffa-a-ogni-costo.
Accenno solo al fatto che addirittura, all’epoca Siné, o meglio il suo alter ego anagrafico Sinet, venne trascinato in giudizio con l’accusa di “istigazione all’odio razziale”. Giustamente, venne scagionato in tempi anche rapidi, perché il suo alter ego satirico Siné aveva semplicemente esercitato (convenne il giudice) un diritto di satira che non poteva essere incasellato nell’accusa di antisemitismo.
Dopo essere stato allontanato da Charlie Hebdo, Siné aveva fondato una propria rivista decisamente fatta in casa, Siné Hebdo (divenuta in seguito Siné Mensuel, non potendo gestire una periodicità settimanale), ricalcata merceologicamente e graficamente sulla ormai rivale Charlie Hebdo.
Infine, nel 2010, un paio di anni dopo la cacciata, Charlie Hebdo sarà condannata in tribunale per aver interrotto abusivamente il contratto con Siné, del quale in questo post tento di mostrare qualche esempio di lavoro.

Due giorni fa (alla vigilia della sua morte), Siné scriveva ciò che segue:

Depuis quelque temps, vous avez dû remarquer que je ne nageais pas dans une joie de vivre dionysiaque ni dans un optimisme à tous crins, ce qui est pourtant mon penchant habituel.

Je ne pense, depuis quelque temps, qu’à ma disparition prochaine, sinon imminente, et sens la mort qui rôde et fouine sans arrêt autour de moi comme un cochon truffier.

Mon moral, d’habitude d’acier, ressemble le plus souvent maintenant à du mou de veau!

C’est horriblement chiant de ne penser obsessionnellement qu’à sa mort qui approche, à ses futures obsèques et au chagrin de ses proches! Je pense aussi à tous les enculés qui vont se frotter les mains et ça m’énerve grave de crever avant eux!

Heureusement que vous êtes là, admirateurs inconditionnels, adulateurs forcenés… vous ne pouvez pas savoir comme vos messages me font du bien, un vrai baume miraculeux!

Quand je lis vos mots d’encouragement, c’est comme si j’éclusais un délicieux verre de vin nature, à la température idéale, dans un hamac, au soleil, avec un chat sur les genoux: le bonheur parfait!



SINE : "L'antisémitisme est contraire aux valeurs de toute ma vie !"08/02/10


Autour du cercueil de Siné, hommage des dessinateurs




venerdì 5 maggio 2017

Legittima difesa notturna.




Ma la notte... si
OK DELLA CAMERA ALLA NUOVA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA
Lega e Forza Italia protestano per la mancata approvazione della totale impunibilità dei casi di legittima difesa che sarebbe stata in effetti una sorta di licenza di uccidere e che quindi, per fortuna,
la Camera non ha fatto passare.
Non cambia quasi nulla rispetto a quanto oggi già previsto ed in effetti non poteva logicamente cambiare nulla sulla necessità che ogni caso debba essere valutato attentamente.
Qualche contentino più al centro che alla destra ma si sa, siamo sempre in periodo elettorale anche se
la legge relativa, quella si, continua a slittare.
Gianfranco Uber

Dal bassissimo
Sempre 
legittima difesa.
Mauro Biani

L'Armando
di Nadia Redoglia
Cantava Jannacci. Sulla sua falsariga è anche la musica da Camera (specie quando  dice era quasi verso sera…) che ha approvato la proposta di legge sulla “difesa legittima”. All’armi, all’armi, all’armi e così andremo armando, secondo l’elemento logico della legge, che consentirà la difesa di persone e cose anche con l’utilizzo di armi da offesa. Si badi: di notte e solo se traumatizzati dall’ombra furtiva che s’aggira per casa. Poi capiremo meglio se per notte ha da intendersi “buio” (in tal caso, prima della difesa legittima, è sufficiente tirar giù le tapparelle) o proprio quello spazio temporale che va dalla mezzanotte all’alba (ora canonica già prenotata per i duelli). Chiariamo subito che se le ombre furtive che avete steso, purché terrorizzati o più colloquialmente impanicati, si riveleranno poi essere coniugi/amanti/suoceri/genitori/amici, insomma conoscenti, dovrete dimostrare che eravate talmente fuori di testa per il terrore che non li avete riconosciuti…
Ecco il punto. Chi è uso alle armi si traumatizza mai, anzi molti si eccitano. Chi non ne fa uso, manco per “sport”, al momento dell’intrusione reale o sospetta si terrorizzerà sempre, è ovvio.
E noi non solo si va armando gente con questa incapacità di controllo, ma di questa incapacità ne facciamo conditio sine qua non ?


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Makkox per Gazebo

Insonnia
Fulvio Fontana



because the night belongs to lawyers
Fabio Magnasciutti


Legittima offesa
Tullio Boi


Una critica sulla nuova legge sulla legittima difesa?
- E che non ti aspetti di essere in pigiama nel momento in cui la tua vita cambia per sempre
Durando


Legittima difesa
Ellekappa




Sicurezza?
CeciGian



Lontani
CeciGian



Mala tempora currunt
Soria


Mario Bochicchio


rischi notturni
Airaghi


aspetto che venga buio e poi...
Pietro Vanessi
Unlike
Renzi si dissocia dall'approvazione della nuova legge sulla Legittima Difesa. In effetti un testo così ambiguo e pasticciato ha il potere di scontentare tutti e, in questo momento, non era proprio quanto il Segretario del PD si augurava. Per fortuna c'è ancora il Senato...
Gianfranco Uber
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Nota:

Il testo

giovedì 4 maggio 2017

Concorso vignette nazionale: VINACRIA



2017


VINACRIA

CONCORSO NAZIONALE
PER AUTORI DI VIGNETTE
RIGUARDANTI IL MONDO DEL VINO
IL VINO E LA SICILIA


VINACRIA è alla sua seconda edizione e rientra tra le
iniziative che l'Associazione Culturale IAURU E DUCI
riserva al mondo degli artisti. Si tratta di un concorso
nazionale rivolto a vignettisti che desiderano esprimere
il proprio punto di vista, ironico e divertente, sul mondo
e la cultura del vino, aperto a chiunque abbia voglia di
mettersi in gioco, mostrando il proprio talento, (unico
requisito la maggiore età). Da quest'anno il tema del
concorso sarà: "Il Vino e la Sicilia". La giuria,
composta da personaggi di levatura artistica e
culturale, selezionerà le 30 migliori opere satiriche che,
entro il 14 Maggio 2017, perverranno all'Associazione.
Le tre migliori opere saranno premiate in occasione
della serata conclusiva del VINORUM 
il 27 MAGGIO
2017 a Termini Imerese (PA).

SCARICA IL BANDO


NATIONAL COMPETITION
FOR ARTISTS OF CARTOONS
CONCERNING THE WORLD OF WINE

WINE AND SICILY

VINACRIA is in its second year and is one of the
initiatives that the Cultural Association IAURU E DUCI
reserve in the world of the artists. It is a national
competition open to cartoonists who want to express
their point of view, ironic and funny, about the world
and the culture of wine, open to anyone willing to get
involved, showing their talent, (only requirement of
age). From this year the theme of the competition will
be: "Wine and Sicily". The jury, made up of artistic and
cultural excellence characters, will select the 30 best
satirical works that, by 14 May 2017, the Association
are received. The three best works will be awarded
during the final evening of VINORUM MAY 27, 2017 in
Termini Imerese (PA).

ENROLMENT FORM (enclose with art work)





Le tre vignette vincitrici, edizione 2016

1° premio: Angelo Campaner


2° premio: Lorenzo Bassi


3° premio: Dino Paparelli

Qui le vignette Menzioni d'onore




IAURU E DUCI
Associazione Culturale "Iauru e Duci"
Cell. +39.329.61.77.169
Sede legale: Via Santa Caterina, 28
Termini Imerese (Pa) - C.f. : 96025160829
vinacria@iaurueduci.it
info@iaurueduci.it - www.iaurueduci.it




Vincenzo Zammito
Presidente dell'Associazione Culturale

Con il Patrocinio del
Comune di Termini Imerese

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logo VINACRIA realizzato da
Dario "Janu" Gianuario

martedì 2 maggio 2017

Montalcino: Leonardo Ridens per L'"Eroica" 5 - 6 - 7 MAGGIO


LEONARDO RIDENS
5 - 6 - 7  MAGGIO
A MONTALCINO
28 VIGNETTISTI " COME TI DISTRUGGO UN MITO"


Leonardo Ridens

Riciclandia con una squadra di vignettisti irriverenti sarà presente a Montalcino per la manifestazione ciclistica-storica "Eroica" con una mostra dedicata a Leonardo da Vinci
Riciclandia






Dal 4 al 7 maggio 2017 a Montalcino, per la manifestazione cicloturistica storico rievocativo dell’Eroica, sarà allestita la mostra “Leonardo Ridens”, nella quale 28 disegnatori raccontano a loro modo il grande genio toscano. Per l’occasione Riciclandia presenterà un’edizione speciale della scatola di montaggio della sua bicicletta insieme ad una serie di t-shirt.

La mostra "LEONARDO RIDENS" sarà esposta presso la sede OCRA Officina Creativa in via Boldrini 4 a Montalcino (Si) da Giovedì 4 a Domenica 7 Maggio dalle 9.00 alle 18.00.

www.ideedileonardo.it
#ideedileonardo #ilgenio #leroica #leonardoridens

lunedì 1 maggio 2017

Parma 360 festival : Pablo Lobato

La mostra è organizzata nell’ambito della seconda edizione
di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea,
manifestazione culturale dedicata alla creatività contemporanea italiana
in programma a Parma dal 1 aprile al 14 maggio.
http://www.parma360festival.it/




PABLO LOBATO

Pablo è nato a Trelew, nella Patagonia Argentina nell’aprile del 1970. Ha studiato graphic design all’Universidad Nacional de La Plata dove ha seguito alcune lezioni anche di pittura e incisione. Si trasferisce a Buenos Aires per lavorare come grafico nel campo editoriale. Dopo 5 anni decide di seguire il suo vero amore: il ritratto. Rappresentato dall’agente Anna Goodson, inizia a lavorare per magazine e quotidiani come Rolling Stone, The New Yorker, Wired, New York Times, Entertainment Weekly, Time, Tv Guide, ecc. I suoi lavori sono stati segnalati su Illustration Now Vol.3 e Portraits! editi da Taschen e selezionati da American Illustration, Applied Arts e Communication Arts.



Dal 1 al 14 maggio le stanze di Palazzo Pigorini al secondo piano sono animate dai sintetici e colorati ritratti dell’artista argentino Pablo Lobato dedicati ai divi della musica pubblicati su Rolling Stone (Patti Smith, Freddie Mercury, Bob Marley, Stevie Wonder).
L'artista fa parte della mostra LAPIS: ILLUSTRATORI CONTEMPORANEI che rappresenta uno sguardo a 360 sull’illustrazione contemporanea, rappresentata da quattro dei più interessanti interpreti della scena italiana e internazionale. Una mostra che vuole mettere in luce come l’illustrazione non sia solo arte da parete ma arte applicata al design, all’editoria, alla pubblicità, alla musica.
E' stato bello ammirare nella mia città le caricature costruite con  disegni geometrici di Pablo Lobato, vincitore del primo premio caricature del "World Press Cartoon Sintra" ,
di cui avevo già parlato anche qui "Artefacto: intervista con Pablo Lobato".


Lou Reed - Patti Smith



Pablo Lobato

Pablo was born in Trelew, Patagonia Argentina in april 1970. Studied graphic design at Universidad Nacional de La Plata, where he also cursed some Fine Arts subjects as Painting and Engraving. He moved to Buenos Aires to work as a graphic designer in the editorial field. After 5 years he got bored and decided to give one more chance to his true love: portraits. Represented by Anna Goodson he started working as a colaborator in magazines and newspapers as Rolling Stone, The New Yorker, Wired, New York Times, Entertainment Weekly, Time, Tv Guide etc. His work has been featured in Illustration Now Vol.3 and Portraits! by Taschen editorial and selected in American Illustration, Applied Arts and Communication Arts.


David Bowie


Patti Smith, personal work 2017


Qui la brochure dell'evento


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Post modificato alle ore 15 del 1 maggio 2017

Francisco Punal Suarez mi mandato questo bellissimo articolo sull'autore argentino

APLAUDEN EN ITALIA LOS DIBUJOS GEOMÉTRICOS DE PABLO LOBATO
Por Francisco Punal Suarez
Especial para Fany Blog
Italia, como buen país de artistas que es, sabe apreciar el valor de la obra del dibujante e ilustrador argentino Pablo Lobato, quien con sus originales, geométricas y bellas caricaturas fisonómicas, está marcando huella en el  humor gráfico latinoamericano y mundial.
Ahora mismo en  el Parma 360 Festival della creativitá contemporánea, Lobato, como artista invitado, participa en la muestra “Lapis, illustratori contemporanei”, con una exposición de sus creativas e impactantes caricaturas personales del mundo cultural.
Hay que recordar que  en el 2015 , el Festival Italiano Illustri, que se realiza en Vicenza, lo había invitado a realizar un expo personal que fue todo un éxito, y que posibilitó la edición del catálogo “Pablo Lobato Illustration” el primer libro del autor que le dío muchas alegrías.
“Por este camino, Italia se está convirtiendo en mi patria adoptiva. Se ratifica el refrán de que nadie es profeta en su tierra. Estos reconocimientos son un gran incentivo para seguir en este oficio que tanto me apasiona", -reconoce Lobato.
A principios del 2017, Lobato realizó otra muestra en el Center Stage Gallery, de Sugar Land, en USA, y tuvo la satisfacción de la  edición de un  segundo libro  de su obra, editado  por CTN publishing.
El 2013 marcó un giro fundamental en su desarrollo artístico al ganar
dos premios consecutivos en eventos internacionales : el World Press Cartoon 2013, de Sintra, Portugal, (con una caricatura personal del presidente boliviano Evo Morales)  y el 40 Salón de Piracicaba, en Brasil (con otra del músico Freddie Mercury.)
"Desde mis primeros dibujos de chico –expresa Pablo- tuve una tendencia a utilizar la geometría, pero de una manera particular. En la universidad o en los cursos de dibujo te enseñan a construir basándote en figuras geométricas: a partir de un círculo dibujas la cabeza, repites esa medida siete veces para encontrar la altura, el torso es un trapecio, la pelvis un triángulo... yo no podía hacerlo, cuando tuve que realizar esos ejercicios, hice trampa. Los hacía al revés: dibujaba el cuerpo humano a mano alzada y después encontraba las figuras geométricas dentro. Eso es lo que hago hoy".
Dibuja a mano lo que ve -dice- y después encuentra los círculos y rectas, y luego lleva esos bocetos a un programa a base de vectores para finalizarlo.  Los colores planos son una consecuencia del uso de la geometría, algo que le ayuda a definir y contrastar los planos para darle más impacto y hacer más evidente que lo que uno ve son polígonos.
La obsesión de Pablo es captar el alma del personaje caricaturizado, y para ello trabaja duramente: lo estudia con calma, observa sus vídeos y fotos, lee lo que se ha publicado sobre él, escucha su música, si se dedica a eso, investiga si es alegre o gruñón, si tiene algún gesto particular, alguna posición corporal característica, qué ropa usa… Muchas veces le dedica más tiempo a conocer el personaje que a dibujarlo.
"Cada caricaturista –manifiesta Pablo-  tiene su modo de ver y representar los rostros. El mío es sólo uno más. Lo que intento hacer (a veces lo logro y a veces no) es mostrar la personalidad del retratado antes que sus características físicas. No importa demasiado que la curva de la nariz sea exacta, importa más el brillo en los ojos o la expresión de la boca, captar ese gesto que caracteriza al individuo. Eso es el ideal, la caricatura va a ser buena si se logra eso, esté hecha con acuarelas, vectores, pintura digital o lápiz. Otro de mis objetivos es que el resultado sea un bello dibujo, no sacrificar la estética por el parecido".
“El cubismo –añade-  es una influencia de mis años de universitario. Quedé particularmente maravillado con la obra de Juan Gris y Emilio Pettoruti. Tomé algunos elementos del movimiento, pero lo mío es algo más liviano, menos comprometido con los diferentes puntos de vista o lo que uno sabe del objeto o cara a representar. Yo le digo 'maquillaje cubista'. Parece cubismo pero no es".
.Pablo Lobato es un ilustrador freelance y ha publicado sus dibujos en Entertainment Weekly, Rolling Stone, Wire, Boston Globe, New Yorker, y otros medios. También la Agencia Anna Goodson promueve su obra.


APPLAUDONO IN ITALIA I DISEGNI GEOMETRICI DI PABLO LOBATO
Di Francisco Punal Suarez
Speciale per il blog di Fany

L'Italia, come un buon paese di artisti,  è in grado di apprezzare il valore del lavoro del cartoonist e illustratore argentino Pablo Lobato, che con le sue originali, geometriche e belle  caricature sta segnando un impronta nell'umorismo grafico latinoamericano e mondiale .
Adesso al Festival di Arte Contemporanea di Parma 360, Lobato, come artista ospite, partecipa alla mostra "Lapis, illustratori contemporanei", con una mostra delle sue caricature creative e potenti del mondo culturale.
È da ricordare che nel 2015 il Festival italiano di Vicenza lo aveva invitato a svolgere un esibizione personale che è stato un successo ed ha reso possibile l'edizione del catalogo "Pablo Lobato Illustration" il primo libro dell'autore che gli ha dato Molte gioie.
"In questo modo l'Italia sta diventando la mia patria adottata, conferma il fatto che nessuno è un profeta nella sua terra. Questi riconoscimenti sono un grande incentivo a continuare in questo ufficio che sono così appassionato", ricorda Lobato.
All'inizio del 2017, Lobato ha fatto un altro spettacolo presso la Stage Gallery dello Stadio di Sugar Land negli Stati Uniti ed è lieta di pubblicare un secondo libro del suo lavoro, redatto dalla pubblicazione di CTN.
Il 2013 ha segnato una svolta fondamentale nel suo sviluppo artistico vincendo due premi consecutivi in ​​occasione di eventi internazionali: il World Press Cartoon 2013 a Sintra in Portogallo (con una caricatura personale del presidente boliviano Evo Morales) e il 40esimo Salon de Piracicaba, in Brasile (con il musicista Freddie Mercury).
"Dai miei disegni di ragazzo - dice Pablo - ho sempre avuto la tendenza a utilizzare la geometria, ma in un modo particolare. Al college o ai corsi di disegno ti insegnano a costruire basati su figure geometriche. Da un cerchio che disegna la testa, si ripete di misurare sette volte per trovare l'altezza, il busto è un trapezio, un triangolo il bacino ... non potevo farlo, quando dovetti eseguire quegli esercizi, ho ingannato, mi sono alzato e ho trovato le figure geometriche dentro. Quello che faccio oggi ".
Disegna ciò che vede a mano, dice, e trova i cerchi e le linee, poi prende quegli schizzi per un programma basato su vettori per finalizzarlo. I colori piatti sono una conseguenza dell'utilizzo della geometria, qualcosa che ti aiuta a definire e contrastare gli aerei per dare più impatto e renderlo più evidente che quello che vedi è poligoni.
L'ossessione di Pablo è di catturare l'anima del personaggio caricaturato, e per questo lavora duramente: lo studia con calma, osserva i suoi video e le sue foto, legge quello che è stato pubblicato su di lui, eventualmente ascolta la sua musica, indagare se è allegro o scontroso, se ha qualche particolare gesto, qualche caratteristica posizione del corpo, quali vestiti  indossa ... Molte volte dedica più tempo per conoscere il personaggio che per disegnarlo.
"Ogni caricaturista," dice Pablo, "ha il suo modo di vedere e rappresentare i volti". La mia è solo un altro modo e quello che cerco di fare (a volte mi riesce e a volte no) è quello di mostrare la personalità del ritratto prima delle sue caratteristiche fisiche. Non è importante che la curva del naso sia accurata, importa più la luminosità negli occhi o l'espressione della bocca, per catturare quel gesto che caratterizza l'individuo. Questo è l'ideale, la caricatura sarà buona se quella è realizzata, essere realizzata con acquerelli, vettori, pittura digitale o matita. Un altro dei miei obiettivi è che il risultato sia un bel disegno, non sacrifico l'estetica per la somiglianza.
"Il Cubismo", aggiunge, "è un'influenza dei miei anni universitari. Sono rimasto particolarmente sorpreso dall'opera di Juan Gris e Emilio Pettoruti. Ho preso alcuni elementi del movimento, ma la mia è qualcosa di più leggero, meno impegnato in diversi punti di vista. Dico "trucco cubista". Sembra Cubismo ma non lo è.
.Pablo Lobato è un illustratore freelance ed ha pubblicato i suoi disegni su Entertainment Weekly, Rolling Stone, Wire, Boston Globe, New Yorker e altri media. Anche l'Agenzia Anna Goodson promuove il suo lavoro.

Freddie Mercury


Adriano Celentano

venerdì 28 aprile 2017

L'Italia risale al 52esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa.

Italie 52 : Sous protection policière

Six journalistes italiens sont toujours sous protection policière 24h/24 après des menaces de mort proférées notamment par la mafia ou des groupes fondamentalistes. Le niveau des violences perpétrées contre les reporters (intimidations verbales ou physiques, provocations et menaces…) est très inquiétant d’autant que certains responsables politiques – comme Beppe Grillo du Mouvement 5 étoiles (M5S) – n’hésitent pas à communiquer publiquement l’identité des journalistes qui les dérangent. Les journalistes subissent des pressions de la part des politiques et optent de plus en plus pour l'autocensure : un nouveau texte de loi fait peser sur les auteurs de diffamation contre les politiciens, magistrats ou fonctionnaires des peines allant de six à neuf ans de prison. De nombreux journalistes, notamment dans la capitale et dans le sud du pays, se disent toujours sous la pression des groupes mafieux et des organisations criminelles locales.






Italia/ Reporter Senza Mestiere
di Nadia Redoglia

Da sempre Reporter Senza Frontiere formula il criterio per “Libertà d’Informazione” con scrupolosi parametri, dovizia di pesi e misure che applica scientemente per 180 Paesi, dal migliore al peggiore. Dunque RSF è attendibile.  L’Italia per il 2017 si piazza al 52esimo posto, 25 salti in su dal 77esimo dell’anno scorso. Nel  promiscuo carrozzone tra media, politici, avatar e neologismi schizofrenici, c’è chi esulta e chi insulta.
Chi ha veramente a cuore il sacro diritto di libertà di stampa anche quest’anno prova un po’ di pena e vergogna. Eh sì perché il primo parametro che dovrebbe allarmare è la risposta alla domanda: come si piazza il nostro Paese rispetto ai suoi omologhi per condizioni di vita in stato di diritto, di benessere e pil? Al 52esimo, appunto. In grafica lo troviamo nella fascia arancione, come il Brasile, che significa: in stato di evidenti problemi. Oltre al top in fascia bianca nordeuropea (pochi ma buoni) si estende la gialla (piuttosto buona) di Francia, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Canada Stati Uniti, Australia, fascia cui noi dovremmo appartenere per sentirci (essere), in quanto stato di diritto, liberi nell’informare e informarci, almeno secondo “norma” da fascia gialla. Migliori rispetto all’Italia invece troviamo: Giamaica(8) Estonia(12) Namibia(24) Cile(33) Belize(41) Burkina Faso(42) Botswana(48) Argentina(50).
Però Haiti è il primo subito dopo noi. C’è di che compiacersi.






Vauro

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Nota:  nel resto del mondo

Libertà di stampa mai così sotto minaccia: l'analisi di Reporters sans frontières
La Polonia di Jaroslaw Kaczynski che ha cercato di zittire numerosi organi di stampa indipendenti critici sulle sue riforme, ha perso sette posizioni nella classifica 2017, ora è al 54° posto. L' Ungheria di Viktor Orbán peggiora ancora, è slittata al 71° posto.

Ultima assoluta, come negli ultimi anni, al 180° posto, la Corea del Nord, preceduta da Turkmenistan ed Eritrea. Male anche Messico (147) e Turchia (155). Nel paese guidato col pugno di ferro di Erdogan "si vive in una spirale repressiva senza precedenti in nome della lotta contro il terrorismo. Lo stato di emergenza consente alle autorità di liquidare il tratto di penna decine di mezzi di comunicazione, riducendo il pluralismo in pochi giornali a scarsa circolazione. Decine di giornalisti sono arrestati senza processo, rendendo la Turchia la più grande prigione al mondo per i professionisti dei media", così Rsf.

In testa alla classifica restano sempre i paesi del Nord Europa, ma la Finlandia cede il primo posto che deteneva da 6 anni alla Norvegia, a causa di "pressioni politiche e conflitti d'interesse".

Free Press
© Kal

mercoledì 26 aprile 2017

Il 26 aprile 1986 fu il disastro nucleare di Chernobyl

Trentuno anni fa il mondo intero, senza ancora saperlo, subiva una ferita irreversibile: l’incidente nucleare di Chernobyl.

Come ogni anno negli ultimi 3 decenni, a Kiev una cerimonia si è svolta simbolicamente alla stessa ora in cui, il 26 aprile 1986, si verificò l’incidente al reattore numero 4 della centrale sovietica.

Il costo in vite umane dell’incidente di Chernobyl è tutt’ora oggetto di polemiche e varia tra la cifra ufficiale di 4.000 morti fornita dall’Onu e i 6.000.000 di vittime in 70 anni calcolate da Greenpeace. La maggior parte delle persone morte subito dopo l’incidente sono “i cosiddetti “liquidatori”: centinaia di cittadini sovietici venuti a ripulire le macerie del sito nucleare”:http://it.euronews.com/2016/04/22/chernobyl-30-anni-dopo-tra-il-ritorno-alla-vita-e-domande-ancora-inevase dopo l’esplosione che scoperchiò l’edificio del reattore.

Dopo il 26 aprile 1986 la nube radioattiva si diffuse a macchia di leopardo su tutta l’Europa e, nei decenni, nell’atmosfera del pianeta intero. Il territorio che in assoluto a subito di più le conseguenze del disastro nucleare è la Bielorussia.

A novembre il sarcofago della centrale è stato coperto con l’arco di protezione costruito da un consorzio internazionale, struttura che dovrebbe evitare fughe dal reattore in fusione per circa un secolo.

Il governo ha unificato le diverse strutture dell’industria nucleare nella grande azienda Rosatom, che sta sviluppando ulteriormente le proprie rischiose attività sia in patria che all'estero. http://www.greenpeace.org/hungary/PageFiles/636986/Rosatom_Risks_Report-2017_Update.pdf
Al centro di San Pietroburgo, è in costruzione una centrale nucleare galleggiante. I suoi due reattori saranno attivati prossimamente. Qualsiasi incidente nucleare in questa città avrebbe conseguenze tragiche per cinque milioni di abitanti.
Ma non solo a San Pietroburgo, in Turchia a Akkuyu, Ungheria, Bulgaria .
La centrale nucleare verrà costruita ad Akkuyu sulla costa mediterranea turca e sarà la prima posseduta dalla Russia fuori dal proprio territorio. Akkuyu come Fukushima è un territorio ad alto rischio sismico
Firuz Kutal ci chiede di sottoscrivere una petizione per allontanare questo pericolo dalla sua Turchia.



Il 26 aprile 1986 si è verificato il disastro di Chernobyl, noto anche come incidente di Chernobyl. Oggi è il giorno internazionale di ricostruzione dei disastri di Chernobyl. Il costo totale di questo disastro è ancora registrato, ma gli esperti ritengono che siano morte migliaia di persone e 70.000 subiti avvelenamenti severi. Akkuyu in Turchia ha gli stessi potenziali di Chernobyl. Firma la petizione su Akkuyu ..

Https://imza.greenpeace.org/cernobil?utm_source=mailing&utm_medium=email&utm_campaign=170425-cerno-a

Firuz Kutal




On 26 April 1986 The Chernobyl disaster, also referred to as the Chernobyl accident occurred.. Today is international Chernobyl Disaster Remembrance Day.. The full toll from this disaster is still being tallied, but experts believe that thousands of people died and as many as 70,000 suffered severe poisoning. Akkuyu in Turkey has the same potentials as Chernobyl. Please sign the petition about Akkuyu.
https://imza.greenpeace.org/cernobil?utm_source=mailing&utm_medium=email&utm_campaign=170425-cerno-a


31th annyversary of Chernobyl tragedy    Vladimir Kazanevsky
31th annyversary of Chernobyl tragedy.
25 Apr 2017


Perché si può vivere a Hiroshima e Nagasaki ma non a Chernobyl?
Nel trentesimo anniversario del disastro di Chernobyl, pubblichiamo la traduzione (a cura di Sofia Lincos) diquesto articolo di Melissa Blevins apparso originariamente su Today I found out, con un adattamento di Albino Quaranta, ingegnere nucleare e progettista presso Thales Alenia Space Torino.
Il 6 e il 9 agosto 1945, aerei statunitensi sganciarono le bombe atomiche “Little Boy” e “Fat Man” sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Il 26 aprile 1986, il reattore numero quattro dell’impianto nucleare di Chernobyl in Ucraina esplose.
Oggi, oltre 1,6 milioni di persone vivono e sembrano prosperare a Hiroshima e Nagasaki, mentre la zona di esclusione di Chernobyl, un’area di trenta chilometri quadrati intorno all’impianto, rimane sostanzialmente disabitata. Ecco il perché.
Fat Man e Little Boy
Sganciata da Enola Gay su Hiroshima il 6 agosto 1945, Little Boy era una bomba alimentata all’uranio, di circa 3 metri per 0,5, che conteneva 64 kg di uranio e pesava intorno a 4,5 tonnellate.
Quando esplose, come programmato, a circa 2000 piedi sopra Hiroshima, un kilo di uranio innescò la fissione che sprigionò circa 16 kilotoni di forza esplosiva. Dal momento che Hiroshima si trova su un terreno in piano, Little Boy causò un danno enorme. Le stime variano, ma si pensa che quel giorno circa 70.000 persone furono uccise, altrettante ferite e circa il 70% degli edifici della città furono distrutti. Da allora si stima che approssimativamente 1900 persone, ovvero intorno allo 0,5% della popolazione sopravvissuta, siano morte di tumore per colpa del rilascio di radiazioni da parte di Little Boy.
Tozza e arrotondata, Fat Man, così chiamata per la sua somiglianza con Kasper Gutman nel film “Il mistero del falco”, fu sganciata tre giorni più tardi sulla città di Nagasaki: il 9 agosto 1945. Solo uno dei 6 kg di plutonio di Fat Man andò in fissione quando detonò, a circa 1650 piedi sopra la città, generando 21 kilotoni di forza esplosiva. Poiché la bomba scoppiò in una valle, gran parte della città fu protetta dall’esplosione. Nonostante tutto, si stima che tra 40.000 e 70.000 persone morirono immediatamente e che altre 75.000 restarono ferite. Nessun dato è direttamente disponibile circa le successive morti di tumore legate all’esposizione alla radioattività della bomba.
Chernobyl
Il disastro di Chernobyl era purtroppo probabilmente prevedibile e, come per altri incidenti nucleari, frutto dell’arroganza di chi si trovò a prendere le decisioni e di una cattiva politica che incoraggiava pratiche mediocri.
Il progetto dei reattori di Chernobyl presentava difetti importanti.
In primo luogo, aveva un’instabilità intrinseca. Quando si arrivò all’incidente, questa instabilità creò un circolo vizioso, in cui il liquido di raffreddamento diminuiva mentre le reazioni (e il calore) aumentavano; con sempre meno liquido di raffreddamento, divenne sempre più difficile controllare le reazioni.
Secondo problema, invece di costruire una struttura di contenimento di qualità costituita da un involucro a tenuta in acciaio e da cemento armato precompresso, a Chernobyl avevano usato solo il calcestruzzo, similmente a quanto effettuato in un comune edificio industriale.
Il reattore numero quattro, un’unità RBMK da 925 megawatt (MW) doveva essere spento per consentire lo svolgimento di operazioni di manutenzione ordinaria e si decise di sfruttare questa occasione per eseguire un test. Il 26 aprile 1986 ebbe inizio il test il cui scopo, ironicamente, era quello di aumentare la sicurezza.
Le pompe di raffreddamento del reattore dipendevano dall’energia elettrica, pertanto si intendeva verificare se, in caso di mancanza di corrente, l’energia cinetica del turbogeneratore in rallentamento potesse fornire energia sufficiente a far funzionare le apparecchiature di sicurezza e le pompe di circolazione dell’acqua di raffreddamento del nocciolo fino all’attivazione dell’alimentazione diesel di emergenza.
Si era cercato di eseguire il test già in due occasioni in precedenza, ma senza mai portarlo a termine.
Per condurre l’esperimento, gli addetti dovevano disattivare gran parte dei sistemi di sicurezza del reattore.
Per diminuire il fabbisogno di raffreddamento, il reattore doveva essere fatto funzionare a bassa potenza, nonostante fosse noto che i reattori RBMK fossero instabili se impostati a una potenza bassa.
La potenza del reattore fu inizialmente ridotta alla metà e uno dei due turbogeneratori alimentati dal reattore fu scollegato. Il sistema di raffreddamento di emergenza del reattore fu deliberatamente disattivato, poiché gli operatori non volevano che intervenisse nel momento in cui le pompe principali avrebbero rallentato.
A questo punto, gli addetti al controllo della rete elettrica chiesero di posticipare il test a causa dell’elevata domanda di energia. Il reattore fu lasciato per più di nove ore in queste condizioni fin quando non si ricevette il permesso di continuare a ridurre la potenza per procedere con i passi successivi. La potenza termica avrebbe dovuto essere mantenuta tra 700 MW e 1000 MW, ma il controllo automatico era impostato in modo errato e la potenza scese a 39 MW: ciò comportò la formazione di alte concentrazioni di un prodotto di fissione che assorbe i neutroni, lo xeno. In conseguenza di questo “avvelenamento” del nocciolo da xeno, gli operatori non riuscirono a stabilizzare la potenza tra 700 MW e 1000 MW, come prescritto dalla procedura, ma a soli 200 MW: benché questo livello di potenza fosse ben al di sotto del livello necessario, si decise di proseguire ugualmente il test.
Per farlo gli addetti dovettero estrarre la maggior parte delle barre di controllo (che assorbono  neutroni e arginano la reazione): solo sei-otto barre di controllo erano utilizzate mentre in base alla procedura, ne servivano almeno 30 delle 205 presenti nel reattore. Nel corso dell’esperimento, nel reattore entrò meno acqua di raffreddamento del necessario e quella che era presente cominciò a trasformarsi in vapore. In un simile tipo di reattore, la formazione di vapore  aumenta la potenza e  rende intrinsecamente “nervosa” la reazione, che diventa così impossibile da controllare manualmente. La reazione raggiunse livelli pericolosi. Per controbilanciarla, gli operatori cercarono di inserire le rimanenti barre di controllo.
Purtroppo, le barre di controllo avevano anch’esse un difetto di fabbricazione: anziché essere costituite integralmente da “veleno neutronico” (materiale che cattura i neutroni termici e rallenta la reazione fino a interromperla), avevano estremità in grafite; in condizioni ottimali tale scelta riusciva a migliorare il bilancio neutronico, ma in condizioni di emergenza come questa causava un aumento di potenza indesiderato.
Mentre queste estremità entravano nel reattore, in pochi secondi la reazione aumentò drasticamente, creando ancor più vapore.
Questo non sarebbe stato così grave se fosse stato possibile inserire completamente le barre di controllo per realizzare la loro funzione di assorbire i neutroni e rallentare la reazione; però il calore divenne così intenso che l’inserimento completo delle barre in grafite non fu possibile. Paradossalmente il loro parziale inserimento contribuì ad un aumento di potenza.
Alle 1:23, ora locale, del 26 aprile, la potenza del reattore aumentò in modo esponenziale, fino a 100 volte quella nominale.
Il combustibile si surriscaldò e alcuni dei canali del combustibile si ruppero. L’esplosione che ne conseguì, che si pensa sia stata causata principalmente dalla pressione del vapore e dalla reazione chimica con il combustibile esposto, scaraventò in aria il coperchio da 1.000 tonnellate che sigillava il nocciolo all’interno del reattore.
Una seconda esplosione riversò in aria combustibile in fiamme e grafite del nocciolo e permise l’ingresso dell’aria facendo prendere fuoco al moderatore in grafite. La causa esatta della seconda esplosione rimane sconosciuta, ma si suppone che l’idrogeno possa esserne in parte responsabile.
Determinare le cause dell’incidente non fu semplice, poiché non si erano mai verificati eventi di questo genere e non si disponevano di termini di paragone. Testimoni oculari fornirono informazioni, furono effettuate rilevazioni dopo l’incidente e furono necessarie ricostruzioni sperimentali. Le cause dell’incidente sono ancora descritte come una tragica combinazione di errori umani e lacune tecnologiche. Un errore simile, ma con conseguenze molto meno gravi, si era verificato in un reattore in Lituania nel 1983. Queste informazioni però non erano state trasmesse al personale di servizio di Chernobyl. Si stima che da sette a dieci tonnellate di combustibile nucleare siano state rilasciate.
Dati precisi sul numero di persone morte a causa della radioattività sono difficili da trovare. Si sa che delle 100 persone esposte agli elevatissimi livelli di radioattività immediatamente dopo l’incidente, 47 sono attualmente decedute. Trentuno persone persero la vita come immediata conseguenza dell’incidente, una nell’esplosione, una per trombosi coronarica, una per ustioni da calore e 28 per la sindrome acuta da radiazioni. Le 1.000 persone in servizio nel reattore e gli addetti ai servizi di emergenza sono le persone che hanno assorbito le dosi più elevate di radiazioni. Tra i più di 200.000 addetti ai servizi di emergenza e recupero esposti nel periodo tra il 1986 e il 1987, si stimano 2.200 decessi prematuri legati all’esposizione alle radiazioni.
Le informazioni sulle dosi ricevute singolarmente sono lacunose, ma si stima che fossero comprese tra i 170 millisievert (mSv) del 1986 e i 15mSv del 1989. Il limite generalmente utilizzato per l’esposizione massima consentita è 1 mSv a persona all’anno di dose aggiuntiva rispetto ai livelli di fondo naturali. Per permettere un paragone si pensi che i livelli di radiazione di fondo naturali nel Regno Unito sono pari a 2,2mSv per persona all’anno. Nessuno fuori dal sito ha manifestato sintomi della sindrome acuta da radiazioni. In più, è stato rilevato un aumento delle malattie tiroidee nei paesi vicini a Chernobyl; nel 2005, 7000 casi di tumore alla tiroide sono stati registrati in Ucraina, Bielorussia e Russia. Si pensa inoltre che più di 90.000 chilometri quadrati di terreno siano stati pesantemente contaminati, con gli effetti peggiori avvertiti in Ucraina, Bielorussia e Russia. Comunque, la radioattività si sparse nel vento e colpì ampie regioni dell’emisfero settentrionale e dell’Europa, tra cui Inghilterra, Scozia e Galles.
Contaminazione da radiazioni
La maggioranza degli esperti concorda che l’area di esclusione entro i 30 chilometri da Chernobyl sia stata terribilmente contaminata con isotopi radioattivi come il Cesio-137, lo Stronzio-90 e lo Iodio-131, e che sia quindi inadatta per le attività umane. Invece, nè Hiroshima nè Nagasaki soffrono questa situazione. La differenza è da attribuire a tre fattori:
1) Il reattore di Chernobyl aveva molto più combustibile nucleare;
2) Sfruttava più efficientemente le reazioni nucleari;
3) A Chernobyl la dispersione dei prodotti di fissione fu sostenuta per alcuni giorni da un incendio che era originato dalla grafite presente nel reattore stesso (solo il 6 maggio si riuscì a riportare sotto controllo l’incendio e l’emissione di sostanze radioattive.)
Vanno considerate inoltre:
1) Quantità. Little Boy aveva circa 64 kg di uranio, Fat Man conteneva circa 6 kg di plutonio, mentre il reattore numero quattro disponeva di circa 160 tonnellate di combustibile nucleare.
2) Efficienza della reazione. Solo un chilo dell’uranio di Little Boy reagì effettivamente. Allo stesso modo, solo un chilo del plutonio di Fat Man andò incontro a fissione nucleare. Viceversa, a Chernobyl, almeno sette tonnellate di materiale radioattivo furono rilasciate nell’atmosfera; in più, a causa della fusione del nocciolo, furono rilasciati radioisotopi volatili, tra cui il 100% dello xeno e kripton contenuto, il 50% dello iodio, e tra il 20 e il 40% del cesio.
Futuro incerto
Nel corso del tempo, alcuni strani resoconti hanno cominciato ad arrivare dalla zona di esclusione di Chernobyl: gli animali selvatici sono tornati e, per lo più, sembrano star bene. Alci, caprioli, castori, cinghiali, lontre, tassi, cavalli, cervi, anatre, cigni, cicogne ed altri vengono attualmente cacciati da orsi, linci e branchi di lupi, e tutti sembrano fisicamente normali (ma denotano alti livelli di contaminazione radioattiva). Anche gli effetti iniziali di mutazioni delle piante, tra cui malformazioni e persino fosforescenze, oggi sono per lo più limitate ai cinque luoghi più contaminati.


Sebbene non tutti siano pronti a concordare che Chernobyl è la prova che la natura è capace di risanarsi, gli scienziati concordano sul fatto che studiare quell’ecosistema unico, e vedere come alcune specie prosperino, ha prodotto dati che in ultima analisi possono aiutare la nostra comprensione degli effetti delle radiazioni a lungo termine. Ad esempio, i semi di grano prelevati dal sito subito dopo l’incidente hanno prodotto mutazioni che si conservano ancora adesso, eppure la soia coltivata nel 2009 nei pressi del reattore sembra essersi adattata agli alti livelli di radioattività. Allo stesso modo, gli uccelli migratori, come le rondini, sembrano maggiormente influenzati dalle radiazioni della zona rispetto alle specie locali. Come un esperto ha spiegato, si sta studiando la flora e la fauna del luogo per rispondere a una semplice domanda: “Siamo più simili alle rondini o alla soia?”